...Perché noi siamo furbi!
LA CHIESA DI DIO

Esortazione apostolica EVANGELII GAUDIUM - Papa Francesco 24/11/2013

 

Fonte:

http://www.vatican.va/holy_father/francesco/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium_it.html

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ESORTAZIONE APOSTOLICA
EVANGELII GAUDIUM
DEL SANTO PADRE
FRANCESCO
AI VESCOVI
AI PRESBITERI E AI DIACONI
ALLE PERSONE CONSACRATE
E AI FEDELI LAICI
SULL' ANNUNCIO DEL VANGELO
NEL MONDO ATTUALE

INDICE

La Gioia del Vangelo [1]

I. Gioia che si rinnova e si comunica [2-8]

II. La dolce e confortante gioia di evangelizzare [9-13]

Uneterna novit [11-13]

III. La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede [14-18]

Proposta e limiti di questa Esortazione [16-18]

CAPITOLO PRIMO
LA TRASFORMAZIONE MISSIONARIA DELLA CHIESA

I. Una Chiesa in uscita [20-24]

Prendere liniziativa, coinvolgersi, accompagnare, fruttificare e festeggiare[24]

II. Pastorale in conversione [25-33]

Un improrogabile rinnovamento ecclesiale [27-33]

III. Dal cuore del Vangelo [34-39]

IV. La missione che si incarna nei limiti umani [40-45]

V. Una madre dal cuore aperto [46-49]

CAPITOLO SECONDO
NELLA CRISI DELL'IMPEGNO COMUNITARIO

I. Alcune sfide del mondo attuale [52-75]

No a uneconomia dellesclusione [53-54]
No alla nuova idolatria del denaro [55-56]
No a un denaro che governa invece di servire [57-58]
No allinequit che genera violenza [59-60]
Alcune sfide culturali [61-67]
Sfide dellinculturazione della fede [68-70]
Sfide delle culture urbane[71-75]

II. Tentazioni degli operatori pastorali [76-109]

S alla sfida di una spiritualit missionaria [78-80]
No allaccidia egoista [81-83]
No al pessimismo sterile [84-86]
S alle relazioni nuove generate da Ges Cristo [87-92]
No alla mondanit spirituale [93-97]
No alla guerra tra di noi [98-101]
Altre sfide ecclesiali [102-109]

CAPITOLO TERZO
LANNUNCIO DEL VANGELO

I. Tutto il Popolo di Dio annuncia il Vangelo [111-134]

Un popolo per tutti [112-114]
Un popolo dai molti volti [115-118]
Tutti siamo discepoli missionari [119-121]
La forza evangelizzatrice della piet popolare [122-126]
Da persona a persona[127-129]
Carismi al servizio della comunione evangelizzatrice [130-131]
Cultura, pensiero ed educazione [132-134]

II. Lomelia [135-144]

Il contesto liturgico [137-138]
La conversazione di una madre [139-141]
Parole che fanno ardere i cuori[142-144]

III. La preparazione della predicazione [145-159]

Il culto della verit [146-148]
La personalizzazione della Parola [149-151]
La lettura spirituale [152-153]
In ascolto del popolo [154-155]
Strumenti pedagogici [156-159]

IV. Unevangelizzazione per lapprofondimento del kerygma [160-175]

Una catechesi kerygmatica e mistagogica[163-168]
Laccompagnamento personale dei processi di crescita [169-173]
Circa la Parola di Dio [174-175]

CAPITOLO QUARTO
LA DIMENSIONE SOCIALE DELL'EVANGELIZZAZIONE

I. Le ripercussioni comunitarie e sociali del kerygma [177-185]

Confessione della fede e impegno sociale [178-179]
Il Regno che ci chiama[180-181]
L'insegnamento della Chiesa sulle questioni sociali [182-185]

II. Linclusione sociale dei poveri [186-216]

Uniti a Dio ascoltiamo un grido [187-192]
Fedelt al Vangelo per non correre invano [193-196]
Il posto privilegiato dei poveri nel Popolo di Dio [197-201]
Economia e distribuzione delle entrate [202-208]
Avere cura della fragilit[209-216]

III. Il bene comune e la pace sociale [217-237]

Il tempo superiore allo spazio [222-225]
Lunit prevale sul conflitto [226-230]
La realt pi importante dellidea [231-233]
Il tutto superiore alla parte [234-237]

IV. Il dialogo sociale come contributo per la pace [238-258]

Il dialogo tra la fede, la ragione e le scienze [242-243]
Il dialogo ecumenico [244-246]
Le relazioni con lEbraismo [247-249]
Il dialogo interreligioso [250-254]
Il dialogo sociale in un contesto di libert religiosa [255-258]

CAPITOLO QUINTO
EVANGELIZZATORI CON SPIRITO

I. Motivazioni per un rinnovato impulso missionario [262-283]

Lincontro personale con lamore di Ges che ci salva [264-267]
Il piacere spirituale di essere popolo [268-274]
Lazione misteriosa del Risorto e del suo Spirito [275-280]
La forza missionaria dellintercessione [281-283]

II. Maria, la Madre dellevangelizzazione [284-288]

Il dono di Ges al suo popolo [285-286]
La Stella della nuova evangelizzazione [287-288]


1. La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Ges. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dallisolamento. Con Ges Cristo sempre nasce e rinasce la gioia. In questa Esortazione desidero indirizzarmi ai fedeli cristiani, per invitarli a una nuova tappa evangelizzatrice marcata da questa gioia e indicare vie per il cammino della Chiesa nei prossimi anni.

I. Gioia che si rinnova e si comunica

2. Il grande rischio del mondo attuale, con la sua molteplice ed opprimente offerta di consumo, una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata. Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi pi spazio per gli altri, non entrano pi i poveri, non si ascolta pi la voce di Dio, non si gode pi della dolce gioia del suo amore, non palpita lentusiasmo di fare il bene. Anche i credenti corrono questo rischio, certo e permanente. Molti vi cadono e si trasformano in persone risentite, scontente, senza vita. Questa non la scelta di una vita degna e piena, questo non il desiderio di Dio per noi, questa non la vita nello Spirito che sgorga dal cuore di Cristo risorto.

3. Invito ogni cristiano, in qualsiasi luogo e situazione si trovi, a rinnovare oggi stesso il suo incontro personale con Ges Cristo o, almeno, a prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta. Non c motivo per cui qualcuno possa pensare che questo invito non per lui, perch nessuno escluso dalla gioia portata dal Signore.[1] Chi rischia, il Signore non lo delude, e quando qualcuno fa un piccolo passo verso Ges, scopre che Lui gi aspettava il suo arrivo a braccia aperte. Questo il momento per dire a Ges Cristo: Signore, mi sono lasciato ingannare, in mille maniere sono fuggito dal tuo amore, per sono qui unaltra volta per rinnovare la mia alleanza con te. Ho bisogno di te. Riscattami di nuovo Signore, accettami ancora una volta fra le tue braccia redentrici. Ci fa tanto bene tornare a Lui quando ci siamo perduti! Insisto ancora una volta: Dio non si stanca mai di perdonare, siamo noi che ci stanchiamo di chiedere la sua misericordia. Colui che ci ha invitato a perdonare settanta volte sette (Mt 18,22) ci d lesempio: Egli perdona settanta volte sette. Torna a caricarci sulle sue spalle una volta dopo laltra. Nessuno potr toglierci la dignit che ci conferisce questo amore infinito e incrollabile. Egli ci permette di alzare la testa e ricominciare, con una tenerezza che mai ci delude e che sempre pu restituirci la gioia. Non fuggiamo dalla risurrezione di Ges, non diamoci mai per vinti, accada quel che accada. Nulla possa pi della sua vita che ci spinge in avanti!

4. I libri dellAntico Testamento avevano proposto la gioia della salvezza, che sarebbe diventata sovrabbondante nei tempi messianici. Il profeta Isaia si rivolge al Messia atteso salutandolo con giubilo: Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia (9,2). E incoraggia gli abitanti di Sion ad accoglierlo con canti: Canta ed esulta! (12,6). Chi gi lo ha visto allorizzonte, il profeta lo invita a farsi messaggero per gli altri: Sali su un alto monte, tu che annunci liete notizie a Sion! Alza la tua voce con forza, tu che annunci liete notizie a Gerusalemme (40,9). La creazione intera partecipa di questa gioia della salvezza: Giubilate, o cieli, rallegrati, o terra, gridate di gioia, o monti, perch il Signore consola il suo popolo e ha misericordia dei suoi poveri (49,13).

Zaccaria, vedendo il giorno del Signore, invita ad acclamare il Re che viene umile e cavalcando un asino: Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli giusto e vittorioso! (Zc 9,9). Ma forse linvito pi contagioso quello del profeta Sofonia, che ci mostra lo stesso Dio come un centro luminoso di festa e di gioia che vuole comunicare al suo popolo questo grido salvifico. Mi riempie di vita rileggere questo testo: Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te un salvatore potente. Gioir per te, ti rinnover con il suo amore, esulter per te con grida di gioia (Sof 3,17).

la gioia che si vive tra le piccole cose della vita quotidiana, come risposta allinvito affettuoso di Dio nostro Padre: Figlio, per quanto ti possibile, trttati bene Non privarti di un giorno felice (Sir 14,11.14). Quanta tenerezza paterna si intuisce dietro queste parole!

5. Il Vangelo, dove risplende gloriosa la Croce di Cristo, invita con insistenza alla gioia. Bastano alcuni esempi: Rallegrati il saluto dellangelo a Maria (Lc 1,28). La visita di Maria a Elisabetta fa s che Giovanni salti di gioia nel grembo di sua madre (cfr Lc 1,41). Nel suo canto Maria proclama: Il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore (Lc 1,47). Quando Ges inizia il suo ministero, Giovanni esclama: Ora questa mia gioia piena (Gv 3,29). Ges stesso esult di gioia nello Spirito Santo (Lc 10,21). Il suo messaggio fonte di gioia: Vi ho detto queste cose perch la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena (Gv 15,11). La nostra gioia cristiana scaturisce dalla fonte del suo cuore traboccante. Egli promette ai discepoli: Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambier in gioia (Gv 16,20). E insiste: Vi vedr di nuovo e il vostro cuore si rallegrer e nessuno potr togliervi la vostra gioia (Gv 16,22). In seguito essi, vedendolo risorto, gioirono (Gv 20,20). Il libro degli Atti degli Apostoli narra che nella prima comunit prendevano cibo con letizia (2,46). Dove i discepoli passavano vi fu grande gioia (8,8), ed essi, in mezzo alla persecuzione, erano pieni di gioia (13,52). Un eunuco, appena battezzato, pieno di gioia seguiva la sua strada (8,39), e il carceriere fu pieno di gioia insieme a tutti i suoi per aver creduto in Dio (16,34). Perch non entrare anche noi in questo fiume di gioia?

6. Ci sono cristiani che sembrano avere uno stile di Quaresima senza Pasqua. Per riconosco che la gioia non si vive allo stesso modo in tutte la tappe e circostanze della vita, a volte molto dure. Si adatta e si trasforma, e sempre rimane almeno come uno spiraglio di luce che nasce dalla certezza personale di essere infinitamente amato, al di l di tutto. Capisco le persone che inclinano alla tristezza per le gravi difficolt che devono patire, per poco alla volta bisogna permettere che la gioia della fede cominci a destarsi, come una segreta ma ferma fiducia, anche in mezzo alle peggiori angustie: Sono rimasto lontano dalla pace, ho dimenticato il benessere Questo intendo richiamare al mio cuore, e per questo voglio riprendere speranza. Le grazie del Signore non sono finite, non sono esaurite le sue misericordie. Si rinnovano ogni mattina, grande la sua fedelt Ƞ bene aspettare in silenzio la salvezza del Signore (Lam 3,17.21-23.26).

7. La tentazione appare frequentemente sotto forma di scuse e recriminazioni, come se dovessero esserci innumerevoli condizioni perch sia possibile la gioia. Questo accade perch la societ tecnologica ha potuto moltiplicare le occasioni di piacere, ma essa difficilmente riesce a procurare la gioia.[2] Posso dire che le gioie pi belle e spontanee che ho visto nel corso della mia vita sono quelle di persone molto povere che hanno poco a cui aggrapparsi. Ricordo anche la gioia genuina di coloro che, anche in mezzo a grandi impegni professionali, hanno saputo conservare un cuore credente, generoso e semplice. In varie maniere, queste gioie attingono alla fonte dellamore sempre pi grande di Dio che si manifestato in Ges Cristo. Non mi stancher di ripetere quelle parole di Benedetto XVI che ci conducono al centro del Vangelo: Allinizio dellessere cristiano non c una decisione etica o una grande idea, bens lincontro con un avvenimento, con una Persona, che d alla vita un nuovo orizzonte e, con ci, la direzione decisiva.[3]

8. Solo grazie a questincontro o reincontro con lamore di Dio, che si tramuta in felice amicizia, siamo riscattati dalla nostra coscienza isolata e dallautoreferenzialit. Giungiamo ad essere pienamente umani quando siamo pi che umani, quando permettiamo a Dio di condurci al di l di noi stessi perch raggiungiamo il nostro essere pi vero. L sta la sorgente dellazione evangelizzatrice. Perch, se qualcuno ha accolto questo amore che gli ridona il senso della vita, come pu contenere il desiderio di comunicarlo agli altri?

II. La dolce e confortante gioia di evangelizzare

9. Il bene tende sempre a comunicarsi. Ogni esperienza autentica di verit e di bellezza cerca per se stessa la sua espansione, e ogni persona che viva una profonda liberazione acquisisce maggiore sensibilit davanti alle necessit degli altri. Comunicandolo, il bene attecchisce e si sviluppa. Per questo, chi desidera vivere con dignit e pienezza non ha altra strada che riconoscere laltro e cercare il suo bene. Non dovrebbero meravigliarci allora alcune espressioni di san Paolo: Lamore del Cristo ci possiede (2 Cor 5,14); Guai a me se non annuncio il Vangelo! (1 Cor 9,16).

10. La proposta vivere ad un livello superiore, per non con minore intensit: La vita si rafforza donandola e sindebolisce nellisolamento e nellagio. Di fatto, coloro che sfruttano di pi le possibilit della vita sono quelli che lasciano la riva sicura e si appassionano alla missione di comunicare la vita agli altri.[4] Quando la Chiesa chiama allimpegno evangelizzatore, non fa altro che indicare ai cristiani il vero dinamismo della realizzazione personale: Qui scopriamo unaltra legge profonda della realt: la vita cresce e matura nella misura in cui la doniamo per la vita degli altri. La missione, alla fin fine, questo.[5] Di conseguenza, un evangelizzatore non dovrebbe avere costantemente una faccia da funerale. Recuperiamo e accresciamo il fervore, la dolce e confortante gioia di evangelizzare, anche quando occorre seminare nelle lacrime [] Possa il mondo del nostro tempo che cerca ora nellangoscia, ora nella speranza ricevere la Buona Novella non da evangelizzatori tristi e scoraggiati, impazienti e ansiosi, ma da ministri del Vangelo la cui vita irradii fervore, che abbiano per primi ricevuto in loro la gioia del Cristo.[6]

Uneterna novit

11. Un annuncio rinnovato offre ai credenti, anche ai tiepidi o non praticanti, una nuova gioia nella fede e una fecondit evangelizzatrice. In realt, il suo centro e la sua essenza sempre lo stesso: il Dio che ha manifestato il suo immenso amore in Cristo morto e risorto. Egli rende i suoi fedeli sempre nuovi, quantunque siano anziani, riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi (Is 40,31). Cristo il Vangelo eterno (Ap 14,6), ed lo stesso ieri e oggi e per sempre (Eb 13,8), ma la sua ricchezza e la sua bellezza sono inesauribili. Egli sempre giovane e fonte costante di novit. La Chiesa non cessa di stupirsi per la profondit della ricchezza, della sapienza e della conoscenza di Dio (Rm 11,33). Diceva san Giovanni della Croce: questo spessore di sapienza e scienza di Dio tanto profondo e immenso, che, bench lanima sappia di esso, sempre pu entrare pi addentro.[7] O anche, come affermava santIreneo: [Cristo], nella sua venuta, ha portato con s ogni novit.[8] Egli sempre pu, con la sua novit, rinnovare la nostra vita e la nostra comunit, e anche se attraversa epoche oscure e debolezze ecclesiali, la proposta cristiana non invecchia mai. Ges Cristo pu anche rompere gli schemi noiosi nei quali pretendiamo di imprigionarlo e ci sorprende con la sua costante creativit divina. Ogni volta che cerchiamo di tornare alla fonte e recuperare la freschezza originale del Vangelo spuntano nuove strade, metodi creativi, altre forme di espressione, segni pi eloquenti, parole cariche di rinnovato significato per il mondo attuale. In realt, ogni autentica azione evangelizzatrice sempre nuova.

12. Sebbene questa missione ci richieda un impegno generoso, sarebbe un errore intenderla come un eroico compito personale, giacch lopera prima di tutto sua, al di l di quanto possiamo scoprire e intendere. Ges il primo e il pi grande evangelizzatore.[9] In qualunque forma di evangelizzazione il primato sempre di Dio, che ha voluto chiamarci a collaborare con Lui e stimolarci con la forza del suo Spirito. La vera novit quella che Dio stesso misteriosamente vuole produrre, quella che Egli ispira, quella che Egli provoca, quella che Egli orienta e accompagna in mille modi. In tutta la vita della Chiesa si deve sempre manifestare che liniziativa di Dio, che lui che ha amato noi per primo (1 Gv 4,10) e che Dio solo che fa crescere (1 Cor 3,7). Questa convinzione ci permette di conservare la gioia in mezzo a un compito tanto esigente e sfidante che prende la nostra vita per intero. Ci chiede tutto, ma nello stesso tempo ci offre tutto.

13. Neppure dovremmo intendere la novit di questa missione come uno sradicamento, come un oblio della storia viva che ci accoglie e ci spinge in avanti. La memoria una dimensione della nostra fede che potremmo chiamare deuteronomica, in analogia con la memoria di Israele. Ges ci lascia lEucaristia come memoria quotidiana della Chiesa, che ci introduce sempre pi nella Pasqua (cfr Lc 22,19). La gioia evangelizzatrice brilla sempre sullo sfondo della memoria grata: una grazia che abbiamo bisogno di chiedere. Gli Apostoli mai dimenticarono il momento in cui Ges tocc loro il cuore: Erano circa le quattro del pomeriggio (Gv 1,39). Insieme a Ges, la memoria ci fa presente una vera moltitudine di testimoni (Eb 12,1). Tra loro, si distinguono alcune persone che hanno inciso in modo speciale per far germogliare la nostra gioia credente: Ricordatevi dei vostri capi, i quali vi hanno annunciato la Parola di Dio (Eb 13,7). A volte si tratta di persone semplici e vicine che ci hanno iniziato alla vita della fede: Mi ricordo della tua schietta fede, che ebbero anche tua nonna Lide e tua madre Eunce (2 Tm 1,5). Il credente fondamentalmente uno che fa memoria.

