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LA CHIESA DI DIO

S. Gennaro   19/9/2023

 

San Gennaro Vescovo e martire

Memoria Facoltativa

Napoli? III sec. Pozzuoli, 19 settembre 305

Gennaro era nato a Napoli, nella seconda met del III secolo, e fu eletto vescovo di Benevento, dove svolse il suo apostolato, amato dalla comunit cristiana e rispettato anche dai pagani. Nel contesto delle persecuzioni di Diocleziano si inserisce la storia del suo martirio. Egli conosceva il diacono Sosso (o Sossio) che guidava la comunit cristiana di Miseno e che fu incarcerato dal giudice Dragonio, proconsole della Campania. Gennaro saputo dell'arresto di Sosso, volle recarsi insieme a due compagni, Festo e Desiderio a portargli il suo conforto in carcere. Dragonio informato della sua presenza e intromissione, fece arrestare anche loro tre, provocando le proteste di Procolo, diacono di Pozzuoli e di due fedeli cristiani della stessa citt, Eutiche ed Acuzio. Anche questi tre furono arrestati e condannati insieme agli altri a morire nell'anfiteatro, ancora oggi esistente, per essere sbranati dagli orsi. Ma durante i preparativi il proconsole Dragonio, si accorse che il popolo dimostrava simpatia verso i prigionieri e quindi prevedendo disordini durante i cosiddetti giochi, cambi decisione e il 19 settembre del 305 fece decapitare i prigionieri. (Avvenire)

Patronato: Napoli

Etimologia: Gennaro = nato nel mese di gennaio, dal latino

Emblema: Bastone pastorale, Palma

Martirologio Romano: San Gennaro, vescovo di Benevento e martire, che in tempo di persecuzione contro la fede, a Pozzuoli vicino a Napoli sub il martirio per Cristo.

