...Perché noi siamo furbi!
LA CHIESA DI DIO

S. Ubaldo   16/5/2019

 

Sant' Ubaldo di Gubbio Vescovo

Comune

Gubbio, 1084/5 - Gubbio, 16 maggio 1160

Appartenente ad una nobile famiglia originaria della Germania. Rimasto ben presto orfano di entrambi genitori, Ubaldo fu allevato da un omonimo zio che cur la sua educazione religiosa e lintellettuale. Ordinato sacerdote nel 1114, qualche anno pi tardi Ubaldo veniva eletto priore della sua canonica, di cui riform la disciplina e il costume. La fama del suo nome e delle sue virt si era diffusa al di fuori della sua citt, tanto che Perugia nel 1126 lo acclam suo vescovo. Ubaldo per, schivo di tanto onore, si rec subito a Roma per chiedere al Papa Onorio II di essere esonerato da tale incarico, ottenendone grazia. Il vescovo Ubaldo govern la diocesi di Gubbio per 31 anni, durante i quali super felicemente avversit ed ostacoli, riuscendo a piegare con la dolcezza i suoi nemici e ad ammansire gli avversari con la mitezza danimo.

Etimologia: Ubaldo = spirito ardito, dal tedesco

Emblema: Bastone pastorale

Martirologio Romano: A Gubbio in Umbria, santUbaldo, vescovo, che si adoper per il rinnovamento della vita comunitaria del clero.

Sant Ubaldo di Gubbio

Davvero non gli piacciono, questi canonici della cattedrale di San Mariano, in Gubbio: preghiera poca, penitenza meno ancora. Lo ospitano mentre pensa al sacerdozio, ma l tira unaria che pu guastargli la vocazione. Cos Ubaldo ritorna alla collegiata di San Secondo, dov stato gi da ragazzo per i primi studi. (Nato in una famiglia di origine tedesca, ha perduto i genitori da bambino, e uno zio si preso cura di lui). Per un breve periodo ha studiato a Fano, e poi tornato stabilmente a Gubbio, che allepoca una citt-stato tra le pi potenti dellUmbria.
Nella collegiata di San Secondo lo scopre Giovanni da Lodi, gi monaco per quarantanni a Fonte Avellana (Marche), poi vescovo di Gubbio per un anno solo, lultimo della sua vita. Prende Ubaldo come collaboratore e lo rimanda proprio a San Mariano, perch metta in riga quei canonici bontemponi, anche se non ancora prete. E lui ci riesce, col tempo e per gradi. Quei canonici, li raddrizza con le sue doti di persuasore e con la forza dellesempio, al punto che sono poi loro a rieleggerlo priore per un decennio (e intanto stato ordinato sacerdote). Intorno al 1125, per, un incendio distrugge molte case di Gubbio e la stessa cattedrale, sicch i canonici devono disperdersi presso altre chiese. Non c pi comunit: scoraggiato, Ubaldo pensa di farsi eremita, ma poi torna in citt, lavora a ricostruire. Un anno dopo gli arriva la sorpresa: a Perugia morto il vescovo, e al suo posto i perugini vogliono mettere lui. Reagisce fuggendo, arriva a Roma e supplica papa Onorio II di lasciarlo semplice prete. Per quella volta il Pontefice lo accontenta. Ma quando a Gubbio muore il vescovo, non sente pi ragioni e nomina lui a succedergli. Ora, altro che i canonici di San Mariano: le aspre divisioni tra le famiglie importanti accompagnano (e peggiorano) gli scontri nel clero, gli atti di indisciplina. Si arriva anche alle offese personali, fisiche, contro il vescovo. Lui risponde con la fiduciosa inalterabilit: mai impaurito, mai infuriato. E quando nelle liti cittadine si pone mano alle armi, pronto a mettere in gioco persino la vita per fermarle.
Nel 1154 Gubbio attaccata da una coalizione di citt umbre capeggiate da Perugia, ne esce vittoriosa, e se ne d merito alle preghiere del vescovo. Nel 1155 lesercito di Federico Barbarossa d fuoco a Spoleto e poi assedia Gubbio: Ubaldo corre dallimperatore, si parlano, e lassedio viene sciolto, la citt salva. In tutte queste crisi, Ubaldo chiama i cittadini alla preghiera, li fa sentire una cosa sola, li rassicura, evita il panico. Una strategia della fiducia che fa di lui una sorta di baluardo per la citt. E in morte gli si attribuiscono profezie, miracoli, lo si proclama patrono, e gi nel 1192 il papa Celestino III lo canonizza. Il corpo, dapprima sepolto in cattedrale, nel 1194 viene trasferito in una chiesa sul monte Ingino.
Ogni anno Gubbio festeggia Ubaldo con solenni riti religiosi e con una manifestazione allaperto che unisce fede, gioia e fantasia: la notissima corsa dei ceri, che sono tre macchine di legno con i loro portatori in costume, trascorrenti nelle vie cittadine a passo di corsa, per salire poi sul monte Ingino, il luogo che custodisce i resti del patrono.


Autore:
Domenico Agasso