III. La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede

14. In ascolto dello Spirito, che ci aiuta a riconoscere comunitariamente i segni dei tempi, dal 7 al 28 ottobre 2012 si celebrata la XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana. L si ricordato che la nuova evangelizzazione chiama tutti e si realizza fondamentalmente in tre ambiti.[10] In primo luogo, menzioniamo lambito della pastorale ordinaria, animata dal fuoco dello Spirito, per incendiare i cuori dei fedeli che regolarmente frequentano la Comunit e che si riuniscono nel giorno del Signore per nutrirsi della sua Parola e del Pane di vita eterna.[11] Vanno inclusi in questambito anche i fedeli che conservano una fede cattolica intensa e sincera, esprimendola in diversi modi, bench non partecipino frequentemente al culto. Questa pastorale si orienta alla crescita dei credenti, in modo che rispondano sempre meglio e con tutta la loro vita allamore di Dio.

In secondo luogo, ricordiamo lambito delle persone battezzate che per non vivono le esigenze del Battesimo,[12] non hanno unappartenenza cordiale alla Chiesa e non sperimentano pi la consolazione della fede. La Chiesa, come madre sempre attenta, si impegna perch essi vivano una conversione che restituisca loro la gioia della fede e il desiderio di impegnarsi con il Vangelo.

Infine, rimarchiamo che levangelizzazione essenzialmente connessa con la proclamazione del Vangelo a coloro che non conoscono Ges Cristo o lo hanno sempre rifiutato. Molti di loro cercano Dio segretamente, mossi dalla nostalgia del suo volto, anche in paesi di antica tradizione cristiana. Tutti hanno il diritto di ricevere il Vangelo. I cristiani hanno il dovere di annunciarlo senza escludere nessuno, non come chi impone un nuovo obbligo, bens come chi condivide una gioia, segnala un orizzonte bello, offre un banchetto desiderabile. La Chiesa non cresce per proselitismo ma per attrazione.[13]

15. Giovanni Paolo II ci ha invitato a riconoscere che bisogna, tuttavia, non perdere la tensione per lannunzio a coloro che stanno lontani da Cristo, perch questo il compito primo della Chiesa.[14] Lattivit missionaria rappresenta, ancor oggi, la massima sfida per la Chiesa[15] e la causa missionaria deve essere la prima.[16] Che cosa succederebbe se prendessimo realmente sul serio queste parole? Semplicemente riconosceremmo che lazione missionaria il paradigma di ogni opera della Chiesa. In questa linea, i Vescovi latinoamericani hanno affermato che non possiamo pi rimanere tranquilli, in attesa passiva, dentro le nostre chiese[17] e che necessario passare da una pastorale di semplice conservazione a una pastorale decisamente missionaria.[18] Questo compito continua ad essere la fonte delle maggiori gioie per la Chiesa: Vi sar gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, pi che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione (Lc 15,7).

Proposta e limiti di questa Esortazione

16. Ho accettato con piacere linvito dei Padri sinodali di redigere questa Esortazione.[19] Nel farlo, raccolgo la ricchezza dei lavori del Sinodo. Ho consultato anche diverse persone, e intendo inoltre esprimere le preoccupazioni che mi muovono in questo momento concreto dellopera evangelizzatrice della Chiesa. Sono innumerevoli i temi connessi allevangelizzazione nel mondo attuale che qui si potrebbero sviluppare. Ma ho rinunciato a trattare in modo particolareggiato queste molteplici questioni che devono essere oggetto di studio e di attento approfondimento. Non credo neppure che si debba attendere dal magistero papale una parola definitiva o completa su tutte le questioni che riguardano la Chiesa e il mondo. Non opportuno che il Papa sostituisca gli Episcopati locali nel discernimento di tutte le problematiche che si prospettano nei loro territori. In questo senso, avverto la necessit di procedere in una salutare decentralizzazione.

17. Qui ho scelto di proporre alcune linee che possano incoraggiare e orientare in tutta la Chiesa una nuova tappa evangelizzatrice, piena di fervore e dinamismo. In questo quadro, e in base alla dottrina della Costituzione dogmatica Lumen gentium, ho deciso, tra gli altri temi, di soffermarmi ampiamente sulle seguenti questioni:

a) La riforma della Chiesa in uscita missionaria.

b) Le tentazioni degli operatori pastorali.

c) La Chiesa intesa come la totalit del Popolo diDio che evangelizza.

d) Lomelia e la sua preparazione.

e) Linclusione sociale dei poveri.

f) La pace e il dialogo sociale.

g) Le motivazioni spirituali per limpegno missionario.

18. Mi sono dilungato in questi temi con uno sviluppo che forse potr sembrare eccessivo. Ma non lho fatto con lintenzione di offrire un trattato, ma solo per mostrare limportante incidenza pratica di questi argomenti nel compito attuale della Chiesa. Tutti essi infatti aiutano a delineare un determinato stile evangelizzatore che invito ad assumere in ogni attivit che si realizzi. E cos, in questo modo, possiamo accogliere, in mezzo al nostro lavoro quotidiano, lesortazione della Parola di Dio: Siate sempre lieti nel Signore. Ve lo ripeto, siate lieti! (Fil 4,4).

CAPITOLO PRIMO
LA TRASFORMAZIONE MISSIONARIA DELLA CHIESA

19. Levangelizzazione obbedisce al mandato missionario di Ges: Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ci che vi ho comandato (Mt 28,19-20). In questi versetti si presenta il momento in cui il Risorto invia i suoi a predicare il Vangelo in ogni tempo e in ogni luogo, in modo che la fede in Lui si diffonda in ogni angolo della terra.

I. Una Chiesa in uscita

20. Nella Parola di Dio appare costantemente questo dinamismo di uscita che Dio vuole provocare nei credenti. Abramo accett la chiamata a partire verso una terra nuova (cfr Gen 12,1-3). Mos ascolt la chiamata di Dio: Va, io ti mando (Es 3,10) e fece uscire il popolo verso la terra promessa (cfr Es 3,17). A Geremia disse: Andrai da tutti coloro a cui ti mander (Ger 1,7). Oggi, in questo andate di Ges, sono presenti gli scenari e le sfide sempre nuovi della missione evangelizzatrice della Chiesa, e tutti siamo chiamati a questa nuova uscita missionaria. Ogni cristiano e ogni comunit discerner quale sia il cammino che il Signore chiede, per tutti siamo invitati ad accettare questa chiamata: uscire dalla propria comodit e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo.

21. La gioia del Vangelo che riempie la vita della comunit dei discepoli una gioia missionaria. La sperimentano i settantadue discepoli, che tornano dalla missione pieni di gioia (cfr Lc 10,17). La vive Ges, che esulta di gioia nello Spirito Santo e loda il Padre perch la sua rivelazione raggiunge i poveri e i pi piccoli (cfr Lc 10,21). La sentono pieni di ammirazione i primi che si convertono nellascoltare la predicazione degli Apostoli ciascuno nella propria lingua (At 2,6) a Pentecoste. Questa gioia un segno che il Vangelo stato annunciato e sta dando frutto. Ma ha sempre la dinamica dellesodo e del dono, delluscire da s, del camminare e del seminare sempre di nuovo, sempre oltre. Il Signore dice: Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perch io predichi anche l; per questo infatti sono venuto! (Mc 1,38). Quando la semente stata seminata in un luogo, non si trattiene pi l per spiegare meglio o per fare segni ulteriori, bens lo Spirito lo conduce a partire verso altri villaggi.

22. La Parola ha in s una potenzialit che non possiamo prevedere. Il Vangelo parla di un seme che, una volta seminato, cresce da s anche quando lagricoltore dorme (cfr Mc 4,26-29). La Chiesa deve accettare questa libert inafferrabile della Parola, che efficace a suo modo, e in forme molto diverse, tali da sfuggire spesso le nostre previsioni e rompere i nostri schemi.

23. Lintimit della Chiesa con Ges unintimit itinerante, e la comunione si configura essenzialmente come comunione missionaria.[20] Fedele al modello del Maestro, vitale che oggi la Chiesa esca ad annunciare il Vangelo a tutti, in tutti i luoghi, in tutte le occasioni, senza indugio, senza repulsioni e senza paura. La gioia del Vangelo per tutto il popolo, non pu escludere nessuno. Cos lannuncia langelo ai pastori di Betlemme: Non temete, ecco, vi annuncio una grande gioia, che sar di tutto il popolo (Lc 2,10). LApocalisse parla di un vangelo eterno da annunciare agli abitanti della terra e a ogni nazione, trib, lingua e popolo (Ap 14,6).

Prendere liniziativa, coinvolgersi, accompagnare, fruttificare e festeggiare

24. La Chiesa in uscita la comunit di discepoli missionari che prendono liniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano, che fruttificano e festeggiano. Primerear prendere liniziativa: vogliate scusarmi per questo neologismo. La comunit evangelizzatrice sperimenta che il Signore ha preso liniziativa, lha preceduta nellamore (cfr 1 Gv 4,10), e per questo essa sa fare il primo passo, sa prendere liniziativa senza paura, andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi. Vive un desiderio inesauribile di offrire misericordia, frutto dellaver sperimentato linfinita misericordia del Padre e la sua forza diffusiva. Osiamo un po di pi di prendere liniziativa! Come conseguenza, la Chiesa sa coinvolgersi. Ges ha lavato i piedi ai suoi discepoli. Il Signore si coinvolge e coinvolge i suoi, mettendosi in ginocchio davanti agli altri per lavarli. Ma subito dopo dice ai discepoli: Sarete beati se farete questo (Gv 13,17). La comunit evangelizzatrice si mette mediante opere e gesti nella vita quotidiana degli altri, accorcia le distanze, si abbassa fino allumiliazione se necessario, e assume la vita umana, toccando la carne sofferente di Cristo nel popolo. Gli evangelizzatori hanno cos odore di pecore e queste ascoltano la loro voce. Quindi, la comunit evangelizzatrice si dispone ad accompagnare. Accompagna lumanit in tutti i suoi processi, per quanto duri e prolungati possano essere. Conosce le lunghe attese e la sopportazione apostolica. Levangelizzazione usa molta pazienza, ed evita di non tenere conto dei limiti. Fedele al dono del Signore, sa anche fruttificare. La comunit evangelizzatrice sempre attenta ai frutti, perch il Signore la vuole feconda. Si prende cura del grano e non perde la pace a causa della zizzania. Il seminatore, quando vede spuntare la zizzania in mezzo al grano, non ha reazioni lamentose n allarmiste. Trova il modo per far s che la Parola si incarni in una situazione concreta e dia frutti di vita nuova, bench apparentemente siano imperfetti o incompiuti. Il discepolo sa offrire la vita intera e giocarla fino al martirio come testimonianza di Ges Cristo, per il suo sogno non riempirsi di nemici, ma piuttosto che la Parola venga accolta e manifesti la sua potenza liberatrice e rinnovatrice. Infine, la comunit evangelizzatrice gioiosa sa sempre festeggiare. Celebra e festeggia ogni piccola vittoria, ogni passo avanti nellevangelizzazione. Levangelizzazione gioiosa si fa bellezza nella Liturgia in mezzo allesigenza quotidiana di far progredire il bene. La Chiesa evangelizza e si evangelizza con la bellezza della Liturgia, la quale anche celebrazione dellattivit evangelizzatrice e fonte di un rinnovato impulso a donarsi.

II. Pastorale in conversione

25. Non ignoro che oggi i documenti non destano lo stesso interesse che in altre epoche, e sono rapidamente dimenticati. Ciononostante, sottolineo che ci che intendo qui esprimere ha un significato programmatico e dalle conseguenze importanti. Spero che tutte le comunit facciano in modo di porre in atto i mezzi necessari per avanzare nel cammino di una conversione pastorale e missionaria, che non pu lasciare le cose come stanno. Ora non ci serve una semplice amministrazione.[21] Costituiamoci in tutte le regioni della terra in un stato permanente di missione.[22]

26. Paolo VI invit ad ampliare lappello al rinnovamento, per esprimere con forza che non si rivolgeva solo ai singoli individui, ma alla Chiesa intera. Ricordiamo questo testo memorabile che non ha perso la sua forza interpellante: La Chiesa deve approfondire la coscienza di se stessa, meditare sul mistero che le proprio []Deriva da questa illuminata ed operante coscienza uno spontaneo desiderio di confrontare limmagine ideale della Chiesa, quale Cristo vide, volle ed am, come sua Sposa santa ed immacolata (Ef 5,27), e il volto reale, quale oggi la Chiesa presenta [] Deriva perci un bisogno generoso e quasi impaziente di rinnovamento, di emendamento cio dei difetti, che quella coscienza, quasi un esame interiore allo specchio del modello che Cristo di s ci lasci, denuncia e rigetta.[23] Il Concilio Vaticano II ha presentato la conversione ecclesiale come lapertura a una permanente riforma di s per fedelt a Ges Cristo: Ogni rinnovamento della Chiesa consiste essenzialmente in unaccresciuta fedelt alla sua vocazione [] La Chiesa peregrinante verso la meta chiamata da Cristo a questa continua riforma, di cui essa, in quanto istituzione umana e terrena, ha sempre bisogno.[24] Ci sono strutture ecclesiali che possono arrivare a condizionare un dinamismo evangelizzatore; ugualmente, le buone strutture servono quando c una vita che le anima, le sostiene e le giudica. Senza vita nuova e autentico spirito evangelico, senza fedelt della Chiesa alla propria vocazione, qualsiasi nuova struttura si corrompe in poco tempo.

Un improrogabile rinnovamento ecclesiale

27. Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perch le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per levangelizzazione del mondo attuale, pi che per lautopreservazione. La riforma delle strutture, che esige la conversione pastorale, si pu intendere solo in questo senso: fare in modo che esse diventino tutte pi missionarie, che la pastorale ordinaria in tutte le sue istanze sia pi espansiva e aperta, che ponga gli agenti pastorali in costante atteggiamento di uscita e favorisca cos la risposta positiva di tutti coloro ai quali Ges offre la sua amicizia. Come diceva Giovanni Paolo II ai Vescovi dellOceania, ogni rinnovamento nella Chiesa deve avere la missione come suo scopo per non cadere preda di una specie dintroversione ecclesiale.[25]

28. La parrocchia non una struttura caduca; proprio perch ha una grande plasticit, pu assumere forme molto diverse che richiedono la docilit e la creativit missionaria del pastore e della comunit. Sebbene certamente non sia lunica istituzione evangelizzatrice, se capace di riformarsi e adattarsi costantemente, continuer ad essere la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie.[26] Questo suppone che realmente stia in contatto con le famiglie e con la vita del popolo e non diventi una struttura prolissa separata dalla gente o un gruppo di eletti che guardano a se stessi. La parrocchia presenza ecclesiale nel territorio, ambito dellascolto della Parola, della crescita della vita cristiana, del dialogo, dellannuncio, della carit generosa, delladorazione e della celebrazione.[27] Attraverso tutte le sue attivit, la parrocchia incoraggia e forma i suoi membri perch siano agenti dellevangelizzazione.[28] comunit di comunit, santuario dove gli assetati vanno a bere per continuare a camminare, e centro di costante invio missionario. Per dobbiamo riconoscere che lappello alla revisione e al rinnovamento delle parrocchie non ha ancora dato sufficienti frutti perch siano ancora pi vicine alla gente, e siano ambiti di comunione viva e di partecipazione, e si orientino completamente verso la missione.

29. Le altre istituzioni ecclesiali, comunit di base e piccole comunit, movimenti e altre forme di associazione, sono una ricchezza della Chiesa che lo Spirito suscita per evangelizzare tutti gli ambienti e settori. Molte volte apportano un nuovo fervore evangelizzatore e una capacit di dialogo con il mondo che rinnovano la Chiesa. Ma molto salutare che non perdano il contatto con questa realt tanto ricca della parrocchia del luogo, e che si integrino con piacere nella pastorale organica della Chiesa particolare.[29] Questa integrazione eviter che rimangano solo con una parte del Vangelo e della Chiesa, o che si trasformino in nomadi senza radici.

30. Ogni Chiesa particolare, porzione della Chiesa Cattolica sotto la guida del suo Vescovo, anchessa chiamata alla conversione missionaria. Essa il soggetto dellevangelizzazione,[30] in quanto la manifestazione concreta dellunica Chiesa in un luogo del mondo, e in essa veramente presente e opera la Chiesa di Cristo, una, santa, cattolica e apostolica.[31] la Chiesa incarnata in uno spazio determinato, provvista di tutti i mezzi di salvezza donati da Cristo, per con un volto locale. La sua gioia di comunicare Ges Cristo si esprime tanto nella sua preoccupazione di annunciarlo in altri luoghi pi bisognosi, quanto in una costante uscita verso le periferie del proprio territorio o verso i nuovi ambiti socio-culturali.[32] Si impegna a stare sempre l dove maggiormente mancano la luce e la vita del Risorto.[33] Affinch questo impulso missionario sia sempre pi intenso, generoso e fecondo, esorto anche ciascuna Chiesa particolare ad entrare in un deciso processo di discernimento, purificazione e riforma.

31. Il Vescovo deve sempre favorire la comunione missionaria nella sua Chiesa diocesana perseguendo lideale delle prime comunit cristiane, nelle quali i credenti avevano un cuore solo e unanima sola (cfr At 4,32). Perci, a volte si porr davanti per indicare la strada e sostenere la speranza del popolo, altre volte star semplicemente in mezzo a tutti con la sua vicinanza semplice e misericordiosa, e in alcune circostanze dovr camminare dietro al popolo, per aiutare coloro che sono rimasti indietro e soprattutto perch il gregge stesso possiede un suo olfatto per individuare nuove strade. Nella sua missione di favorire una comunione dinamica, aperta e missionaria, dovr stimolare e ricercare la maturazione degli organismi di partecipazione proposti dal Codice di diritto canonico[34] e di altre forme di dialogo pastorale, con il desiderio di ascoltare tutti e non solo alcuni, sempre pronti a fargli i complimenti. Ma lobiettivo di questi processi partecipativi non sar principalmente lorganizzazione ecclesiale, bens il sogno missionario di arrivare a tutti.