San Gennaro

Fra i santi dellantichit certamente uno dei pi venerati dai fedeli e se poi consideriamo che questi fedeli, sono primariamente napoletani, si pu comprendere per la nota estemporaneit e focosa fede che li distingue, perch il suo culto, travalicando i secoli, sia giunto intatto fino a noi, accompagnato periodicamente dal misterioso prodigio della liquefazione del suo sangue, che tanto attira i napoletani.
Prima di tutto il suo nome diffuso in Campania e anche nel Sud Italia, risale al latino Ianuarius derivato da Ianus (Giano) il dio bifronte delle chiavi del cielo, dellinizio dellanno e del passaggio delle porte e delle case.
Il nome era in genere attribuito ai bambini nati nel mese di gennaio Ianuarius, undicesimo mese dellanno secondo il calendario romano, ma il primo dopo la riforma del II secolo d.C.
Gennaro appartenne alla gens Ianuaria, perch Ianuarius che significa consacrato al dio Ianus non era il suo nome, che non ci pervenuto, ma il gentilizio corrispondente al nostro cognome.
Vi sono ben sette antichi Atti, Passio, Vitae, che parlano di Gennaro, fra i pi celebri gli Atti Bolognesi e gli Atti Vaticani. Da questi documenti si apprende che Gennaro nato a Napoli? nella seconda met del III secolo, fu eletto vescovo di Benevento, dove svolse il suo apostolato, amato dalla comunit cristiana e rispettato anche dai pagani per la cura, che impiegava nelle opere di carit a tutti indistintamente; si era nel primo periodo dellimpero di Diocleziano (243-313), il quale permise ai cristiani di occupare anche posti di prestigio e una certa libert di culto.
Nella sua vecchiaia per, sotto la pressione del suo cesare Galerio (293), firm ben tre editti contro i cristiani, provocando una delle pi feroci persecuzioni, colpendo la Chiesa nei suoi membri e nei suoi averi per impedirle di soccorrere i poveri e spezzare cos il favore popolare.
E in questo contesto sinserisce la storia del martirio di Gennaro; egli conosceva il diacono Sosso (o Sossio) che guidava la comunit cristiana di Miseno, importante porto romano sulla costa occidentale del litorale flegreo; Sosso fu incarcerato dal giudice Dragonio, proconsole della Campania, per le funzioni religiose che quotidianamente venivano celebrate nonostante i divieti.
In quel periodo il vescovo di Benevento Gennaro, accompagnato dal diacono Festo e dal lettore Desiderio, si trovavano a Pozzuoli in incognito, visto il gran numero di pagani che si recavano nella vicinissima Cuma ad ascoltare gli oracoli della Sibilla Cumana e aveva ricevuto di nascosto anche qualche visita del diacono di Miseno (localit tutte vicinissime tra loro).
Gennaro saputo dellarresto di Sosso, volle recarsi insieme ai suoi due compagni Festo e Desiderio a portargli il suo conforto in carcere e anche con alcuni scritti, per esortarlo insieme agli altri cristiani prigionieri a resistere nella fede.
Il giudice Dragonio informato della sua presenza e intromissione, fece arrestare anche loro tre, provocando le proteste di Procolo, diacono di Pozzuoli e di due fedeli cristiani della stessa citt, Eutiche ed Acuzio.
Anche questi tre furono arrestati e condannati insieme agli altri a morire nellanfiteatro, ancora oggi esistente, per essere sbranati dagli orsi, in un pubblico spettacolo. Ma durante i preparativi il proconsole Dragonio, si accorse che il popolo dimostrava simpatia verso i prigionieri e quindi prevedendo disordini durante i cosiddetti giochi, cambi decisione e il 19 settembre del 305 fece decapitare i prigionieri cristiani nel Foro di Vulcano, presso la celebre Solfatara di Pozzuoli.
Si racconta che una donna di nome Eusebia riusc a raccogliere in due ampolle (i cosiddetti lacrimatoi) parte del sangue del vescovo e conservarlo con molta venerazione; era usanza dei cristiani dellepoca di cercare di raccogliere corpi o parte di corpi, abiti, ecc. per poter poi venerarli come reliquie dei loro martiri.
I cristiani di Pozzuoli, nottetempo seppellirono i corpi dei martiri nellagro Marciano presso la Solfatara; si presume che s. Gennaro avesse sui 35 anni, come pure giovani, erano i suoi compagni di martirio. Oltre un secolo dopo, nel 431 (13 aprile) si trasportarono le reliquie del solo s. Gennaro da Pozzuoli nelle catacombe di Capodimonte a Napoli, dette poi Catacombe di S. Gennaro, per volont dal vescovo di Napoli, s. Giovanni I e sistemate vicino a quelle di s. Agrippino vescovo.
