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LA CHIESA DI DIO

S. Romualdo   19/6/2024

 

San Romualdo Abate

Memoria Facoltativa

Ravenna, ca. 952 - Val di Castro (Marche), 19 giugno 1027

Nobile, divenne eremita e dopo l'esperienza in Spagna, nei pressi di monastero sotto l'influenza di Cluny, inizi una serie di peregrinazioni lungo l' Appennino con lo scopo di riformare monasteri ed eremi sul modello degli antichi cenobi dell'Oriente. La sua fama e il suo carisma lo misero pi volte in contatto con i potenti, principi e prelati. Convert Ottone III che lo nomin abate di S. Apollinare in Classe, carica che Romualdo rifiut clamorosamente dopo un anno rifugiandosi a Montecassino dove port il suo rigore ascetico. Riprese le sue peregrinazioni fondando numerosi eremi, l'ultimo dei quali fu Camaldoli. Questo nome deriva dal campo che un tale Maldolo aveva donato a Romualdo, in cerca di solitudine.

Etimologia: Romualdo = che regna glorioso, dal tedesco

Emblema: Bastone pastorale, Scala

Martirologio Romano: San Romualdo, anacoreta e padre dei monaci Camaldolesi, che, originario di Ravenna, desideroso di abbracciare la vita e la disciplina eremitica, gir lItalia per molti anni, costruendo piccoli monasteri e promovendo ovunque assiduamente tra i monaci la vita evangelica, finch nel monastero di Val di Castro nelle Marche mise felicemente fine alle sue fatiche.

San Romualdo

Un mattino del settembre 978 corre a Venezia lallarme: "E sparito il Doge!". Ed vero: Pietro Orseolo I, da due anni in carica, fuggito nella notte, diretto a un lontano monastero dei Pirenei. Ha pochi accompagnatori, tra cui il giovane monaco Romualdo, figlio del duca Sergio di Ravenna. Perch? LOrseolo diventato Doge dopo lassassinio del predecessore, Pietro Candiano IV. Non chiaro se abbia a che fare col delitto, ma limperatore Ottone II minaccia vendette. E allora lui, "sacrificando s stesso, evitava al popolo pericoli, lotte intestine, attacchi esterni" (A. Zorzi, La Repubblica del leone). Nel monastero pirenaico Romualdo aiuta e assiste lex Doge, che muore nel 987-88 da semplice monaco (e la Chiesa lo venera come santo dal 1731).
Romualdo torna poi a Ravenna, ma non si ferma in quello che fu il suo primo monastero, SantApollinare in Classe. Anzi, in verit non si ferma da nessuna parte. Diventato monaco (insieme a suo padre) dopo uno scontro sanguinoso in cui era coinvolto il suo casato, simpone una vita severa di penitenza, preghiera e meditazione. Ma spesso lo chiamano a incombenze ecclesiastiche e politiche, per le sue relazioni con le grandi famiglie del tempo. Lui accetta per dovere, ma con lansia di tornare via al pi presto: la sua vera casa sono gli isolotti del delta padano, le alture degli Appennini e, per qualche tempo, le coste istriane: luoghi meravigliosi per la sua solitudine, che per non dura. Arriva sempre gente che cerca Romualdo, che ha bisogno di Romualdo. Certi monaci vogliono crearsi un cenobio? E lui li aiuta, poi si ripete con altri, e infine passa la vita a fondarne da ogni parte. Sempre piccoli, per: non sopporta monasteri grossi e monaci allingrosso, e ha scontri continui con personaggi scadenti, o peggio: un abate, che si comprato la carica, tenta pure di strangolarlo.
Sempre esigente e sempre con progetti: come quello, irrealizzato, di guidare spedizioni missionarie in Nord Europa. Nel 1012 scopre la meraviglia dellAppennino casentinese (Arezzo) e vi fa sorgere, a 1098 metri, un piccolo eremo. Trecento metri pi sotto edifica poi un monastero. E cos nasce Camaldoli, centro di preghiera e di cultura ancora nel XX secolo. Costruire, avviare una convivenza, insegnare (ma alla predica preferisce il colloquio). Partenze e arrivi ritmano la vita di Romualdo, che si conclude in un altro monastero fondato da lui: quello marchigiano di Val di Castro. Qui egli muore da eremita qualsiasi, in una piccola cella. Ma viagger ancora: nel 1480, infatti, due monaci di SantApollinare in Classe porteranno di nascosto le sue spoglie a Jesi. Ma gi lanno dopo verranno riportate, e per sempre, nella chiesa camaldolese di San Biagio a Fabriano. La Chiesa lo venera come santo dal 1595, per decisione di Clemente VIII.


Autore:
Domenico Agasso