32. Dal momento che sono chiamato a vivere quanto chiedo agli altri, devo anche pensare a una conversione del papato. A me spetta, come Vescovo di Roma, rimanere aperto ai suggerimenti orientati ad un esercizio del mio ministero che lo renda pi fedele al significato che Ges Cristo intese dargli e alle necessit attuali dellevangelizzazione. Il Papa Giovanni Paolo II chiese di essere aiutato a trovare una forma di esercizio del primato che, pur non rinunciando in nessun modo allessenziale della sua missione, si apra ad una situazione nuova.[35] Siamo avanzati poco in questo senso. Anche il papato e le strutture centrali della Chiesa universale hanno bisogno di ascoltare lappello ad una conversione pastorale. Il Concilio Vaticano II ha affermato che, in modo analogo alle antiche Chiese patriarcali, le Conferenze episcopali possono portare un molteplice e fecondo contributo, acciocch il senso di collegialit si realizzi concretamente.[36] Ma questo auspicio non si pienamente realizzato, perch ancora non si esplicitato sufficientemente uno statuto delle Conferenze episcopali che le concepisca come soggetti di attribuzioni concrete, includendo anche qualche autentica autorit dottrinale.[37] Uneccessiva centralizzazione, anzich aiutare, complica la vita della Chiesa e la sua dinamica missionaria.

33. La pastorale in chiave missionaria esige di abbandonare il comodo criterio pastorale del si fatto sempre cos. Invito tutti ad essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunit. Una individuazione dei fini senza unadeguata ricerca comunitaria dei mezzi per raggiungerli condannata a tradursi in mera fantasia. Esorto tutti ad applicare con generosit e coraggio gli orientamenti di questo documento, senza divieti n paure. Limportante non camminare da soli, contare sempre sui fratelli e specialmente sulla guida dei Vescovi, in un saggio e realistico discernimento pastorale.

III. Dal cuore del Vangelo

34. Se intendiamo porre tutto in chiave missionaria, questo vale anche per il modo di comunicare il messaggio. Nel mondo di oggi, con la velocit delle comunicazioni e la selezione interessata dei contenuti operata dai media, il messaggio che annunciamo corre pi che mai il rischio di apparire mutilato e ridotto ad alcuni suoi aspetti secondari. Ne deriva che alcune questioni che fanno parte dellinsegnamento morale della Chiesa rimangono fuori del contesto che d loro senso. Il problema maggiore si verifica quando il messaggio che annunciamo sembra allora identificato con tali aspetti secondari che, pur essendo rilevanti, per s soli non manifestano il cuore del messaggio di Ges Cristo. Dunque, conviene essere realisti e non dare per scontato che i nostri interlocutori conoscano lo sfondo completo di ci che diciamo o che possano collegare il nostro discorso con il nucleo essenziale del Vangelo che gli conferisce senso, bellezza e attrattiva.

35. Una pastorale in chiave missionaria non ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine che si tenta di imporre a forza di insistere. Quando si assume un obiettivo pastorale e uno stile missionario, che realmente arrivi a tutti senza eccezioni n esclusioni, lannuncio si concentra sullessenziale, su ci che pi bello, pi grande, pi attraente e allo stesso tempo pi necessario. La proposta si semplifica, senza perdere per questo profondit e verit, e cos diventa pi convincente e radiosa.

36. Tutte le verit rivelate procedono dalla stessa fonte divina e sono credute con la medesima fede, ma alcune di esse sono pi importanti per esprimere pi direttamente il cuore del Vangelo. In questo nucleo fondamentale ci che risplende la bellezza dellamore salvifico di Dio manifestato in Ges Cristo morto e risorto. In questo senso, il Concilio Vaticano II ha affermato che esiste un ordine o piuttosto una gerarchia delle verit nella dottrina cattolica, essendo diverso il loro nesso col fondamento della fede cristiana.[38] Questo vale tanto per i dogmi di fede quanto per linsieme degli insegnamenti della Chiesa, ivi compreso linsegnamento morale.

37. San Tommaso dAquino insegnava che anche nel messaggio morale della Chiesa c una gerarchia, nelle virt e negli atti che da esse procedono.[39] Qui ci che conta anzitutto la fede che si rende operosa per mezzo della carit (Gal 5,6). Le opere di amore al prossimo sono la manifestazione esterna pi perfetta della grazia interiore dello Spirito: Lelemento principale della nuova legge la grazia dello Spirito Santo, che si manifesta nella fede che agisce per mezzo dellamore.[40] Per questo afferma che, in quanto allagire esteriore, la misericordia la pi grande di tutte le virt: La misericordia in se stessa la pi grande delle virt, infatti spetta ad essa donare ad altri e, quello che pi conta, sollevare le miserie altrui. Ora questo compito specialmente di chi superiore, ecco perch si dice che proprio di Dio usare misericordia, e in questo specialmente si manifesta la sua onnipotenza.[41]

38. importante trarre le conseguenze pastorali dallinsegnamento conciliare, che raccoglie unantica convinzione della Chiesa. Anzitutto bisogna dire che nellannuncio del Vangelo necessario che vi sia una adeguata proporzione. Questa si riconosce nella frequenza con la quale si menzionano alcuni temi e negli accenti che si pongono nella predicazione. Per esempio, se un parroco durante un anno liturgico parla dieci volte sulla temperanza e solo due o tre volte sulla carit o sulla giustizia, si produce una sproporzione, per cui quelle che vengono oscurate sono precisamente quelle virt che dovrebbero essere pi presenti nella predicazione e nella catechesi. Lo stesso succede quando si parla pi della legge che della grazia, pi della Chiesa che di Ges Cristo, pi del Papa che della Parola di Dio.

39. Cos come lorganicit tra le virt impedisce di escludere qualcuna di esse dallideale cristiano, nessuna verit negata. Non bisogna mutilare lintegralit del messaggio del Vangelo. Inoltre, ogni verit si comprende meglio se la si mette in relazione con larmoniosa totalit del messaggio cristiano, e in questo contesto tutte le verit hanno la loro importanza e si illuminano reciprocamente. Quando la predicazione fedele al Vangelo, si manifesta con chiarezza la centralit di alcune verit e risulta chiaro che la predicazione morale cristiana non unetica stoica, pi che unascesi, non una mera filosofia pratica n un catalogo di peccati ed errori. Il Vangelo invita prima di tutto a rispondere al Dio che ci ama e che ci salva, riconoscendolo negli altri e uscendo da s stessi per cercare il bene di tutti. Questinvito non va oscurato in nessuna circostanza! Tutte le virt sono al servizio di questa risposta di amore. Se tale invito non risplende con forza e attrattiva, ledificio morale della Chiesa corre il rischio di diventare un castello di carte, e questo il nostro peggior pericolo. Poich allora non sar propriamente il Vangelo ci che si annuncia, ma alcuni accenti dottrinali o morali che procedono da determinate opzioni ideologiche. Il messaggio correr il rischio di perdere la sua freschezza e di non avere pi il profumo del Vangelo.

IV. La missione che si incarna nei limiti umani

40. La Chiesa, che discepola missionaria, ha bisogno di crescere nella sua interpretazione della Parola rivelata e nella sua comprensione della verit. Il compito degli esegeti e dei teologi aiuta a maturare il giudizio della Chiesa.[42] In altro modo lo fanno anche le altre scienze. Riferendosi alle scienze sociali, per esempio, Giovanni Paolo II ha detto che la Chiesa presta attenzione ai suoi contributi per ricavare indicazioni concrete che la aiutino a svolgere la sua missione di Magistero.[43] Inoltre, in seno alla Chiesa vi sono innumerevoli questioni intorno alle quali si ricerca e si riflette con grande libert. Le diverse linee di pensiero filosofico, teologico e pastorale, se si lasciano armonizzare dallo Spirito nel rispetto e nellamore, possono far crescere la Chiesa, in quanto aiutano ad esplicitare meglio il ricchissimo tesoro della Parola. A quanti sognano una dottrina monolitica difesa da tutti senza sfumature, ci pu sembrare unimperfetta dispersione. Ma la realt che tale variet aiuta a manifestare e a sviluppare meglio i diversi aspetti dellinesauribile ricchezza del Vangelo.[44]

41. Allo stesso tempo, gli enormi e rapidi cambiamenti culturali richiedono che prestiamo una costante attenzione per cercare di esprimere le verit di sempre in un linguaggio che consenta di riconoscere la sua permanente novit. Poich, nel deposito della dottrina cristiana una cosa la sostanza [] e unaltra la maniera di formulare la sua espressione.[45] A volte, ascoltando un linguaggio completamente ortodosso, quello che i fedeli ricevono, a causa del linguaggio che essi utilizzano e comprendono, qualcosa che non corrisponde al vero Vangelo di Ges Cristo. Con la santa intenzione di comunicare loro la verit su Dio e sullessere umano, in alcune occasioni diamo loro un falso dio o un ideale umano che non veramente cristiano. In tal modo, siamo fedeli a una formulazione ma non trasmettiamo la sostanza. Questo il rischio pi grave. Ricordiamo che lespressione della verit pu essere multiforme, e il rinnovamento delle forme di espressione si rende necessario per trasmettere alluomo di oggi il messaggio evangelico nel suo immutabile significato.[46]

42. Questo ha una grande rilevanza nellannuncio del Vangelo, se veramente abbiamo a cuore di far percepire meglio la sua bellezza e di farla accogliere da tutti. Ad ogni modo, non potremo mai rendere gli insegnamenti della Chiesa qualcosa di facilmente comprensibile e felicemente apprezzato da tutti. La fede conserva sempre un aspetto di croce, qualche oscurit che non toglie fermezza alla sua adesione. Vi sono cose che si comprendono e si apprezzano solo a partire da questa adesione che sorella dellamore, al di l della chiarezza con cui se ne possano cogliere le ragioni e gli argomenti. Per questo occorre ricordare che ogni insegnamento della dottrina deve situarsi nellatteggiamento evangelizzatore che risvegli ladesione del cuore con la vicinanza, lamore e la testimonianza.

43. Nel suo costante discernimento, la Chiesa pu anche giungere a riconoscere consuetudini proprie non direttamente legate al nucleo del Vangelo, alcune molto radicate nel corso della storia, che oggi ormai non sono pi interpretate allo stesso modo e il cui messaggio non di solito percepito adeguatamente. Possono essere belle, per ora non rendono lo stesso servizio in ordine alla trasmissione del Vangelo. Non abbiamo paura di rivederle. Allo stesso modo, ci sono norme o precetti ecclesiali che possono essere stati molto efficaci in altre epoche, ma che non hanno pi la stessa forza educativa come canali di vita. San Tommaso dAquino sottolineava che i precetti dati da Cristo e dagli Apostoli al popolo di Dio sono pochissimi.[47] Citando santAgostino, notava che i precetti aggiunti dalla Chiesa posteriormente si devono esigere con moderazione per non appesantire la vita ai fedeli e trasformare la nostra religione in una schiavit, quando la misericordia di Dio ha voluto che fosse libera.[48] Questo avvertimento, fatto diversi secoli fa, ha una tremenda attualit. Dovrebbe essere uno dei criteri da considerare al momento di pensare una riforma della Chiesa e della sua predicazione che permetta realmente di giungere a tutti.

44. Daltra parte, tanto i Pastori come tutti i fedeli che accompagnano i loro fratelli nella fede o in un cammino di apertura a Dio, non possono dimenticare ci che con tanta chiarezza insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica: Limputabilit e la responsabilit di unazione possono essere sminuite o annullate dallignoranza, dallinavvertenza, dalla violenza, dal timore, dalle abitudini, dagli affetti smodati e da altri fattori psichici oppure sociali.[49]

Pertanto, senza sminuire il valore dellideale evangelico, bisogna accompagnare con misericordia e pazienza le possibili tappe di crescita delle persone che si vanno costruendo giorno per giorno.[50] Ai sacerdoti ricordo che il confessionale non devessere una sala di tortura bens il luogo della misericordia del Signore che ci stimola a fare il bene possibile. Un piccolo passo, in mezzo a grandi limiti umani, pu essere pi gradito a Dio della vita esteriormente corretta di chi trascorre i suoi giorni senza fronteggiare importanti difficolt. A tutti deve giungere la consolazione e lo stimolo dellamore salvifico di Dio, che opera misteriosamente in ogni persona, al di l dei suoi difetti e delle sue cadute.

45. Vediamo cos che limpegno evangelizzatore si muove tra i limiti del linguaggio e delle circostanze. Esso cerca sempre di comunicare meglio la verit del Vangelo in un contesto determinato, senza rinunciare alla verit, al bene e alla luce che pu apportare quando la perfezione non possibile. Un cuore missionario consapevole di questi limiti e si fa debole con i deboli [] tutto per tutti (1 Cor 9,22). Mai si chiude, mai si ripiega sulle proprie sicurezze, mai opta per la rigidit autodifensiva. Sa che egli stesso deve crescere nella comprensione del Vangelo e nel discernimento dei sentieri dello Spirito, e allora non rinuncia al bene possibile, bench corra il rischio di sporcarsi con il fango della strada.

V. Una madre dal cuore aperto

46. La Chiesa in uscita una Chiesa con le porte aperte. Uscire verso gli altri per giungere alle periferie umane non vuol dire correre verso il mondo senza una direzione e senza senso. Molte volte meglio rallentare il passo, mettere da parte lansiet per guardare negli occhi e ascoltare, o rinunciare alle urgenze per accompagnare chi rimasto al bordo della strada. A volte come il padre del figlio prodigo, che rimane con le porte aperte perch quando ritorner possa entrare senza difficolt.

47. La Chiesa chiamata ad essere sempre la casa aperta del Padre. Uno dei segni concreti di questa apertura avere dappertutto chiese con le porte aperte. Cos che, se qualcuno vuole seguire un mozione dello Spirito e si avvicina cercando Dio, non si incontrer con la freddezza di una porta chiusa. Ma ci sono altre porte che neppure si devono chiudere. Tutti possono partecipare in qualche modo alla vita ecclesiale, tutti possono far parte della comunit, e nemmeno le porte dei Sacramenti si dovrebbero chiudere per una ragione qualsiasi. Questo vale soprattutto quando si tratta di quel sacramento che la porta, il Battesimo. LEucaristia, sebbene costituisca la pienezza della vita sacramentale, non un premio per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli.[51] Queste convinzioni hanno anche conseguenze pastorali che siamo chiamati a considerare con prudenza e audacia. Di frequente ci comportiamo come controllori della grazia e non come facilitatori. Ma la Chiesa non una dogana, la casa paterna dove c posto per ciascuno con la sua vita faticosa.

48. Se la Chiesa intera assume questo dinamismo missionario deve arrivare a tutti, senza eccezioni. Per chi dovrebbe privilegiare? Quando uno legge il Vangelo incontra un orientamento molto chiaro: non tanto gli amici e vicini ricchi bens soprattutto i poveri e gli infermi, coloro che spesso sono disprezzati e dimenticati, coloro che non hanno da ricambiarti (Lc 14,14). Non devono restare dubbi n sussistono spiegazioni che indeboliscano questo messaggio tanto chiaro. Oggi e sempre, i poveri sono i destinatari privilegiati del Vangelo,[52] e levangelizzazione rivolta gratuitamente ad essi segno del Regno che Ges venuto a portare. Occorre affermare senza giri di parole che esiste un vincolo inseparabile tra la nostra fede e i poveri. Non lasciamoli mai soli.

49. Usciamo, usciamo ad offrire a tutti la vita di Ges Cristo. Ripeto qui per tutta la Chiesa ci che molte volte ho detto ai sacerdoti e laici di Buenos Aires: preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodit di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Non voglio una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti. Se qualcosa deve santamente inquietarci e preoccupare la nostra coscienza che tanti nostri fratelli vivono senza la forza, la luce e la consolazione dellamicizia con Ges Cristo, senza una comunit di fede che li accolga, senza un orizzonte di senso e di vita. Pi della paura di sbagliare spero che ci muova la paura di rinchiuderci nelle strutture che ci danno una falsa protezione, nelle norme che ci trasformano in giudici implacabili, nelle abitudini in cui ci sentiamo tranquilli, mentre fuori c una moltitudine affamata e Ges ci ripete senza sosta: Voi stessi date loro da mangiare (Mc 6,37).

CAPITOLO SECONDO
NELLA CRISI DELL'IMPEGNO COMUNITARIO

50. Prima di parlare di alcune questioni fondamentali relative allazione evangelizzatrice, conviene ricordare brevemente qual il contesto nel quale ci tocca vivere ed operare. Oggi si suole parlare di un eccesso diagnostico, che non sempre accompagnato da proposte risolutive e realmente applicabili. Daltra parte, neppure ci servirebbe uno sguardo puramente sociologico, che abbia la pretesa di abbracciare tutta la realt con la sua metodologia in una maniera solo ipoteticamente neutra ed asettica. Ci che intendo offrire va piuttosto nella linea di un discernimento evangelico. lo sguardo del discepolo missionario che si nutre della luce e della forza dello Spirito Santo.[53]

51. Non compito del Papa offrire unanalisi dettagliata e completa sulla realt contemporanea, ma esorto tutte le comunit ad avere una sempre vigile capacit di studiare i segni dei tempi.[54] Si tratta di una responsabilit grave, giacch alcune realt del presente, se non trovano buone soluzioni, possono innescare processi di disumanizzazione da cui poi difficile tornare indietro. opportuno chiarire ci che pu essere un frutto del Regno e anche ci che nuoce al progetto di Dio. Questo implica non solo riconoscere e interpretare le mozioni dello spirito buono e dello spirito cattivo, ma e qui sta la cosa decisiva scegliere quelle dello spirito buono e respingere quelle dello spirito cattivo. Do per presupposte le diverse analisi che hanno offerto gli altri documenti del Magistero universale, cos come quelle proposte dagli Episcopati regionali e nazionali. In questa Esortazione intendo solo soffermarmi brevemente, con uno sguardo pastorale, su alcuni aspetti della realt che possono arrestare o indebolire le dinamiche del rinnovamento missionario della Chiesa, sia perch riguardano la vita e la dignit del popolo di Dio, sia perch incidono anche sui soggetti che in modo pi diretto fanno parte delle istituzioni ecclesiali e svolgono compiti di evangelizzazione.

I. Alcune sfide del mondo attuale

52. Lumanit vive in questo momento una svolta storica che possiamo vedere nei progressi che si producono in diversi campi. Si devono lodare i successi che contribuiscono al benessere delle persone, per esempio nellambito della salute, delleducazione e della comunicazione. Non possiamo tuttavia dimenticare che la maggior parte degli uomini e delle donne del nostro tempo vivono una quotidiana precariet, con conseguenze funeste. Aumentano alcune patologie. Il timore e la disperazione si impadroniscono del cuore di numerose persone, persino nei cosiddetti paesi ricchi. La gioia di vivere frequentemente si spegne, crescono la mancanza di rispetto e la violenza, linequit diventa sempre pi evidente. Bisogna lottare per vivere e, spesso, per vivere con poca dignit. Questo cambiamento epocale stato causato dai balzi enormi che, per qualit, quantit, velocit e accumulazione, si verificano nel progresso scientifico, nelle innovazioni tecnologiche e nelle loro rapide applicazioni in diversi ambiti della natura e della vita. Siamo nellera della conoscenza e dellinformazione, fonte di nuove forme di un potere molto spesso anonimo.