Le reliquie degli altri sei martiri, hanno una storia a parte per le loro traslazioni, ma in maggioranza ebbero culto e spostamento nelle loro zone di origine.
Durante il trasporto delle reliquie di s. Gennaro a Napoli, la suddetta Eusebia o altra donna, alla quale le aveva affidate prima di morire, consegn al vescovo le due ampolline contenenti il sangue del martire; a ricordo delle tappe della solenne traslazione vennero erette due cappelle: S. Gennariello al Vomero e San Gennaro ad Antignano.
Il culto per il santo vescovo si diffuse fortemente con il trascorrere del tempo, per cui fu necessario lampliamento della catacomba. Affreschi, iscrizioni, mosaici e dipinti, rinvenuti nel cimitero sotterraneo, dimostrano che il culto del martire era vivo sin dal V secolo, tanto vero che molti cristiani volevano essere seppelliti accanto a lui e le loro tombe erano ornate di sue immagini.
Va notato che gi nel V secolo il martire Gennaro era considerato santo secondo lantica usanza ecclesiastica, canonizzazione poi confermata da papa Sisto V nel 1586. La tomba divenne come gi detto, meta di continui pellegrinaggi per i grandi prodigi che gli venivano attribuiti; nel 472 ad esempio, in occasione di una violenta eruzione del Vesuvio, i napoletani accorsero in massa nella catacomba per chiedere la sua intercessione, iniziando cos labitudine ad invocarlo nei terremoti e nelle eruzioni, e mentre aumentava il culto per s. Gennaro, diminuiva man mano quello per s. Agrippino vescovo, fino allora patrono della citt di Napoli; dal 472 s. Gennaro cominci ad assumere il rango di patrono principale della citt.
Durante unaltra eruzione nel 512, fu lo stesso vescovo di Napoli, s. Stefano I, ad iniziare le preghiere propiziatorie; dopo fece costruire in suo onore, accanto alla basilica costantiniana di S. Restituta (prima cattedrale di Napoli), una chiesa detta Stefania, sulla quale verso la fine del secolo XIII, venne eretto il Duomo; riponendo nella cripta il cranio e la teca con le ampolle del sangue.
Questa provvidenziale decisione, preserv le suddette reliquie, dal furto operato dal longobardo Sicone, che durante lassedio di Napoli dell831, penetr nelle catacombe, allora fuori della cinta muraria della citt, asportando le altre ossa del santo che furono portate a Benevento, sede del ducato longobardo.
Le ossa restarono in questa citt fino al 1156, quando vennero traslate nel santuario di Montevergine (AV), dove rimasero per tre secoli, addirittura se ne perdettero le tracce, finch durante alcuni scavi effettuati nel 1480, casualmente furono ritrovate sotto laltare maggiore, insieme a quelle di altri santi, ma ben individuate da una lamina di piombo con il nome.
Il 13 gennaio 1492, dopo interminabili discussioni e trattative con i monaci dellabbazia verginiana, le ossa furono riportate a Napoli nel succorpo del Duomo ed unite al capo ed alle ampolle. Intanto le ossa del cranio erano state sistemate in un preziosissimo busto dargento, opera di tre orafi provenzali, dono di Carlo II dAngi nel 1305, al Duomo di Napoli.
Successivamente nel 1646 il busto dargento con il cranio e le ormai famose ampolline col sangue, furono poste nella nuova artistica Cappella del Tesoro, ricca di capolavori darte dogni genere. Le ampolle erano state incastonate in una teca preziosa fatta realizzare da Roberto dAngi, in un periodo imprecisato del suo lungo regno (1309-1343).
La teca assunse laspetto attuale nel XVII secolo, racchiuse fra due vetri circolari di circa dodici centimetri di diametro, vi sono le due ampolline, una pi grande di forma ellittica schiacciata, ripiena per circa il 60% di sangue e quella pi piccola cilindrica con solo alcune macchie rosso-brunastre sulle pareti; la liquefazione del sangue avviene solo in quella pi grande.
Le altre reliquie poste in unantica anfora, sono rimaste nella cripta del Duomo, su cui sinnalza labside e laltare maggiore della grande Cattedrale. San Gennaro conosciuto in tutto il mondo, grazie anche al culto esportato insieme ai tantissimi emigranti napoletani, suoi fedeli, non solo per i suoi prodigiosi interventi nel bloccare le calamit naturali, purtroppo ricorrenti che colpivano Napoli, come pestilenze, terremoti e le numerose eruzioni del vulcano Vesuvio, croce e vanto di tutto il Golfo di Napoli; ma anche per il famoso prodigio della liquefazione del sangue contenuto nelle antiche ampolle, completamente sigillate e custodite in una nicchia chiusa con porte dargento, situata dietro laltare principale, della gi menzionata Cappella del Tesoro.