No a uneconomia dellesclusione

53. Cos come il comandamento non uccidere pone un limite chiaro per assicurare il valore della vita umana, oggi dobbiamo dire no a uneconomia dellesclusione e della inequit. Questa economia uccide. Non possibile che non faccia notizia il fatto che muoia assiderato un anziano ridotto a vivere per strada, mentre lo sia il ribasso di due punti in borsa. Questo esclusione. Non si pu pi tollerare il fatto che si getti il cibo, quando c gente che soffre la fame. Questo inequit. Oggi tutto entra nel gioco della competitivit e della legge del pi forte, dove il potente mangia il pi debole. Come conseguenza di questa situazione, grandi masse di popolazione si vedono escluse ed emarginate: senza lavoro, senza prospettive, senza vie di uscita. Si considera lessere umano in se stesso come un bene di consumo, che si pu usare e poi gettare. Abbiamo dato inizio alla cultura dello scarto che, addirittura, viene promossa. Non si tratta pi semplicemente del fenomeno dello sfruttamento e delloppressione, ma di qualcosa di nuovo: con lesclusione resta colpita, nella sua stessa radice, lappartenenza alla societ in cui si vive, dal momento che in essa non si sta nei bassifondi, nella periferia, o senza potere, bens si sta fuori. Gli esclusi non sono sfruttati ma rifiuti, avanzi.

54. In questo contesto, alcuni ancora difendono le teorie della ricaduta favorevole, che presuppongono che ogni crescita economica, favorita dal libero mercato, riesce a produrre di per s una maggiore equit e inclusione sociale nel mondo. Questa opinione, che non mai stata confermata dai fatti, esprime una fiducia grossolana e ingenua nella bont di coloro che detengono il potere economico e nei meccanismi sacralizzati del sistema economico imperante. Nel frattempo, gli esclusi continuano ad aspettare. Per poter sostenere uno stile di vita che esclude gli altri, o per potersi entusiasmare con questo ideale egoistico, si sviluppata una globalizzazione dellindifferenza. Quasi senza accorgercene, diventiamo incapaci di provare compassione dinanzi al grido di dolore degli altri, non piangiamo pi davanti al dramma degli altri n ci interessa curarci di loro, come se tutto fosse una responsabilit a noi estranea che non ci compete. La cultura del benessere ci anestetizza e perdiamo la calma se il mercato offre qualcosa che non abbiamo ancora comprato, mentre tutte queste vite stroncate per mancanza di possibilit ci sembrano un mero spettacolo che non ci turba in alcun modo.

No alla nuova idolatria del denaro

55. Una delle cause di questa situazione si trova nella relazione che abbiamo stabilito con il denaro, poich accettiamo pacificamente il suo predomino su di noi e sulle nostre societ. La crisi finanziaria che attraversiamo ci fa dimenticare che alla sua origine vi una profonda crisi antropologica: la negazione del primato dellessere umano! Abbiamo creato nuovi idoli. Ladorazione dellantico vitello doro (cfr Es 32,1-35) ha trovato una nuova e spietata versione nel feticismo del denaro e nella dittatura di una economia senza volto e senza uno scopo veramente umano. La crisi mondiale che investe la finanza e leconomia manifesta i propri squilibri e, soprattutto, la grave mancanza di un orientamento antropologico che riduce lessere umano ad uno solo dei suoi bisogni: il consumo.

56. Mentre i guadagni di pochi crescono esponenzialmente, quelli della maggioranza si collocano sempre pi distanti dal benessere di questa minoranza felice. Tale squilibrio procede da ideologie che difendono lautonomia assoluta dei mercati e la speculazione finanziaria. Perci negano il diritto di controllo degli Stati, incaricati di vigilare per la tutela del bene comune. Si instaura una nuova tirannia invisibile, a volte virtuale, che impone, in modo unilaterale e implacabile, le sue leggi e le sue regole. Inoltre, il debito e i suoi interessi allontanano i Paesi dalle possibilit praticabili della loro economia e i cittadini dal loro reale potere dacquisto. A tutto ci si aggiunge una corruzione ramificata e unevasione fiscale egoista, che hanno assunto dimensioni mondiali. La brama del potere e dellavere non conosce limiti. In questo sistema, che tende a fagocitare tutto al fine di accrescere i benefici, qualunque cosa che sia fragile, come lambiente, rimane indifesa rispetto agli interessi del mercato divinizzato, trasformati in regola assoluta.

No a un denaro che governa invece di servire

57. Dietro questo atteggiamento si nascondono il rifiuto delletica e il rifiuto di Dio. Alletica si guarda di solito con un certo disprezzo beffardo. La si considera controproducente, troppo umana, perch relativizza il denaro e il potere. La si avverte come una minaccia, poich condanna la manipolazione e la degradazione della persona. In definitiva, letica rimanda a un Dio che attende una risposta impegnativa, che si pone al di fuori delle categorie del mercato. Per queste, se assolutizzate, Dio incontrollabile, non manipolabile, persino pericoloso, in quanto chiama lessere umano alla sua piena realizzazione e allindipendenza da qualunque tipo di schiavit. Letica unetica non ideologizzata consente di creare un equilibrio e un ordine sociale pi umano. In tal senso, esorto gli esperti finanziari e i governanti dei vari Paesi a considerare le parole di un saggio dellantichit: Non condividere i propri beni con i poveri significa derubarli e privarli della vita. I beni che possediamo non sono nostri, ma loro .[55]

58. Una riforma finanziaria che non ignori letica richiederebbe un vigoroso cambio di atteggiamento da parte dei dirigenti politici, che esorto ad affrontare questa sfida con determinazione e con lungimiranza, senza ignorare, naturalmente, la specificit di ogni contesto. Il denaro deve servire e non governare! Il Papa ama tutti, ricchi e poveri, ma ha lobbligo, in nome di Cristo, di ricordare che i ricchi devono aiutare i poveri, rispettarli e promuoverli. Vi esorto alla solidariet disinteressata e ad un ritorno delleconomia e della finanza ad unetica in favore dellessere umano.

No allinequit che genera violenza

59. Oggi da molte parti si reclama maggiore sicurezza. Ma fino a quando non si eliminano lesclusione e linequit nella societ e tra i diversi popoli sar impossibile sradicare la violenza. Si accusano della violenza i poveri e le popolazioni pi povere, ma, senza uguaglianza di opportunit, le diverse forme di aggressione e di guerra troveranno un terreno fertile che prima o poi provocher lesplosione. Quando la societ locale, nazionale o mondiale abbandona nella periferia una parte di s, non vi saranno programmi politici, n forze dellordine o di intelligence che possano assicurare illimitatamente la tranquillit. Ci non accade soltanto perch linequit provoca la reazione violenta di quanti sono esclusi dal sistema, bens perch il sistema sociale ed economico ingiusto alla radice. Come il bene tende a comunicarsi, cos il male a cui si acconsente, cio lingiustizia, tende ad espandere la sua forza nociva e a scardinare silenziosamente le basi di qualsiasi sistema politico e sociale, per quanto solido possa apparire. Se ogni azione ha delle conseguenze, un male annidato nelle strutture di una societ contiene sempre un potenziale di dissoluzione e di morte. il male cristallizzato nelle strutture sociali ingiuste, a partire dal quale non ci si pu attendere un futuro migliore. Siamo lontani dalla cosiddetta fine della storia, giacch le condizioni di uno sviluppo sostenibile e pacifico non sono ancora adeguatamente impiantate e realizzate.

60. I meccanismi delleconomia attuale promuovono unesasperazione del consumo, ma risulta che il consumismo sfrenato, unito allinequit, danneggia doppiamente il tessuto sociale. In tal modo la disparit sociale genera prima o poi una violenza che la corsa agli armamenti non risolve n risolver mai. Essa serve solo a cercare di ingannare coloro che reclamano maggiore sicurezza, come se oggi non sapessimo che le armi e la repressione violenta, invece di apportare soluzioni, creano nuovi e peggiori conflitti. Alcuni semplicemente si compiacciono incolpando i poveri e i paesi poveri dei propri mali, con indebite generalizzazioni, e pretendono di trovare la soluzione in una educazione che li tranquillizzi e li trasformi in esseri addomesticati e inoffensivi. Questo diventa ancora pi irritante se gli esclusi vedono crescere questo cancro sociale che la corruzione profondamente radicata in molti Paesi nei governi, nellimprenditoria e nelle istituzioni qualunque sia lideologia politica dei governanti.

Alcune sfide culturali

61. Evangelizziamo anche quando cerchiamo di affrontare le diverse sfide che possano presentarsi.[56] A volte queste si manifestano in autentici attacchi alla libert religiosa o in nuove situazioni di persecuzione dei cristiani, le quali, in alcuni Paesi, hanno raggiunto livelli allarmanti di odio e di violenza. In molti luoghi si tratta piuttosto di una diffusa indifferenza relativista, connessa con la disillusione e la crisi delle ideologie verificatasi come reazione a tutto ci che appare totalitario. Ci non danneggia solo la Chiesa, ma la vita sociale in genere. Riconosciamo che una cultura, in cui ciascuno vuole essere portatore di una propria verit soggettiva, rende difficile che i cittadini desiderino partecipare ad un progetto comune che vada oltre gli interessi e i desideri personali.

62. Nella cultura dominante, il primo posto occupato da ci che esteriore, immediato, visibile, veloce, superficiale, provvisorio. Il reale cede il posto allapparenza. In molti Paesi, la globalizzazione ha comportato un accelerato deterioramento delle radici culturali con linvasione di tendenze appartenenti ad altre culture, economicamente sviluppate ma eticamente indebolite. Cos si sono espressi in diversi Sinodi i Vescovi di vari continenti. I Vescovi africani, ad esempio, riprendendo lEnciclica Sollicitudo rei socialis, alcuni anni fa hanno segnalato che molte volte si vuole trasformare i Paesi dellAfrica in semplici pezzi di un meccanismo, parti di un ingranaggio gigantesco. Ci si verifica spesso anche nel campo dei mezzi di comunicazione sociale, i quali, essendo per lo pi gestiti da centri del Nord del mondo, non sempre tengono in debita considerazione le priorit e i problemi propri di questi paesi n rispettano la loro fisionomia culturale.[57] Allo stesso modo, i Vescovi dellAsia hanno sottolineato le influenze che dallesterno vengono esercitate sulle culture asiatiche. Stanno emergendo nuove forme di comportamento che sono il risultato di una eccessiva esposizione ai mezzi di comunicazione [...] Conseguenza di ci che gli aspetti negativi delle industrie dei media e dellintrattenimento minacciano i valori tradizionali.[58]

63. La fede cattolica di molti popoli si trova oggi di fronte alla sfida della proliferazione di nuovi movimenti religiosi, alcuni tendenti al fondamentalismo ed altri che sembrano proporre una spiritualit senza Dio. Questo , da un lato, il risultato di una reazione umana di fronte alla societ materialista, consumista e individualista e, dallaltro, un approfittare delle carenze della popolazione che vive nelle periferie e nelle zone impoverite, che sopravvive in mezzo a grandi dolori umani e cerca soluzioni immediate per le proprie necessit. Questi movimenti religiosi, che si caratterizzano per la loro sottile penetrazione, vengono a colmare, allinterno dellindividualismo imperante, un vuoto lasciato dal razionalismo secolarista. Inoltre, necessario che riconosciamo che, se parte della nostra gente battezzata non sperimenta la propria appartenenza alla Chiesa, ci si deve anche ad alcune strutture e ad un clima poco accoglienti in alcune delle nostre parrocchie e comunit, o a un atteggiamento burocratico per rispondere ai problemi, semplici o complessi, della vita dei nostri popoli. In molte parti c un predominio dellaspetto amministrativo su quello pastorale, come pure una sacramentalizzazione senza altre forme di evangelizzazione.

64. Il processo di secolarizzazione tende a ridurre la fede e la Chiesa allambito privato e intimo. Inoltre, con la negazione di ogni trascendenza, ha prodotto una crescente deformazione etica, un indebolimento del senso del peccato personale e sociale e un progressivo aumento del relativismo, che danno luogo ad un disorientamento generalizzato, specialmente nella fase delladolescenza e della giovinezza, tanto vulnerabile dai cambiamenti. Come bene osservano i Vescovi degli Stati Uniti dAmerica, mentre la Chiesa insiste sullesistenza di norme morali oggettive, valide per tutti, ci sono coloro che presentano questo insegnamento, come ingiusto, ossia opposto ai diritti umani basilari. Tali argomentazioni scaturiscono solitamente da una forma di relativismo morale, che si unisce, non senza inconsistenza, a una fiducia nei diritti assoluti degli individui. In questottica, si percepisce la Chiesa come se promuovesse un pregiudizio particolare e come se interferisse con la libert individuale.[59] Viviamo in una societ dellinformazione che ci satura indiscriminatamente di dati, tutti allo stesso livello, e finisce per portarci ad una tremenda superficialit al momento di impostare le questioni morali. Di conseguenza, si rende necessaria uneducazione che insegni a pensare criticamente e che offra un percorso di maturazione nei valori.

65. Nonostante tutta la corrente secolarista che invade le societ, in molti Paesi anche dove il cristianesimo in minoranza la Chiesa Cattolica unistituzione credibile davanti allopinione pubblica, affidabile per quanto concerne lambito della solidariet e della preoccupazione per i pi indigenti. In ripetute occasioni, essa ha servito come mediatrice per favorire la soluzione di problemi che riguardano la pace, la concordia, lambiente, la difesa della vita, i diritti umani e civili, ecc. E quanto grande il contributo delle scuole e delle universit cattoliche nel mondo intero! molto positivo che sia cos. Per ci costa mostrare che, quando poniamo sul tappeto altre questioni che suscitano minore accoglienza pubblica, lo facciamo per fedelt alle medesime convinzioni sulla dignit della persona umana e il bene comune.

66. La famiglia attraversa una crisi culturale profonda, come tutte le comunit e i legami sociali. Nel caso della famiglia, la fragilit dei legami diventa particolarmente grave perch si tratta della cellula fondamentale della societ, del luogo dove si impara a convivere nella differenza e ad appartenere ad altri e dove i genitori trasmettono la fede ai figli. Il matrimonio tende ad essere visto come una mera forma di gratificazione affettiva che pu costituirsi in qualsiasi modo e modificarsi secondo la sensibilit di ognuno. Ma il contributo indispensabile del matrimonio alla societ supera il livello dellemotivit e delle necessit contingenti della coppia. Come insegnano i Vescovi francesi, non nasce dal sentimento amoroso, effimero per definizione, ma dalla profondit dellimpegno assunto dagli sposi che accettano di entrare in una comunione di vita totale.[60]

67. Lindividualismo postmoderno e globalizzato favorisce uno stile di vita che indebolisce lo sviluppo e la stabilit dei legami tra le persone, e che snatura i vincoli familiari. Lazione pastorale deve mostrare ancora meglio che la relazione con il nostro Padre esige e incoraggia una comunione che guarisca, promuova e rafforzi i legami interpersonali. Mentre nel mondo, specialmente in alcuni Paesi, riappaiono diverse forme di guerre e scontri, noi cristiani insistiamo nella proposta di riconoscere laltro, di sanare le ferite, di costruire ponti, stringere relazioni e aiutarci a portare i pesi gli uni degli altri (Gal 6,2). Daltra parte, oggi nascono molte forme di associazione per la difesa di diritti e per il raggiungimento di nobili obiettivi. In tal modo si manifesta una sete di partecipazione di numerosi cittadini che vogliono essere costruttori del progresso sociale e culturale.

Sfide dellinculturazione della fede

68. Il sostrato cristiano di alcuni popoli soprattutto occidentali una realt viva. Qui troviamo, specialmente tra i pi bisognosi, una riserva morale che custodisce valori di autentico umanesimo cristiano. Uno sguardo di fede sulla realt non pu dimenticare di riconoscere ci che semina lo Spirito Santo. Significherebbe non avere fiducia nella sua azione libera e generosa pensare che non ci sono autentici valori cristiani l dove una gran parte della popolazione ha ricevuto il Battesimo ed esprime la sua fede e la sua solidariet fraterna in molteplici modi. Qui bisogna riconoscere molto pi che dei semi del Verbo, poich si tratta di unautentica fede cattolica con modalit proprie di espressione e di appartenenza alla Chiesa. Non bene ignorare la decisiva importanza che riveste una cultura segnata dalla fede, perch questa cultura evangelizzata, al di l dei suoi limiti, ha molte pi risorse di una semplice somma di credenti posti dinanzi agli attacchi del secolarismo attuale. Una cultura popolare evangelizzata contiene valori di fede e di solidariet che possono provocare lo sviluppo di una societ pi giusta e credente, e possiede una sapienza peculiare che bisogna saper riconoscere con uno sguardo colmo di gratitudine.

69. imperioso il bisogno di evangelizzare le culture per inculturare il Vangelo. Nei Paesi di tradizione cattolica si tratter di accompagnare, curare e rafforzare la ricchezza che gi esiste, e nei Paesi di altre tradizioni religiose o profondamente secolarizzati si tratter di favorire nuovi processi di evangelizzazione della cultura, bench presuppongano progetti a lunghissimo termine. Non possiamo, tuttavia, ignorare che sempre c un appello alla crescita. Ogni cultura e ogni gruppo sociale necessita di purificazione e maturazione. Nel caso di culture popolari di popolazioni cattoliche, possiamo riconoscere alcune debolezze che devono ancora essere sanate dal Vangelo: il maschilismo, lalcolismo, la violenza domestica, una scarsa partecipazione allEucaristia, credenze fataliste o superstiziose che fanno ricorrere alla stregoneria, eccetera. Ma proprio la piet popolare il miglior punto di partenza per sanarle e liberarle.

70. anche vero che a volte laccento, pi che sullimpulso della piet cristiana, si pone su forme esteriori di tradizioni di alcuni gruppi, o in ipotetiche rivelazioni private che si assolutizzano. Esiste un certo cristianesimo fatto di devozioni, proprio di un modo individuale e sentimentale di vivere la fede, che in realt non corrisponde
ad unautentica piet popolare. Alcuni promuovono queste espressioni senza preoccuparsi della promozione sociale e della formazione dei fedeli, e in certi casi lo fanno per ottenere benefici economici o qualche potere sugli altri. Nemmeno possiamo ignorare che, negli ultimi decenni, si prodotta una rottura nella trasmissione generazionale della fede cristiana nel popolo cattolico. innegabile che molti si sentono delusi e cessano di identificarsi con la tradizione cattolica, che aumentano i genitori che non battezzano i figli e non insegnano loro a pregare, e che c un certo esodo verso altre comunit di fede. Alcune cause di questa rottura sono: la mancanza di spazi di dialogo in famiglia, linflusso dei mezzi di comunicazione, il soggettivismo relativista, il consumismo sfrenato che stimola il mercato, la mancanza di accompagnamento pastorale dei pi poveri, lassenza di unaccoglienza cordiale nelle nostre istituzioni e la nostra difficolt di ricreare ladesione mistica della fede in uno scenario religioso plurale.

Sfide delle culture urbane

71. La nuova Gerusalemme, la Citt santa (cfr Ap 21,2-4), la meta verso cui incamminata lintera umanit. interessante che la rivelazione ci dica che la pienezza dellumanit e della storia si realizza in una citt. Abbiamo bisogno di riconoscere la citt a partire da uno sguardo contemplativo, ossia uno sguardo di fede che scopra quel Dio che abita nelle sue case, nelle sue strade, nelle sue piazze. La presenza di Dio accompagna la ricerca sincera che persone e gruppi compiono per trovare appoggio e senso alla loro vita. Egli vive tra i cittadini promuovendo la solidariet, la fraternit, il desiderio di bene, di verit, di giustizia. Questa presenza non deve essere fabbricata, ma scoperta, svelata. Dio non si nasconde a coloro che lo cercano con cuore sincero, sebbene lo facciano a tentoni, in modo impreciso e diffuso.

72. Nella citt, laspetto religioso mediato da diversi stili di vita, da costumi associati a un senso del tempo, del territorio e delle relazioni che differisce dallo stile delle popolazioni rurali. Nella vita di ogni giorno i cittadini molte volte lottano per sopravvivere e, in questa lotta, si cela un senso profondo dellesistenza che di solito implica anche un profondo senso religioso. Dobbiamo contemplarlo per ottenere un dialogo come quello che il Signore realizz con la Samaritana, presso il pozzo, dove lei cercava di saziare la sua sete (cfr Gv 4,7-26).

73. Nuove culture continuano a generarsi in queste enormi geografie umane dove il cristiano non suole pi essere promotore o generatore di senso, ma che riceve da esse altri linguaggi, simboli, messaggi e paradigmi che offrono nuovi orientamenti di vita, spesso in contrasto con il Vangelo di Ges. Una cultura inedita palpita e si progetta nella citt. Il Sinodo ha constatato che oggi le trasformazioni di queste grandi aree e la cultura che esprimono sono un luogo privilegiato della nuova evangelizzazione.[61] Ci richiede di immaginare spazi di preghiera e di comunione con caratteristiche innovative, pi attraenti e significative per le popolazioni urbane. Gli ambienti rurali, a causa dellinflusso dei mezzi di comunicazione di massa, non sono estranei a queste trasformazioni culturali che operano anche mutamenti significativi nei loro modi di vivere.

74. Si rende necessaria unevangelizzazione che illumini i nuovi modi di relazionarsi con Dio, con gli altri e con lambiente, e che susciti i valori fondamentali. necessario arrivare l dove si formano i nuovi racconti e paradigmi, raggiungere con la Parola di Ges i nuclei pi profondi dellanima delle citt. Non bisogna dimenticare che la citt un ambito multiculturale. Nelle grandi citt si pu osservare un tessuto connettivo in cui gruppi di persone condividono le medesime modalit di sognare la vita e immaginari simili e si costituiscono in nuovi settori umani, in territori culturali, in citt invisibili. Svariate forme culturali convivono di fatto, ma esercitano molte volte pratiche di segregazione e di violenza. La Chiesa chiamata a porsi al servizio di un dialogo difficile. Daltra parte, vi sono cittadini che ottengono i mezzi adeguati per lo sviluppo della vita personale e familiare, per sono moltissimi i non cittadini, i cittadini a met o gli avanzi urbani. La citt produce una sorta di permanente ambivalenza, perch, mentre offre ai suoi cittadini infinite possibilit, appaiono anche numerose difficolt per il pieno sviluppo della vita di molti. Questa contraddizione provoca sofferenze laceranti. In molte parti del mondo, le citt sono scenari di proteste di massa dove migliaia di abitanti reclamano libert, partecipazione, giustizia e varie rivendicazioni che, se non vengono adeguatamente interpretate, non si potranno mettere a tacere con la forza.

75. Non possiamo ignorare che nelle citt facilmente si incrementano il traffico di droga e di persone, labuso e lo sfruttamento di minori, labbandono di anziani e malati, varie forme di corruzione e di criminalit. Al tempo stesso, quello che potrebbe essere un prezioso spazio di incontro e di solidariet, spesso si trasforma nel luogo della fuga e della sfiducia reciproca. Le case e i quartieri si costruiscono pi per isolare e proteggere che per collegare e integrare. La proclamazione del Vangelo sar una base per ristabilire la dignit della vita umana in questi contesti, perch Ges vuole spargere nelle citt vita in abbondanza (cfr Gv 10,10). Il senso unitario e completo della vita umana che il Vangelo propone il miglior rimedio ai mali della citt, sebbene dobbiamo considerare che un programma e uno stile uniforme e rigido di evangelizzazione non sono adatti per questa realt. Ma vivere fino in fondo ci che umano e introdursi nel cuore delle sfide come fermento di testimonianza, in qualsiasi cultura, in qualsiasi citt, migliora il cristiano e feconda la citt.

II. Tentazioni degli operatori pastorali

76. Sento una gratitudine immensa per limpegno di tutti coloro che lavorano nella Chiesa. Non voglio soffermarmi ora ad esporre le attivit dei diversi operatori pastorali, dai vescovi fino al pi umile e nascosto dei servizi ecclesiali. Mi piacerebbe piuttosto riflettere sulle sfide che tutti loro devono affrontare nel contesto dellattuale cultura globalizzata. Per, devo dire in primo luogo e come dovere di giustizia, che lapporto della Chiesa nel mondo attuale enorme. Il nostro dolore e la nostra vergogna per i peccati di alcuni membri della Chiesa, e per i propri, non devono far dimenticare quanti cristiani danno la vita per amore: aiutano tanta gente a curarsi o a morire in pace in precari ospedali, o accompagnano le persone rese schiave da diverse dipendenze nei luoghi pi poveri della Terra, o si prodigano nelleducazione di bambini e giovani, o si prendono cura di anziani abbandonati da tutti, o cercano di comunicare valori in ambienti ostili, o si dedicano in molti altri modi, che mostrano limmenso amore per lumanit ispiratoci dal Dio fatto uomo. Ringrazio per il bellesempio che mi danno tanti cristiani che offrono la loro vita e il loro tempo con gioia. Questa testimonianza mi fa
tanto bene e mi sostiene nella mia personale aspirazione a superare legoismo per spendermi di pi.

77. Ciononostante, come figli di questa epoca, tutti siamo in qualche modo sotto linflusso della cultura attuale globalizzata, che, pur presentandoci valori e nuove possibilit, pu anche limitarci, condizionarci e persino farci ammalare. Riconosco che abbiamo bisogno di creare spazi adatti a motivare e risanare gli operatori pastorali, luoghi in cui rigenerare la propria fede in Ges crocifisso e risorto, in cui condividere le proprie domande pi profonde e le preoccupazioni del quotidiano, in cui discernere in profondit con criteri evangelici sulla propria esistenza ed esperienza, al fine di orientare al bene e al bello le proprie scelte individuali e sociali.[62] Al tempo stesso, desidero richiamare lattenzione su alcune tentazioni che specialmente oggi colpiscono gli operatori pastorali.

S alla sfida di una spiritualit missionaria

78. Oggi si pu riscontrare in molti operatori pastorali, comprese persone consacrate, una preoccupazione esagerata per gli spazi personali di autonomia e di distensione, che porta a vivere i propri compiti come una mera appendice della vita, come se non facessero parte della propria identit. Nel medesimo tempo, la vita spirituale si confonde con alcuni momenti religiosi che offrono un certo sollievo ma che non alimentano lincontro con gli altri, limpegno nel mondo, la passione per levangelizzazione. Cos, si possono riscontrare in molti operatori di evangelizzazione, sebbene preghino, unaccentuazione dellindividualismo, una crisi didentit e un calo del fervore. Sono tre mali che si alimentano luno con laltro.

79. La cultura mediatica e qualche ambiente intellettuale a volte trasmettono una marcata sfiducia nei confronti del messaggio della Chiesa, e un certo disincanto. Come conseguenza, molti operatori pastorali, bench preghino, sviluppano una sorta di complesso di inferiorit, che li conduce a relativizzare o ad occultare la loro identit cristiana e le loro convinzioni. Si produce allora un circolo vizioso, perch cos non sono felici di quello che sono e di quello che fanno, non si sentono identificati con la missione evangelizzatrice, e questo indebolisce limpegno. Finiscono per soffocare la gioia della missione in una specie di ossessione per essere come tutti gli altri e per avere quello che gli altri possiedono. In questo modo il compito dellevangelizzazione diventa forzato e si dedicano ad esso pochi sforzi e un tempo molto limitato.

80. Si sviluppa negli operatori pastorali, al di l dello stile spirituale o della peculiare linea di pensiero che possono avere, un relativismo ancora pi pericoloso di quello dottrinale. Ha a che fare con le scelte pi profonde e sincere che determinano una forma di vita. Questo relativismo pratico consiste nellagire come se Dio non esistesse, decidere come se i poveri non esistessero, sognare come gli altri non esistessero, lavorare come se quanti non hanno ricevuto lannuncio non esistessero. degno di nota il fatto che, persino chi apparentemente dispone di solide convinzioni dottrinali e spirituali, spesso cade in uno stile di vita che porta ad attaccarsi a sicurezze economiche, o a spazi di potere e di gloria umana che ci si procura in qualsiasi modo, invece di dare la vita per gli altri nella missione. Non lasciamoci rubare lentusiasmo missionario!

No allaccidia egoista

81. Quando abbiamo pi bisogno di un dinamismo missionario che porti sale e luce al mondo, molti laici temono che qualcuno li inviti a realizzare qualche compito apostolico, e cercano di fuggire da qualsiasi impegno che possa togliere loro il tempo libero. Oggi, per esempio, diventato molto difficile trovare catechisti preparati per le parrocchie e che perseverino nel loro compito per diversi anni. Ma qualcosa di simile accade con i sacerdoti, che si preoccupano con ossessione del loro tempo personale. Questo si deve frequentemente al fatto che le persone sentono il bisogno imperioso di preservare i loro spazi di autonomia, come se un compito di evangelizzazione fosse un veleno pericoloso invece che una gioiosa risposta allamore di Dio che ci convoca alla missione e ci rende completi e fecondi. Alcuni fanno resistenza a provare fino in fondo il gusto della missione e rimangono avvolti in unaccidia paralizzante.

82. Il problema non sempre leccesso di attivit, ma soprattutto sono le attivit vissute male, senza le motivazioni adeguate, senza una spiritualit che permei lazione e la renda desiderabile. Da qui deriva che i doveri stanchino pi di quanto sia ragionevole, e a volte facciano ammalare. Non si tratta di una fatica serena, ma tesa, pesante, insoddisfatta e, in definitiva, non accettata. Questa accidia pastorale pu avere diverse origini. Alcuni vi cadono perch portano avanti progetti irrealizzabili e non vivono volentieri quello che con tranquillit potrebbero fare. Altri, perch non accettano la difficile evoluzione dei processi e vogliono che tutto cada dal cielo. Altri, perch si attaccano ad alcuni progetti o a sogni di successo coltivati dalla loro vanit. Altri, per aver perso il contatto reale con la gente, in una spersonalizzazione della pastorale che porta a prestare maggiore attenzione allorganizzazione che alle persone, cos che li entusiasma pi la tabella di marcia che la marcia stessa. Altri cadono nellaccidia perch non sanno aspettare, vogliono dominare il ritmo della vita. Lansia odierna di arrivare a risultati immediati fa s che gli operatori pastorali non tollerino facilmente il senso di qualche contraddizione, un apparente fallimento, una critica, una croce.

83. Cos prende forma la pi grande minaccia, che il grigio pragmatismo della vita quotidiana della Chiesa, nel quale tutto apparentemente procede nella normalit, mentre in realt la fede si va logorando e degenerando nella meschinit.[63] Si sviluppa la psicologia della tomba, che poco a poco trasforma i cristiani in mummie da museo. Delusi dalla realt, dalla Chiesa o da se stessi, vivono la costante tentazione di attaccarsi a una tristezza dolciastra, senza speranza, che si impadronisce del cuore come il pi prezioso degli elisir del demonio.[64] Chiamati ad illuminare e a comunicare vita, alla fine si lasciano affascinare da cose che generano solamente oscurit e stanchezza interiore, e che debilitano il dinamismo apostolico. Per tutto ci mi permetto di insistere: non lasciamoci rubare la gioia dellevangelizzazione!

No al pessimismo sterile

84. La gioia del Vangelo quella che niente e nessuno ci potr mai togliere (cfr Gv 16,22). I mali del nostro mondo e quelli della Chiesa non dovrebbero essere scuse per ridurre il nostro impegno e il nostro fervore. Consideriamoli come sfide per crescere. Inoltre, lo sguardo di fede capace di riconoscere la luce che sempre lo Spirito Santo diffonde in mezzo alloscurit, senza dimenticare che dove abbond il peccato, sovrabbond la grazia (Rm 5,20). La nostra fede sfidata a intravedere il vino in cui lacqua pu essere trasformata, e a scoprire il grano che cresce in mezzo della zizzania. A cinquantanni dal Concilio Vaticano II, anche se proviamo dolore per le miserie della nostra epoca e siamo lontani da ingenui ottimismi, il maggiore realismo non deve significare minore fiducia nello Spirito n minore generosit. In questo senso, possiamo tornare ad ascoltare le parole del beato Giovanni XXIII in quella memorabile giornata dell11 ottobre 1962: Non senza offesa per le Nostre orecchie, ci vengono riferite le voci di alcuni che, sebbene accesi di zelo per la religione, valutano per i fatti senza sufficiente obiettivit n prudente giudizio. Nelle attuali condizioni della societ umana essi non sono capaci di vedere altro che rovine e guai [...] A Noi sembra di dover risolutamente dissentire da codesti profeti di sventura, che annunziano sempre il peggio, quasi incombesse la fine del mondo. Nello stato presente degli eventi umani, nel quale lumanit sembra entrare in un nuovo ordine di cose, sono piuttosto da vedere i misteriosi piani della Divina Provvidenza, che si realizzano in tempi successivi attraverso lopera degli uomini, e spesso al di l delle loro aspettative, e con sapienza dispongono tutto, anche le avverse vicende umane, per il bene della Chiesa.[65]

85. Una delle tentazioni pi serie che soffocano il fervore e laudacia il senso di sconfitta, che ci trasforma in pessimisti scontenti e disincantati dalla faccia scura. Nessuno pu intraprendere una battaglia se in anticipo non confida pienamente nel trionfo. Chi comincia senza fiducia ha perso in anticipo met della battaglia e sotterra i propri talenti. Anche se con la dolorosa consapevolezza delle proprie fragilit, bisogna andare avanti senza darsi per vinti, e ricordare quello che disse il Signore a san Paolo: Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza (2 Cor 12,9). Il trionfo cristiano sempre una croce, ma una croce che al tempo stesso vessillo di vittoria, che si porta con una tenerezza combattiva contro gli assalti del male. Il cattivo spirito della sconfitta fratello della tentazione di separare prima del tempo il grano dalla zizzania, prodotto di una sfiducia ansiosa ed egocentrica.

86. evidente che in alcuni luoghi si prodotta una desertificazione spirituale, frutto del progetto di societ che vogliono costruirsi senza Dio o che distruggono le loro radici cristiane. L il mondo cristiano sta diventando sterile, e si esaurisce, come una terra supersfruttata che si trasforma in sabbia.[66] In altri Paesi, la resistenza violenta al cristianesimo obbliga i cristiani a vivere la loro fede quasi di nascosto nel Paese che amano. Questa unaltra forma molto dolorosa di deserto. Anche la propria famiglia o il proprio luogo di lavoro possono essere quellambiente arido dove si deve conservare la fede e cercare di irradiarla. Ma proprio a partire dallesperienza di questo deserto, da questo vuoto, che possiamo nuovamente scoprire la gioia di credere, la sua importanza vitale per noi, uomini e donne. Nel deserto si torna a scoprire il valore di ci che essenziale per vivere; cos nel mondo contemporaneo sono innumerevoli i segni, spesso manifestati in forma implicita o negativa, della sete di Dio, del senso ultimo della vita. E nel deserto c bisogno soprattutto di persone di fede che, con la loro stessa vita, indichino la via verso la Terra promessa e cos tengono viva la speranza.[67] In ogni caso, in quelle circostanze siamo chiamati ad essere persone-anfore per dare da bere agli altri. A volte lanfora si trasforma in una pesante croce, ma proprio sulla Croce dove, trafitto, il Signore si consegnato a noi come fonte di acqua viva. Non lasciamoci rubare la speranza!

S alle relazioni nuove generate da Ges Cristo

87. Oggi, quando le reti e gli strumenti della comunicazione umana hanno raggiunto sviluppi inauditi, sentiamo la sfida di scoprire e trasmettere la mistica di vivere insieme, di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po caotica che pu trasformarsi in una vera esperienza di fraternit, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio. In questo modo, le maggiori possibilit di comunicazione si tradurranno in maggiori possibilit di incontro e di solidariet tra tutti. Se potessimo seguire questa strada, sarebbe una cosa tanto buona, tanto risanatrice, tanto liberatrice, tanto generatrice di speranza! Uscire da se stessi per unirsi agli altri fa bene. Chiudersi in s stessi significa assaggiare lamaro veleno dellimmanenza, e lumanit avr la peggio in ogni scelta egoistica che facciamo.

88. Lideale cristiano inviter sempre a superare il sospetto, la sfiducia permanente, la paura di essere invasi, gli atteggiamenti difensivi che il mondo attuale ci impone. Molti tentano di fuggire dagli altri verso un comodo privato, o verso il circolo ristretto dei pi intimi, e rinunciano al realismo della dimensione sociale del Vangelo. Perch, cos come alcuni vorrebbero un Cristo puramente spirituale, senza carne e senza croce, si pretendono anche relazioni interpersonali solo mediate da apparecchi sofisticati, da schermi e sistemi che si possano accendere e spegnere a comando. Nel frattempo, il Vangelo ci invita sempre a correre il rischio dellincontro con il volto dellaltro, con la sua presenza fisica che interpella, col suo dolore e le sue richieste, con la sua gioia contagiosa in un costante corpo a corpo. Lautentica fede nel Figlio di Dio fatto carne inseparabile dal dono di s, dallappartenenza alla comunit, dal servizio, dalla riconciliazione con la carne degli altri. Il Figlio di Dio, nella sua incarnazione, ci ha invitato alla rivoluzione della tenerezza.