Il Tesoro oggi custodito in un caveau di una banca, essendo ingente e preziosissimo, quale testimonianza dei doni fatti al santo patrono da sovrani, nobili e quanti altri abbiano ricevuto grazie per sua intercessione, o alla loro persona e famiglia o alla citt stessa.
Le chiavi della nicchia, sono conservate dalla Deputazione del Tesoro di S. Gennaro, da secoli composta da nobili e illustri personaggi napoletani con a capo il sindaco della citt. Il miracolo della liquefazione del sangue, che opportuno dire non unesclusiva del santo vescovo, ma anche di altri santi e in altre citt, ma che a Napoli ha assunto una valenza incredibile, secondo un antico documento, avvenuto per la prima volta nel lontano 17 agosto 1389; non escluso, perch non documentato, che sia avvenuto anche in precedenza.
Detto prodigio avviene da allora tre volte lanno; nel primo sabato di maggio, in cui il busto ornato di preziosissimi paramenti vescovili e il reliquiario con la teca e le ampolle, vengono portati in processione, insieme ai busti dargento dei numerosi santi compatroni di Napoli, anchessi esposti nella suddetta Cappella del Tesoro, dal Duomo alla Basilica di S. Chiara, in ricordo della prima traslazione da Pozzuoli a Napoli, e qui dopo le rituali preghiere, avviene la liquefazione del sangue raggrumito; la seconda avviene il 19 settembre, ricorrenza della decapitazione, una volta avveniva nella Cappella del Tesoro, ma per il gran numero di fedeli, il busto e le reliquie sono oggi esposte sullaltare maggiore del Duomo, dove anche qui dopo ripetute preghiere, con la presenza del cardinale arcivescovo, autorit civili e fedeli, avviene il prodigio tra il tripudio generale.
Avvenuta la liquefazione la teca sorretta dallarcivescovo, viene mostrata quasi capovolgendola ai fedeli e al bacio dei pi vicini; il sangue rimane sciolto per tutta lottava successiva e i fedeli sono ammessi a vedere da vicini la teca e baciarla con un prelato che la muove per far constatare la liquidit, dopo gli otto giorni viene di nuovo riposta nella nicchia e chiusa a chiave.
Una terza liquefazione avviene il 16 dicembre festa del patrocinio di s. Gennaro, in memoria della disastrosa eruzione del Vesuvio nel 1631, bloccata dopo le invocazioni al santo. Il prodigio cos puntuale, non sempre avvenuto, esiste un diario dei Canonici del Duomo che riporta nei secoli, anche le volte che il sangue non si sciolto, oppure con ore e giorni di ritardo, oppure a volte stato trovato gi liquefatto quando sono state aperte le porte argentee per prelevare le ampolle; il miracolo a volte avvenuto al di fuori delle date solite, per eventi straordinari.
Il popolo napoletano nei secoli ha voluto vedere nella velocit del prodigio, un auspicio positivo per il futuro della citt, mentre una sua assenza o un prolungato ritardo visto come fatto negativo per possibili calamit da venire. La catechesi costante degli ultimi arcivescovi di Napoli, ha convinto la maggioranza dei fedeli, che anche la mancanza del prodigio o il ritardo vanno vissuti con serenit e intensificazione semmai di una vita pi cristiana.
Del resto questo miracolo ballerino, imprevedibile, stato oggetto di profondi studi scientifici, lultimo nel 1988, con i quali usando lesame spettroscopico, non potendosi aprire le ampolline sigillate da tanti secoli, si potuto stabilire la presenza nel liquido di emoglobina, dunque sangue.
La liquefazione del sangue innegabile e spiegazioni scientifiche finora non se ne sono trovate, come tutte le ipotesi contrarie formulate nei secoli, non sono mai state provate. singolare il fatto, che a Pozzuoli, contemporaneamente al miracolo che avviene a Napoli, la pietra conservata nella chiesa di S. Gennaro, vicino alla Solfatara e che si crede sia il ceppo su cui il martire poggi la testa per essere decapitato, diventa pi rossa.
Pur essendo venuti tanti papi a Napoli in devoto omaggio e personalmente baciarono la teca lasciando doni, la Chiesa bene ricordarlo, non si mai pronunciata ufficialmente sul miracolo di s. Gennaro.
Papa Paolo VI nel 1966, in un discorso ad un gruppo di pellegrini partenopei, richiam chiaramente il prodigio: come questo sangue che ribolle ad ogni festa, cos la fede del popolo di Napoli possa ribollire, rifiorire ed affermarsi.


Autore:
Antonio Borrelli