89. Lisolamento, che una versione dellimmanentismo, si pu esprimere in una falsa autonomia che esclude Dio e che per pu anche trovare nel religioso una forma di consumismo spirituale alla portata del suo morboso individualismo. Il ritorno al sacro e la ricerca spirituale che caratterizzano la nostra epoca sono fenomeni ambigui. Ma pi dellateismo, oggi abbiamo di fronte la sfida di rispondere adeguatamente alla sete di Dio di molta gente, perch non cerchino di spegnerla con proposte alienanti o con un Ges Cristo senza carne e senza impegno con laltro. Se non trovano nella Chiesa una spiritualit che li sani, li liberi, li ricolmi di vita e di pace e che nel medesimo tempo li chiami alla comunione solidale e alla fecondit missionaria, finiranno ingannati da proposte che non umanizzano n danno gloria a Dio.

90. Le forme proprie della religiosit popolare sono incarnate, perch sono sgorgate dallincarnazione della fede cristiana in una cultura popolare. Per ci stesso esse includono una relazione personale, non con energie armonizzanti ma con Dio, con Ges Cristo, con Maria, con un santo. Hanno carne, hanno volti. Sono adatte per alimentare potenzialit relazionali e non tanto fughe individualiste. In altri settori delle nostre societ cresce la stima per diverse forme di spiritualit del benessere senza comunit, per una teologia della prosperit senza impegni fraterni, o per esperienze soggettive senza volto, che si riducono a una ricerca interiore immanentista.

91. Una sfida importante mostrare che la soluzione non consister mai nel fuggire da una relazione personale e impegnata con Dio, che al tempo stesso ci impegni con gli altri. Questo ci che accade oggi quando i credenti fanno in modo di nascondersi e togliersi dalla vista degli altri, e quando sottilmente scappano da un luogo allaltro o da un compito allaltro, senza creare vincoli profondi e stabili: Imaginatio locorum et mutatio multos fefellit.[68] un falso rimedio che fa ammalare il cuore e a volte il corpo. necessario aiutare a riconoscere che lunica via consiste nellimparare a incontrarsi con gli altri con latteggiamento giusto, apprezzandoli e accettandoli come compagni di strada, senza resistenze interiori. Meglio ancora, si tratta di imparare a scoprire Ges nel volto degli altri, nella loro voce, nelle loro richieste. anche imparare a soffrire in un abbraccio con Ges crocifisso quando subiamo aggressioni ingiuste o ingratitudini, senza stancarci mai di scegliere la fraternit.[69]

92. L sta la vera guarigione, dal momento che il modo di relazionarci con gli altri che realmente ci risana invece di farci ammalare, una fraternit mistica, contemplativa, che sa guardare alla grandezza sacra del prossimo, che sa scoprire Dio in ogni essere umano, che sa sopportare le molestie del vivere insieme aggrappandosi allamore di Dio, che sa aprire il cuore allamore divino per cercare la felicit degli altri come la cerca il loro Padre buono. Proprio in questa epoca, e anche l dove sono un piccolo gregge (Lc 12,32), i discepoli del Signore sono chiamati a vivere come comunit che sia sale della terra e luce del mondo (cfr Mt 5,13-16). Sono chiamati a dare testimonianza di una appartenenza evangelizzatrice in maniera sempre nuova.[70] Non lasciamoci rubare la comunit!

No alla mondanit spirituale

93. La mondanit spirituale, che si nasconde dietro apparenze di religiosit e persino di amore alla Chiesa, consiste nel cercare, al posto della gloria del Signore, la gloria umana ed il benessere personale. quello che il Signore rimproverava ai Farisei: E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dallunico Dio? (Gv 5,44). Si tratta di un modo sottile di cercare i propri interessi, non quelli di Ges Cristo (Fil 2,21). Assume molte forme, a seconda del tipo di persona e della condizione nella quale si insinua. Dal momento che legata alla ricerca dellapparenza, non sempre si accompagna con peccati pubblici, e allesterno tutto appare corretto. Ma se invadesse la Chiesa, sarebbe infinitamente pi disastrosa di qualunque altra mondanit semplicemente morale.[71]

94. Questa mondanit pu alimentarsi specialmente in due modi profondamente connessi tra loro. Uno il fascino dello gnosticismo, una fede rinchiusa nel soggettivismo, dove interessa unicamente una determinata esperienza o una serie di ragionamenti e conoscenze che si ritiene possano confortare e illuminare, ma dove il soggetto in definitiva rimane chiuso nellimmanenza della sua propria ragione o dei suoi sentimenti. Laltro il neopelagianesimo autoreferenziale e prometeico di coloro che in definitiva fanno affidamento unicamente sulle proprie forze e si sentono superiori agli altri perch osservano determinate norme o perch sono irremovibilmente fedeli ad un certo stile cattolico proprio del passato. una presunta sicurezza dottrinale o disciplinare che d luogo ad un elitarismo narcisista e autoritario, dove invece di evangelizzare si analizzano e si classificano gli altri, e invece di facilitare laccesso alla grazia si consumano le energie nel controllare. In entrambi i casi, n Ges Cristo n gli altri interessano veramente. Sono manifestazioni di un immanentismo antropocentrico. Non possibile immaginare che da queste forme riduttive di cristianesimo possa scaturire un autentico dinamismo evangelizzatore.

95. Questa oscura mondanit si manifesta in molti atteggiamenti apparentemente opposti ma con la stessa pretesa di dominare lo spazio della Chiesa. In alcuni si nota una cura ostentata della liturgia, della dottrina e del prestigio della Chiesa, ma senza che li preoccupi il reale inserimento del Vangelo nel Popolo di Dio e nei bisogni concreti della storia. In tal modo la vita della Chiesa si trasforma in un pezzo da museo o in un possesso di pochi. In altri, la medesima mondanit spirituale si nasconde dietro il fascino di poter mostrare conquiste sociali e politiche, o in una vanagloria legata alla gestione di faccende pratiche, o in unattrazione per le dinamiche di autostima e di realizzazione autoreferenziale. Si pu anche tradurre in diversi modi di mostrarsi a se stessi coinvolti in una densa vita sociale piena di viaggi, riunioni, cene, ricevimenti. Oppure si esplica in un funzionalismo manageriale, carico di statistiche, pianificazioni e valutazioni, dove il principale beneficiario non il Popolo di Dio ma piuttosto la Chiesa come organizzazione. In tutti i casi, priva del sigillo di Cristo incarnato, crocifisso e risuscitato, si rinchiude in gruppi di lite, non va realmente in cerca dei lontani n delle immense moltitudini assetate di Cristo. Non c pi fervore evangelico, ma il godimento spurio di un autocompiacimento egocentrico.

96. In questo contesto, si alimenta la vanagloria di coloro che si accontentano di avere qualche potere e preferiscono essere generali di eserciti sconfitti piuttosto che semplici soldati di uno squadrone che continua a combattere. Quante volte sogniamo piani apostolici espansionisti, meticolosi e ben disegnati, tipici dei generali sconfitti! Cos neghiamo la nostra storia di Chiesa, che gloriosa in quanto storia di sacrifici, di speranza, di lotta quotidiana, di vita consumata nel servizio, di costanza nel lavoro faticoso, perch ogni lavoro sudore della nostra fronte. Invece ci intratteniamo vanitosi parlando a proposito di quello che si dovrebbe fare il peccato del si dovrebbe fare come maestri spirituali ed esperti di pastorale che danno istruzioni rimanendo allesterno. Coltiviamo la nostra immaginazione senza limiti e perdiamo il contatto con la realt sofferta del nostro popolo fedele.

97. Chi caduto in questa mondanit guarda dallalto e da lontano, rifiuta la profezia dei fratelli, squalifica chi gli pone domande, fa risaltare continuamente gli errori degli altri ed ossessionato dallapparenza. Ha ripiegato il riferimento del cuore allorizzonte chiuso della sua immanenza e dei suoi interessi e, come conseguenza di ci, non impara dai propri peccati n autenticamente aperto al perdono. una tremenda corruzione con apparenza di bene. Bisogna evitarla mettendo la Chiesa in movimento di uscita da s, di missione centrata in Ges Cristo, di impegno verso i poveri. Dio ci liberi da una Chiesa mondana sotto drappeggi spirituali o pastorali! Questa mondanit asfissiante si sana assaporando laria pura dello Spirito Santo, che ci libera dal rimanere centrati in noi stessi, nascosti in unapparenza religiosa vuota di Dio. Non lasciamoci rubare il Vangelo!

No alla guerra tra di noi

98. Allinterno del Popolo di Dio e nelle diverse comunit, quante guerre! Nel quartiere, nel posto di lavoro, quante guerre per invidie e gelosie, anche tra cristiani! La mondanit spirituale porta alcuni cristiani ad essere in guerra con altri cristiani che si frappongono alla loro ricerca di potere, di prestigio, di piacere o di sicurezza economica. Inoltre, alcuni smettono di vivere unappartenenza cordiale alla Chiesa per alimentare uno spirito di contesa. Pi che appartenere alla Chiesa intera, con la sua ricca variet, appartengono a questo o quel gruppo che si sente differente o speciale.

99. Il mondo lacerato dalle guerre e dalla violenza, o ferito da un diffuso individualismo che divide gli esseri umani e li pone luno contro laltro ad inseguire il proprio benessere. In vari Paesi risorgono conflitti e vecchie divisioni che si credevano in parte superate. Ai cristiani di tutte le comunit del mondo desidero chiedere specialmente una testimonianza di comunione fraterna che diventi attraente e luminosa. Che tutti possano ammirare come vi prendete cura gli uni degli altri, come vi incoraggiate mutuamente e come vi accompagnate: Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri (Gv 13,35). quello che ha chiesto con intensa preghiera Ges al Padre: Siano una sola cosa in noi perch il mondo creda (Gv 17,21). Attenzione alla tentazione dellinvidia! Siamo sulla stessa barca e andiamo verso lo stesso porto! Chiediamo la grazia di rallegrarci dei frutti degli altri, che sono di tutti.

100. A coloro che sono feriti da antiche divisioni risulta difficile accettare che li esortiamo al perdono e alla riconciliazione, perch pensano che ignoriamo il loro dolore o pretendiamo di far perdere loro memoria e ideali. Ma se vedono la testimonianza di comunit autenticamente fraterne e riconciliate, questa sempre una luce che attrae. Perci mi fa tanto male riscontrare come in alcune comunit cristiane, e persino tra persone consacrate, si dia spazio a diverse forme di odio, divisione, calunnia, diffamazione, vendetta, gelosia, desiderio di imporre le proprie idee a qualsiasi costo, fino a persecuzioni che sembrano una implacabile caccia alle streghe. Chi vogliamo evangelizzare con questi comportamenti?

101. Chiediamo al Signore che ci faccia comprendere la legge dellamore. Che buona cosa avere questa legge! Quanto ci fa bene amarci gli uni gli altri al di l di tutto! S, al di l di tutto! A ciascuno di noi diretta lesortazione paolina: Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene (Rm 12,21). E ancora: Non stanchiamoci di fare il bene (Gal 6,9). Tutti abbiamo simpatie ed antipatie, e forse proprio in questo momento siamo arrabbiati con qualcuno. Diciamo almeno al Signore: Signore, sono arrabbiato con questo, con quella. Ti prego per lui e per lei. Pregare per la persona con cui siamo irritati un bel passo verso lamore, ed un atto di evangelizzazione. Facciamolo oggi! Non lasciamoci rubare lideale dellamore fraterno!

Altre sfide ecclesiali

102. I laici sono semplicemente limmensa maggioranza del popolo di Dio. Al loro servizio c una minoranza: i ministri ordinati. cresciuta la coscienza dellidentit e della missione del laico nella Chiesa. Disponiamo di un numeroso laicato, bench non sufficiente, con un radicato senso comunitario e una grande fedelt allimpegno della carit, della catechesi, della celebrazione della fede. Ma la presa di coscienza di questa responsabilit laicale che nasce dal Battesimo e dalla Confermazione non si manifesta nello stesso modo da tutte le parti. In alcuni casi perch non si sono formati per assumere responsabilit importanti, in altri casi per non aver trovato spazio nelle loro Chiese particolari per poter esprimersi ed agire, a causa di un eccessivo clericalismo che li mantiene al margine delle decisioni. Anche se si nota una maggiore partecipazione di molti ai ministeri laicali, questo impegno non si riflette nella penetrazione dei valori cristiani nel mondo sociale, politico ed economico. Si limita molte volte a compiti intraecclesiali senza un reale impegno per lapplicazione del Vangelo alla trasformazione della societ. La formazione dei laici e levangelizzazione delle categorie professionali e intellettuali rappresentano unimportante sfida pastorale.

103. La Chiesa riconosce lindispensabile apporto della donna nella societ, con una sensibilit, unintuizione e certe capacit peculiari che sono solitamente pi proprie delle donne che degli uomini. Ad esempio, la speciale attenzione femminile verso gli altri, che si esprime in modo particolare, anche se non esclusivo, nella maternit. Vedo con piacere come molte donne condividono responsabilit pastorali insieme con i sacerdoti, danno il loro contributo per laccompagnamento di persone, di famiglie o di gruppi ed offrono nuovi apporti alla riflessione teologica. Ma c ancora bisogno di allargare gli spazi per una presenza femminile pi incisiva nella Chiesa. Perch il genio femminile necessario in tutte le espressioni della vita sociale; per tale motivo si deve garantire la presenza delle donne anche nellambito lavorativo[72] e nei diversi luoghi dove vengono prese le decisioni importanti, tanto nella Chiesa come nelle strutture sociali.

104. Le rivendicazioni dei legittimi diritti delle donne, a partire dalla ferma convinzione che uomini e donne hanno la medesima dignit, pongono alla Chiesa domande profonde che la sfidano e che non si possono superficialmente eludere. Il sacerdozio riservato agli uomini, come segno di Cristo Sposo che si consegna nellEucaristia, una questione che non si pone in discussione, ma pu diventare motivo di particolare conflitto se si identifica troppo la potest sacramentale con il potere. Non bisogna dimenticare che quando parliamo di potest sacerdotale ci troviamo nellambito della funzione, non della dignit e della santit.[73] Il sacerdozio ministeriale uno dei mezzi che Ges utilizza al servizio del suo popolo, ma la grande dignit viene dal Battesimo, che accessibile a tutti. La configurazione del sacerdote con Cristo Capo vale a dire, come fonte principale della grazia non implica unesaltazione che lo collochi in cima a tutto il resto. Nella Chiesa le funzioni non danno luogo alla superiorit degli uni sugli altri.[74] Di fatto, una donna, Maria, pi importante dei vescovi. Anche quando la funzione del sacerdozio ministeriale si considera gerarchica, occorre tenere ben presente che ordinata totalmente alla santit delle membra di Cristo.[75] Sua chiave e suo fulcro non il potere inteso come dominio, ma la potest di amministrare il sacramento dellEucaristia; da qui deriva la sua autorit, che sempre un servizio al popolo. Qui si presenta una grande sfida per i pastori e per i teologi, che potrebbero aiutare a meglio riconoscere ci che questo implica rispetto al possibile ruolo della donna l dove si prendono decisioni importanti, nei diversi ambiti della Chiesa.

105. La pastorale giovanile, cos come eravamo abituati a svilupparla, ha sofferto lurto dei cambiamenti sociali. I giovani, nelle strutture abituali, spesso non trovano risposte alle loro inquietudini, necessit, problematiche e ferite. A noi adulti costa ascoltarli con pazienza, comprendere le loro inquietudini o le loro richieste, e imparare a parlare con loro nel linguaggio che essi comprendono. Per questa stessa ragione le proposte educative non producono i frutti sperati. La proliferazione e la crescita di associazioni e movimenti prevalentemente giovanili si possono interpretare come unazione dello Spirito che apre strade nuove in sintonia con le loro aspettative e con la ricerca di spiritualit profonda e di un senso di appartenenza pi concreto. necessario, tuttavia, rendere pi stabile la partecipazione di queste aggregazioni allinterno della pastorale dinsieme della Chiesa.[76]

106. Anche se non sempre facile accostare i giovani, si sono fatti progressi in due ambiti: la consapevolezza che tutta la comunit li evangelizza e li educa, e lurgenza che essi abbiano un maggiore protagonismo. Si deve riconoscere che, nellattuale contesto di crisi dellimpegno e dei legami comunitari, sono molti i giovani che offrono il loro aiuto solidale di fronte ai mali del mondo e intraprendono varie forme di militanza e di volontariato. Alcuni partecipano alla vita della Chiesa, danno vita a gruppi di servizio e a diverse iniziative missionarie nelle loro diocesi o in altri luoghi. Che bello che i giovani siano viandanti della fede, felici di portare Ges in ogni strada, in ogni piazza, in ogni angolo della terra!

107. In molti luoghi scarseggiano le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. Spesso questo dovuto allassenza nelle comunit di un fervore apostolico contagioso, per cui esse non entusiasmano e non suscitano attrattiva. Dove c vita, fervore, voglia di portare Cristo agli altri, sorgono vocazioni genuine. Persino in parrocchie dove i sacerdoti non sono molto impegnati e gioiosi, la vita fraterna e fervorosa della comunit che risveglia il desiderio di consacrarsi interamente a Dio e allevangelizzazione, soprattutto se tale vivace comunit prega insistentemente per le vocazioni e ha il coraggio di proporre ai suoi giovani un cammino di speciale consacrazione. Daltra parte, nonostante la scarsit di vocazioni, oggi abbiamo una pi chiara coscienza della necessit di una migliore selezione dei candidati al sacerdozio. Non si possono riempire i seminari sulla base di qualunque tipo di motivazione, tanto meno se queste sono legate ad insicurezza affettiva, a ricerca di forme di potere, gloria umana o benessere economico.

108. Come ho gi detto, non ho voluto offrire unanalisi completa, ma invito le comunit a completare ed arricchire queste prospettive a partire dalla consapevolezza delle sfide che le riguardano direttamente o da vicino. Spero che quando lo faranno tengano conto che, ogni volta che cerchiamo di leggere nella realt attuale i segni dei tempi, opportuno ascoltare i giovani e gli anziani. Entrambi sono la speranza dei popoli. Gli anziani apportano la memoria e la saggezza dellesperienza, che invita a non ripetere stupidamente gli stessi errori del passato. I giovani ci chiamano a risvegliare e accrescere la speranza, perch portano in s le nuove tendenze dellumanit e ci aprono al futuro, in modo che non rimaniamo ancorati alla nostalgia di strutture e abitudini che non sono pi portatrici di vita nel mondo attuale.

109. Le sfide esistono per essere superate. Siamo realisti, ma senza perdere lallegria, laudacia e la dedizione piena di speranza! Non lasciamoci rubare la forza missionaria!

CAPITOLO TERZO
L'ANNUNCIO DEL VANGELO

110. Dopo aver preso in considerazione alcune sfide della realt attuale, desidero ora ricordare il compito che ci preme in qualunque epoca e luogo, perch non vi pu essere vera evangelizzazione senza lesplicita proclamazione che Ges il Signore, e senza che vi sia un primato della proclamazione di Ges Cristo in ogni attivit di evangelizzazione.[77] Raccogliendo le preoccupazioni dei Vescovi asiatici, Giovanni Paolo II afferm che, se la Chiesa deve compiere il suo destino provvidenziale, levangelizzazione, come gioiosa, paziente e progressiva predicazione della morte salvifica e della Risurrezione di Ges Cristo, devessere la vostra priorit assoluta.[78] Questo vale per tutti.

I. Tutto il Popolo di Dio annuncia il Vangelo

111. Levangelizzazione compito della Chiesa. Ma questo soggetto dellevangelizzazione ben pi di una istituzione organica e gerarchica, poich anzitutto un popolo in cammino verso Dio. Si tratta certamente di un mistero che affonda le sue radici nella Trinit, ma che ha la sua concretezza storica in un popolo pellegrino ed evangelizzatore, che trascende sempre ogni pur necessaria espressione istituzionale. Propongo di soffermarci un poco su questo modo dintendere la Chiesa, che trova il suo ultimo fondamento nella libera e gratuita iniziativa di Dio.

Un popolo per tutti

112. La salvezza che Dio ci offre opera della sua misericordia. Non esiste azione umana, per buona che possa essere, che ci faccia meritare un dono cos grande. Dio, per pura grazia, ci attrae per unirci a S.[79] Egli invia il suo Spirito nei nostri cuori per farci suoi figli, per trasformarci e per renderci capaci di rispondere con la nostra vita al suo amore. La Chiesa inviata da Ges Cristo come sacramento della salvezza offerta da Dio.[80] Essa, mediante la sua azione evangelizzatrice, collabora come strumento della grazia divina che opera incessantemente al di l di ogni possibile supervisione. Lo esprimeva bene Benedetto XVI aprendo le riflessioni del Sinodo: importante sempre sapere che la prima parola, liniziativa vera, lattivit vera viene da Dio e solo inserendoci in questa iniziativa divina, solo implorando questa iniziativa divina, possiamo anche noi divenire con Lui e in Lui evangelizzatori.[81] Il principio del primato della grazia devessere un faro che illumina costantemente le nostre riflessioni sullevangelizzazione.

113. Questa salvezza, che Dio realizza e che la Chiesa gioiosamente annuncia, per tutti,[82] e Dio ha dato origine a una via per unirsi a ciascuno degli esseri umani di tutti i tempi. Ha scelto di convocarli come popolo e non come esseri isolati.[83] Nessuno si salva da solo, cio n come individuo isolato n con le sue proprie forze. Dio ci attrae tenendo conto della complessa trama di relazioni interpersonali che comporta la vita in una comunit umana. Questo popolo che Dio si scelto e convocato la Chiesa. Ges non dice agli Apostoli di formare un gruppo esclusivo, un gruppo di lite. Ges dice: Andate e fate discepoli tutti i popoli (Mt 28,19). San Paolo afferma che nel popolo di Dio, nella Chiesa non c Giudeo n Greco... perch tutti voi siete uno in Cristo Ges (Gal 3,28). Mi piacerebbe dire a quelli che si sentono lontani da Dio e dalla Chiesa, a quelli che sono timorosi e agli indifferenti: il Signore chiama anche te ad essere parte del suo popolo e lo fa con grande rispetto e amore!

114. Essere Chiesa significa essere Popolo di Dio, in accordo con il grande progetto damore del Padre. Questo implica essere il fermento di Dio in mezzo allumanit. Vuol dire annunciare e portare la salvezza di Dio in questo nostro mondo, che spesso si perde, che ha bisogno di avere risposte che incoraggino, che diano speranza, che diano nuovo vigore nel cammino. La Chiesa devessere il luogo della misericordia gratuita, dove tutti possano sentirsi accolti, amati, perdonati e incoraggiati a vivere secondo la vita buona del Vangelo.

Un popolo dai molti volti

115. Questo Popolo di Dio si incarna nei popoli della Terra, ciascuno dei quali ha la propria cultura. La nozione di cultura uno strumento prezioso per comprendere le diverse espressioni della vita cristiana presenti nel Popolo di Dio. Si tratta dello stile di vita di una determinata societ, del modo peculiare che hanno i suoi membri di relazionarsi tra loro, con le altre creature e con Dio. Intesa cos, la cultura comprende la totalit della vita di un popolo.[84] Ogni popolo, nel suo divenire storico, sviluppa la propria cultura con legittima autonomia.[85] Ci si deve al fatto che la persona umana, di natura sua ha assolutamente bisogno duna vita sociale[86] ed sempre riferita alla societ, dove vive un modo concreto di rapportarsi alla realt. Lessere umano sempre culturalmente situato: natura e cultura sono quanto mai strettamente connesse.[87] La grazia suppone la cultura, e il dono di Dio si incarna nella cultura di chi lo riceve.

116. In questi due millenni di cristianesimo, innumerevoli popoli hanno ricevuto la grazia della fede, lhanno fatta fiorire nella loro vita quotidiana e lhanno trasmessa secondo le modalit culturali loro proprie. Quando una comunit accoglie lannuncio della salvezza, lo Spirito Santo ne feconda la cultura con la forza trasformante del Vangelo. In modo che, come possiamo vedere nella storia della Chiesa, il cristianesimo non dispone di un unico modello culturale, bens, restando pienamente se stesso, nella totale fedelt allannuncio evangelico e alla tradizione ecclesiale, esso porter anche il volto delle tante culture e dei tanti popoli in cui accolto e radicato.[88] Nei diversi popoli che sperimentano il dono di Dio secondo la propria cultura, la Chiesa esprime la sua autentica cattolicit e mostra la bellezza di questo volto pluriforme.[89] Nelle espressioni cristiane di un popolo evangelizzato, lo Spirito Santo abbellisce la Chiesa, mostrandole nuovi aspetti della Rivelazione e regalandole un nuovo volto. Nellinculturazione, la Chiesa introduce i popoli con le loro culture nella sua stessa comunit,[90] perch i valori e le forme positivi che ogni cultura propone arricchiscono la maniera in cui il Vangelo annunciato, compreso e vissuto.[91] In tal modo la Chiesa, assumendo i valori delle differenti culture, diventa sponsa ornata monilibus suis, la sposa che si adorna con i suoi gioielli
(Is 61,10) .[92]

117. Se ben intesa, la diversit culturale non minaccia lunit della Chiesa. lo Spirito Santo, inviato dal Padre e dal Figlio, che trasforma i nostri cuori e ci rende capaci di entrare nella comunione perfetta della Santissima Trinit, dove ogni cosa trova la sua unit. Egli costruisce la comunione e larmonia del Popolo di Dio. Lo stesso Spirito Santo larmonia, cos come il vincolo damore tra il Padre e il Figlio.[93] Egli Colui che suscita una molteplice e varia ricchezza di doni e al tempo stesso costruisce ununit che non mai uniformit ma multiforme armonia che attrae. Levangelizzazione riconosce gioiosamente queste molteplici ricchezze che lo Spirito genera nella Chiesa. Non farebbe giustizia alla logica dellincarnazione pensare ad un cristianesimo monoculturale e monocorde. Sebbene sia vero che alcune culture sono state strettamente legate alla predicazione del Vangelo e allo sviluppo di un pensiero cristiano, il messaggio rivelato non si identifica con nessuna di esse e possiede un contenuto transculturale. Perci, nellevangelizzazione di nuove culture o di culture che non hanno accolto la predicazione cristiana, non indispensabile imporre una determinata forma culturale, per quanto bella e antica, insieme con la proposta evangelica. Il messaggio che annunciamo presenta sempre un qualche rivestimento culturale, per a volte nella Chiesa cadiamo nella vanitosa sacralizzazione della propria cultura, e con ci possiamo mostrare pi fanatismo che autentico fervore evangelizzatore.

118. I Vescovi dellOceania hanno chiesto che l la Chiesa sviluppi una comprensione e una presentazione della verit di Cristo partendo dalle tradizioni e dalle culture della regione, e hanno sollecitato tutti i missionari a operare in armonia con i cristiani indigeni per assicurare che la fede e la vita della Chiesa siano espresse in forme legittime appropriate a ciascuna cultura.[94] Non possiamo pretendere che tutti i popoli di tutti i continenti, nellesprimere la fede cristiana, imitino le modalit adottate dai popoli europei in un determinato momento della storia, perch la fede non pu chiudersi dentro i confini della comprensione e dellespressione di una cultura particolare.[95] indiscutibile che una sola cultura non esaurisce il mistero della redenzione di Cristo.

Tutti siamo discepoli missionari

119. In tutti i battezzati, dal primo allultimo, opera la forza santificatrice dello Spirito che spinge ad evangelizzare. Il Popolo di Dio santo in ragione di questa unzione che lo rende infallibile in credendo. Questo significa che quando crede non si sbaglia, anche se non trova parole per esprimere la sua fede. Lo Spirito lo guida nella verit e lo conduce alla salvezza.[96] Come parte del suo mistero damore verso lumanit, Dio dota la totalit dei fedeli di un istinto della fede il sensus fidei che li aiuta a discernere ci che viene realmente da Dio. La presenza dello Spirito concede ai cristiani una certa connaturalit con le realt divine e una saggezza che permette loro di coglierle intuitivamente, bench non dispongano degli strumenti adeguati per esprimerle con precisione.

120. In virt del Battesimo ricevuto, ogni membro del Popolo di Dio diventato discepolo missionario (cfr Mt 28,19). Ciascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, un soggetto attivo di evangelizzazione e sarebbe inadeguato pensare ad uno schema di evangelizzazione portato avanti da attori qualificati in cui il resto del popolo fedele fosse solamente recettivo delle loro azioni. La nuova evangelizzazione deve implicare un nuovo protagonismo di ciascuno dei battezzati. Questa convinzione si trasforma in un appello diretto ad ogni cristiano, perch nessuno rinunci al proprio impegno di evangelizzazione, dal momento che, se uno ha realmente fatto esperienza dellamore di Dio che lo salva, non ha bisogno di molto tempo di preparazione per andare ad annunciarlo, non pu attendere che gli vengano impartite molte lezioni o lunghe istruzioni. Ogni cristiano missionario nella misura in cui si incontrato con lamore di Dio in Cristo Ges; non diciamo pi che siamo discepoli e missionari, ma che siamo sempre discepoli-missionari. Se non siamo convinti, guardiamo ai primi discepoli, che immediatamente dopo aver conosciuto lo sguardo di Ges, andavano a proclamarlo pieni di gioia: Abbiamo incontrato il Messia (Gv 1,41). La samaritana, non appena terminato il suo dialogo con Ges, divenne missionaria, e molti samaritani credettero in Ges per la parola della donna (Gv 4,39). Anche san Paolo, a partire dal suo incontro con Ges Cristo, subito annunciava che Ges il figlio di Dio (At 9,20). E noi che cosa aspettiamo?

121. Certamente tutti noi siamo chiamati a crescere come evangelizzatori. Al tempo stesso ci adoperiamo per una migliore formazione, un approfondimento del nostro amore e una pi chiara testimonianza del Vangelo. In questo senso, tutti dobbiamo lasciare che gli altri ci evangelizzino costantemente; questo per non significa che dobbiamo rinunciare alla missione evangelizzatrice, ma piuttosto trovare il modo di comunicare Ges che corrisponda alla situazione in cui ci troviamo. In ogni caso, tutti siamo chiamati ad offrire agli altri la testimonianza esplicita dellamore salvifico del Signore, che al di l delle nostre imperfezioni ci offre la sua vicinanza, la sua Parola, la sua forza, e d senso alla nostra vita. Il tuo cuore sa che la vita non la stessa senza di Lui, dunque quello che hai scoperto, quello che ti aiuta a vivere e che ti d speranza, quello ci che devi comunicare agli altri. La nostra imperfezione non devessere una scusa; al contrario, la missione uno stimolo costante per non adagiarsi nella mediocrit e per continuare a crescere. La testimonianza di fede che ogni cristiano chiamato ad offrire, implica affermare come san Paolo: Non ho certo raggiunto la mta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla ... corro verso la mta (Fil 3,12-13).

La forza evangelizzatrice della piet popolare

122. Allo stesso modo, possiamo pensare che i diversi popoli nei quali stato inculturato il Vangelo sono soggetti collettivi attivi, operatori dellevangelizzazione. Questo si verifica perch ogni popolo il creatore della propria cultura ed il protagonista della propria storia. La cultura qualcosa di dinamico, che un popolo ricrea costantemente, ed ogni generazione trasmette alla seguente un complesso di atteggiamenti relativi alle diverse situazioni esistenziali, che questa deve rielaborare di fronte alle proprie sfide. Lessere umano insieme figlio e padre della cultura in cui immerso.[97] Quando in un popolo si inculturato il Vangelo, nel suo processo di trasmissione culturale trasmette anche la fede in modi sempre nuovi; da qui limportanza dellevangelizzazione intesa come inculturazione. Ciascuna porzione del Popolo di Dio, traducendo nella propria vita il dono di Dio secondo il proprio genio, offre testimonianza alla fede ricevuta e la arricchisce con nuove espressioni che sono eloquenti. Si pu dire che il popolo evangelizza continuamente s stesso.[98] Qui riveste importanza la piet popolare, autentica espressione dellazione missionaria spontanea del Popolo di Dio. Si tratta di una realt in permanente sviluppo, dove lo Spirito Santo il protagonista.[99]

123. Nella piet popolare si pu cogliere la modalit in cui la fede ricevuta si incarnata in una cultura e continua a trasmettersi. In alcuni momenti guardata con sfiducia, stata oggetto di rivalutazione nei decenni posteriori al Concilio. stato Paolo VI nella sua Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi a dare un impulso decisivo in tal senso. Egli vi spiega che la piet popolare manifesta una sete di Dio che solo i semplici e i poveri possono conoscere[100] e che rende capaci di generosit e di sacrificio fino alleroismo, quando si tratta di manifestare la fede.[101] Pi vicino ai nostri giorni, Benedetto XVI, in America Latina, ha segnalato che si tratta di un prezioso tesoro della Chiesa cattolica e che in essa appare lanima dei popoli latinoamericani.[102]

124. Nel Documento di Aparecida si descrivono le ricchezze che lo Spirito Santo dispiega nella piet popolare con la sua iniziativa gratuita. In quellamato continente, dove tanti cristiani esprimono la loro fede attraverso la piet popolare, i Vescovi la chiamano anche spiritualit popolare o mistica popolare.[103] Si tratta di una vera spiritualit incarnata nella cultura dei semplici.[104] Non vuota di contenuti, bens li scopre e li esprime pi mediante la via simbolica che con luso della ragione strumentale, e nellatto di fede accentua maggiormente il credere in Deum che il credere Deum.[105] un modo legittimo di vivere la fede, un modo di sentirsi parte della Chiesa, e di essere missionari;[106] porta con s la grazia della missionariet, delluscire da s stessi e dellessere pellegrini: Il camminare insieme verso i santuari e il partecipare ad altre manifestazioni della piet popolare, portando con s anche i figli o invitando altre persone, in s stesso un atto di evangelizzazione.[107] Non coartiamo n pretendiamo di controllare questa forza missionaria!

125. Per capire questa realt c bisogno di avvicinarsi ad essa con lo sguardo del Buon Pastore, che non cerca di giudicare, ma di amare. Solamente a partire dalla connaturalit affettiva che lamore d possiamo apprezzare la vita teologale presente nella piet dei popoli cristiani, specialmente nei poveri. Penso alla fede salda di quelle madri ai piedi del letto del figlio malato che si afferrano ad un rosario anche se non sanno imbastire le frasi del Credo; o a tanta carica di speranza diffusa con una candela che si accende in unumile dimora per chiedere aiuto a Maria, o in quegli sguardi di amore profondo a Cristo crocifisso. Chi ama il santo Popolo fedele di Dio non pu vedere queste azioni unicamente come una ricerca naturale della divinit. Sono la manifestazione di una vita teologale animata dallazione dello Spirito Santo che stato riversato nei nostri cuori (cfr Rm 5,5).

126. Nella piet popolare, poich frutto del Vangelo inculturato, sottesa una forza attivamente evangelizzatrice che non possiamo sottovalutare: sarebbe come disconoscere lopera dello Spirito Santo. Piuttosto, siamo chiamati ad incoraggiarla e a rafforzarla per approfondire il processo di inculturazione che una realt mai terminata. Le espressioni della piet popolare hanno molto da insegnarci e, per chi in grado di leggerle, sono un luogo teologico a cui dobbiamo prestare attenzione, particolarmente nel momento in cui pensiamo alla nuova evangelizzazione.

Da persona a persona

127. Ora che la Chiesa desidera vivere un profondo rinnovamento missionario, c una forma di predicazione che compete a tutti noi come impegno quotidiano. Si tratta di portare il Vangelo alle persone con cui ciascuno ha a che fare, tanto ai pi vicini quanto agli sconosciuti. la predicazione informale che si pu realizzare durante una conversazione ed anche quella che attua un missionario quando visita una casa. Essere discepolo significa avere la disposizione permanente di portare agli altri lamore di Ges e questo avviene spontaneamente in qualsiasi luogo, nella via, nella piazza, al lavoro, in una strada.

128. In questa predicazione, sempre rispettosa e gentile, il primo momento consiste in un dialogo personale, in cui laltra persona si esprime e condivide le sue gioie, le sue speranze, le preoccupazioni per i suoi cari e tante cose che riempiono il suo cuore. Solo dopo tale conversazione possibile presentare la Parola, sia con la lettura di qualche passo della Scrittura o in modo narrativo, ma sempre ricordando lannuncio fondamentale: lamore personale di Dio che si fatto uomo, ha dato s stesso per noi e, vivente, offre la sua salvezza e la sua amicizia. lannuncio che si condivide con un atteggiamento umile e testimoniale di chi sa sempre imparare, con la consapevolezza che il messaggio tanto ricco e tanto profondo che ci supera sempre. A volte si esprime in maniera pi diretta, altre volte attraverso una testimonianza personale, un racconto, un gesto, o la forma che lo stesso Spirito Santo pu suscitare in una circostanza concreta. Se sembra prudente e se vi sono le condizioni, bene che questo incontro fraterno e missionario si concluda con una breve preghiera, che si colleghi alle preoccupazioni che la persona ha manifestato. Cos, essa sentir pi chiaramente di essere stata ascoltata e interpretata, che la sua situazione stata posta nelle mani di Dio, e riconoscer che la Parola di Dio parla realmente alla sua esistenza.

129. Non si deve pensare che lannuncio evangelico sia da trasmettere sempre con determinate formule stabilite, o con parole precise che esprimano un contenuto assolutamente invariabile. Si trasmette in forme cos diverse che sarebbe impossibile descriverle o catalogarle, e nelle quali il Popolo di Dio, con i suoi innumerevoli gesti e segni, soggetto collettivo. Di conseguenza, se il Vangelo si incarnato in una cultura, non si comunica pi solamente attraverso lannuncio da persona a persona. Questo deve farci pensare che, in quei Paesi dove il cristianesimo minoranza, oltre ad incoraggiare ciascun battezzato ad annunciare il Vangelo, le Chiese particolari devono promuovere attivamente forme, almeno iniziali, di inculturazione. Ci a cui si deve tendere, in definitiva, che la predicazione del Vangelo, espressa con categorie proprie della cultura in cui annunciato, provochi una nuova sintesi con tale cultura. Bench questi processi siano sempre lenti, a volte la paura ci paralizza troppo. Se consentiamo ai dubbi e ai timori di soffocare qualsiasi audacia, pu accadere che, al posto di essere creativi, semplicemente noi restiamo comodi senza provocare alcun avanzamento e, in tal caso, non saremo partecipi di processi storici con la nostra cooperazione, ma semplicemente spettatori di una sterile stagnazione della Chiesa.

Carismi al servizio della comunione evangelizzatrice

130. Lo Spirito Santo arricchisce tutta la Chiesa che evangelizza anche con diversi carismi. Essi sono doni per rinnovare ed edificare la Chiesa.[108] Non sono un patrimonio chiuso, consegnato ad un gruppo perch lo custodisca; piuttosto si tratta di regali dello Spirito integrati nel corpo ecclesiale, attratti verso il centro che Cristo, da dove si incanalano in una spinta evangelizzatrice. Un chiaro segno dellautenticit di un carisma la sua ecclesialit, la sua capacit di integrarsi armonicamente nella vita del Popolo santo di Dio per il bene di tutti. Unautentica novit suscitata dallo Spirito non ha bisogno di gettare ombre sopra altre spiritualit e doni per affermare se stessa. Quanto pi un carisma volger il suo sguardo al cuore del Vangelo, tanto pi il suo esercizio sar ecclesiale. nella comunione, anche se costa fatica, che un carisma si rivela autenticamente e misteriosamente fecondo. Se vive questa sfida, la Chiesa pu essere un modello per la pace nel mondo.

131. Le differenze tra le persone e le comunit a volte sono fastidiose, ma lo Spirito Santo, che suscita questa diversit, pu trarre da tutto qualcosa di buono e trasformarlo in dinamismo evangelizzatore che agisce per attrazione. La diversit devessere sempre riconciliata con laiuto dello Spirito Santo; solo Lui pu suscitare la diversit, la pluralit, la molteplicit e, al tempo stesso, realizzare lunit. Invece, quando siamo noi che pretendiamo la diversit e ci rinchiudiamo nei nostri particolarismi, nei nostri esclusivismi, provochiamo la divisione e, daltra parte, quando siamo noi che vogliamo costruire lunit con i nostri piani umani, finiamo per imporre luniformit, lomologazione. Questo non aiuta la missione della Chiesa.

Cultura, pensiero ed educazione

132. Lannuncio alla cultura implica anche un annuncio alle culture professionali, scientifiche e accademiche. Si tratta dellincontro tra la fede, la ragione e le scienze, che mira a sviluppare un nuovo discorso sulla credibilit, unapologetica originale[109] che aiuti a creare le disposizioni perch il Vangelo sia ascoltato da tutti. Quando alcune categorie della ragione e delle scienze vengono accolte nellannuncio del messaggio, quelle stesse categorie diventano strumenti di evangelizzazione; lacqua trasformata in vino. ci che, una volta assunto, non solo viene redento, ma diventa strumento dello Spirito per illuminare e rinnovare il mondo.

133. Dal momento che non sufficiente la preoccupazione dellevangelizzatore di giungere ad ogni persona, e il Vangelo si annuncia anche alle culture nel loro insieme, la teologia non solo la teologia pastorale in dialogo con altre scienze ed esperienze umane, riveste una notevole importanza per pensare come far giungere la proposta del Vangelo alla variet dei contesti culturali e dei destinatari.[110] La Chiesa, impegnata nellevangelizzazione, apprezza e incoraggia il carisma dei teologi e il loro sforzo nellinvestigazione teologica, che promuove il dialogo con il mondo della cultura e della scienza. Faccio appello ai teologi affinch compiano questo servizio come parte della missione salvifica della Chiesa. Ma necessario che, per tale scopo, abbiano a cuore la finalit evangelizzatrice della Chiesa e della stessa teologia e non si accontentino di una teologia da tavolino.

134. Le Universit sono un ambito privilegiato per pensare e sviluppare questo impegno di evangelizzazione in modo interdisciplinare e integrato. Le scuole cattoliche, che cercano sempre di coniugare il compito educativo con lannuncio esplicito del Vangelo, costituiscono un contributo molto valido allevangelizzazione della cultura, anche nei Paesi e nelle citt dove una situazione avversa ci stimola ad usare la creativit per trovare i percorsi adeguati.[111]

II. Lomelia

135. Consideriamo ora la predicazione allinterno della liturgia, che richiede una seria valutazione da parte dei Pastori. Mi soffermer particolarmente, e persino con una certa meticolosit, sullomelia e la sua preparazione, perch molti sono i reclami in relazione a questo importante ministero e non possiamo chiudere le orecchie. Lomelia la pietra di paragone per valutare la vicinanza e la capacit dincontro di un Pastore con il suo popolo. Di fatto, sappiamo che i fedeli le danno molta importanza; ed essi, come gli stessi ministri ordinati, molte volte soffrono, gli uni ad ascoltare e gli altri a predicare. triste che sia cos. Lomelia pu essere realmente unintensa e felice esperienza dello Spirito, un confortante incontro con la Parola, una fonte costante di rinnovamento e di crescita.

136. Rinnoviamo la nostra fiducia nella predicazione, che si fonda sulla convinzione che Dio che desidera raggiungere gli altri attraverso il predicatore e che Egli dispiega il suo potere mediante la parola umana. San Paolo parla con forza della necessit di predicare, perch il Signore ha voluto raggiungere gli altri anche con la nostra parola (cfr Rm 10,14-17). Con la parola nostro Signore ha conquistato il cuore della gente. Venivano ad ascoltarlo da ogni parte (cfr Mc 1,45). Restavano meravigliati bevendo i suoi insegnamenti (cfr Mc 6,2). Sentivano che parlava loro come chi ha autorit (cfr Mc 1,27). Con la parola gli Apostoli, che aveva istituito perch stessero con lui e per mandarli a predicare (Mc 3,14), attrassero in seno alla Chiesa tutti i popoli (cfr Mc 16,15.20).

Il contesto liturgico

137. Occorre ora ricordare che la proclamazione liturgica della Parola di Dio, soprattutto nel contesto dellassemblea eucaristica, non tanto un momento di meditazione e di catechesi, ma il dialogo di Dio col suo popolo, dialogo in cui vengono proclamate le meraviglie della salvezza e continuamente riproposte le esigenze dellAlleanza.[112] Vi una speciale valorizzazione dellomelia, che deriva dal suo contesto eucaristico e fa s che essa superi qualsiasi catechesi, essendo il momento pi alto del dialogo tra Dio e il suo popolo, prima della comunione sacramentale. Lomelia un riprendere quel dialogo che gi aperto tra il Signore e il suo popolo. Chi predica deve riconoscere il cuore della sua comunit per cercare dov vivo e ardente il desiderio di Dio, e anche dove tale dialogo, che era amoroso, sia stato soffocato o non abbia potuto dare frutto.

138. Lomelia non pu essere uno spettacolo di intrattenimento, non risponde alla logica delle risorse mediatiche, ma deve dare fervore e significato alla celebrazione. un genere peculiare, dal momento che si tratta di una predicazione dentro la cornice di una celebrazione liturgica; di conseguenza deve essere breve ed evitare di sembrare una conferenza o una lezione. Il predicatore pu essere capace di tenere vivo linteresse della gente per unora, ma cos la sua parola diventa pi importante della celebrazione della fede. Se lomelia si prolunga troppo, danneggia due caratteristiche della celebrazione liturgica: larmonia tra le sue parti e il suo ritmo. Quando la predicazione si realizza nel contesto della liturgia, viene incorporata come parte dellofferta che si consegna al Padre e come mediazione della grazia che Cristo effonde nella celebrazione. Questo stesso contesto esige che la predicazione orienti lassemblea, ed anche il predicatore, verso una comunione con Cristo nellEucaristia che trasformi la vita. Ci richiede che la parola del predicatore non occupi uno spazio eccessivo, in modo che il Signore brilli pi del ministro.

La conversazione di una madre

139. Abbiamo detto che il Popolo di Dio, per la costante azione dello Spirito in esso, evangelizza continuamente s stesso. Cosa implica questa convinzione per il predicatore? Ci ricorda che la Chiesa madre e predica al popolo come una madre che parla a suo figlio, sapendo che il figlio ha fiducia che tutto quanto gli viene insegnato sar per il suo bene perch sa di essere amato. Inoltre, la buona madre sa riconoscere tutto ci che Dio ha seminato in suo figlio, ascolta le sue preoccupazioni e apprende da lui. Lo spirito damore che regna in una famiglia guida tanto la madre come il figlio nei loro dialoghi, dove si insegna e si apprende, si corregge e si apprezzano le cose buone; cos accade anche nellomelia. Lo Spirito, che ha ispirato i Vangeli e che agisce nel Popolo di Dio, ispira anche come si deve ascoltare la fede del popolo e come si deve predicare in ogni Eucaristia. La predica cristiana, pertanto, trova nel cuore della cultura del popolo una fonte dacqua viva, sia per saper che cosa deve dire, sia per trovare il modo appropriato di dirlo. Come a tutti noi piace che ci si parli nella nostra lingua materna, cos anche nella fede, ci piace che ci si parli in chiave di cultura materna, in chiave di dialetto materno (cfr 2 Mac 7,21.27), e il cuore si dispone ad ascoltare meglio. Questa lingua una tonalit che trasmette coraggio, respiro, forza, impulso.

140. Questo ambito materno-ecclesiale in cui si sviluppa il dialogo del Signore con il suo popolo si deve favorire e coltivare mediante la vicinanza cordiale del predicatore, il calore del suo tono di voce, la mansuetudine dello stile delle sue frasi, la gioia dei suoi gesti. Anche nei casi in cui lomelia risulti un po noiosa, se si percepisce questo spirito materno-ecclesiale, sar sempre feconda, come i noiosi consigli di una madre danno frutto col tempo nel cuore dei figli.

141. Si rimane ammirati dalle risorse impiegate dal Signore per dialogare con il suo popolo, per rivelare il suo mistero a tutti, per affascinare gente comune con insegnamenti cos elevati e cos esigenti. Credo che il segreto si nasconda in quello sguardo di Ges verso il popolo, al di l delle sue debolezze e cadute: Non temere, piccolo gregge, perch al Padre vostro piaciuto dare a voi il Regno (Lc 12,32); Ges predica con quello spirito. Benedice ricolmo di gioia nello Spirito il Padre che attrae i piccoli: Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perch hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli (Lc 10,21). Il Signore si compiace veramente nel dialogare con il suo popolo e il predicatore deve far percepire questo piacere del Signore alla sua gente.

Parole che fanno ardere i cuori

142. Un dialogo molto di pi che la comunicazione di una verit. Si realizza per il piacere di parlare e per il bene concreto che si comunica tra coloro che si vogliono bene per mezzo delle parole. un bene che non consiste in cose, ma nelle stesse persone che scambievolmente si donano nel dialogo. La predicazione puramente moralista o indottrinante, ed anche quella che si trasforma in una lezione di esegesi, riducono questa comunicazione tra i cuori che si d nellomelia e che deve avere un carattere quasi sacramentale: La fede viene dallascolto e lascolto riguarda la parola di Cristo (Rm 10,17). Nellomelia, la verit si accompagna alla bellezza e al bene. Non si tratta di verit astratte o di freddi sillogismi, perch si comunica anche la bellezza delle immagini che il Signore utilizzava per stimolare la pratica del bene. La memoria del popolo fedele, come quella di Maria, deve rimanere traboccante delle meraviglie di Dio. Il suo cuore, aperto alla speranza di una pratica gioiosa e possibile dellamore che gli stato annunciato, sente che ogni parola nella Scrittura anzitutto dono, prima che esigenza.

143. La sfida di una predica inculturata consiste nel trasmettere la sintesi del messaggio evangelico, e non idee o valori slegati. Dove sta la tua sintesi, l sta il tuo cuore. La differenza tra far luce sulla sintesi e far luce su idee slegate tra loro la stessa che c tra la noia e lardore del cuore. Il predicatore ha la bellissima e difficile missione di unire i cuori che si amano: quello del Signore e quelli del suo popolo. Il dialogo tra Dio e il suo popolo rafforza ulteriormente lalleanza tra di loro e rinsalda il vincolo della carit. Durante il tempo dellomelia, i cuori dei credenti fanno silenzio e lasciano che parli Lui. Il Signore e il suo popolo si parlano in mille modi direttamente, senza intermediari. Tuttavia, nellomelia, vogliono che qualcuno faccia da strumento ed esprima i sentimenti, in modo tale che in seguito ciascuno possa scegliere come continuare la conversazione. La parola essenzialmente mediatrice e richiede non solo i due dialoganti ma anche un predicatore che la rappresenti come tale, convinto che noi non annunciamo noi stessi, ma Cristo Ges Signore: quanto a noi, siamo i vostri servitori a causa di Ges (2 Cor 4,5).

144. Parlare con il cuore implica mantenerlo non solo ardente, ma illuminato dallintegrit della Rivelazione e dal cammino che la Parola di Dio ha percorso nel cuore della Chiesa e del nostro popolo fedele lungo il corso della storia. Lidentit cristiana, che quellabbraccio battesimale che ci ha dato da piccoli il Padre, ci fa anelare, come figli prodighi e prediletti in Maria , allaltro abbraccio, quello del Padre misericordioso che ci attende nella gloria. Far s che il nostro popolo si senta come in mezzo tra questi due abbracci, il compito difficile ma bello di chi predica il Vangelo.

III. La preparazione della predicazione

145. La preparazione della predicazione un compito cos importante che conviene dedicarle un tempo prolungato di studio, preghiera, riflessione e creativit pastorale. Con molto affetto desidero soffermarmi a proporre un itinerario di preparazione per lomelia. Sono indicazioni che per alcuni potranno apparire ovvie, ma ritengo opportuno suggerirle per ricordare la necessit di dedicare un tempo privilegiato a questo prezioso ministero. Alcuni parroci sovente sostengono che questo non possibile a causa delle tante incombenze che devono svolgere; tuttavia, mi azzardo a chiedere che tutte le settimane si dedichi a questo compito un tempo personale e comunitario sufficientemente prolungato, anche se si dovesse dare meno tempo ad altri impegni, pur importanti. La fiducia nello Spirito Santo che agisce nella predicazione non meramente passiva, ma attiva e creativa. Implica offrirsi come strumento (cfr Rm 12,1), con tutte le proprie capacit, perch possano essere utilizzate da Dio. Un predicatore che non si prepara non spirituale, disonesto ed irresponsabile verso i doni che ha ricevuto.

Il culto della verit

146. Il primo passo, dopo aver invocato lo Spirito Santo, prestare tutta lattenzione al testo biblico, che devessere il fondamento della predicazione. Quando uno si sofferma a cercare di comprendere qual il messaggio di un testo, esercita il culto della verit.[113] lumilt del cuore che riconosce che la Parola ci trascende sempre, che non siamo n padroni, n arbitri, ma i depositari, gli araldi, i servitori.[114] Tale disposizione di umile e stupita venerazione della Parola si esprime nel soffermarsi a studiarla con la massima attenzione e con un santo timore di manipolarla. Per poter interpretare un testo biblico occorre pazienza, abbandonare ogni ansiet e dare tempo, interesse e dedizione gratuita. Bisogna mettere da parte qualsiasi preoccupazione che ci assilla per entrare in un altro ambito di serena attenzione. Non vale la pena dedicarsi a leggere un testo biblico se si vogliono ottenere risultati rapidi, facili o immediati. Perci, la preparazione della predicazione richiede amore. Si dedica un tempo gratuito e senza fretta unicamente alle cose o alle persone che si amano; e qui si tratta di amare Dio che ha voluto parlare. A partire da tale amore, ci si pu trattenere per tutto il tempo necessario, con latteggiamento del discepolo: Parla, Signore, perch il tuo servo ti ascolta (1 Sam 3,9).

147. Prima di tutto conviene essere sicuri di comprendere adeguatamente il significato delle parole che leggiamo. Desidero insistere su qualcosa che sembra evidente ma che non sempre tenuto presente: il testo biblico che studiamo ha duemila o tremila anni, il suo linguaggio molto diverso da quello che utilizziamo oggi. Per quanto ci sembri di comprendere le parole, che sono tradotte nella nostra lingua, ci non significa che comprendiamo correttamente quanto intendeva esprimere lo scrittore sacro. Sono note le varie risorse che offre lanalisi letteraria: prestare attenzione alle parole che si ripetono o che si distinguono, riconoscere la struttura e il dinamismo proprio di un testo, considerare il posto che occupano i personaggi, ecc. Ma lobiettivo non quello di capire tutti i piccoli dettagli di un testo, la cosa pi importante scoprire qual il messaggio principale, quello che conferisce struttura e unit al testo. Se il predicatore non compie questo sforzo, possibile che neppure la sua predicazione abbia unit e ordine; il suo discorso sar solo una somma di varie idee disarticolate che non riusciranno a mobilitare gli altri. Il messaggio centrale quello che lautore in primo luogo ha voluto trasmettere, il che implica non solamente riconoscere unidea, ma anche leffetto che quellautore ha voluto produrre. Se un testo stato scritto per consolare, non dovrebbe essere utilizzato per correggere errori; se stato scritto per esortare, non dovrebbe essere utilizzato per istruire; se stato scritto per insegnare qualcosa su Dio, non dovrebbe essere utilizzato per spiegare diverse idee teologiche; se stato scritto per motivare la lode o il compito missionario, non utilizziamolo per informare circa le ultime notizie.

148. Certamente, per intendere adeguatamente il senso del messaggio centrale di un testo, necessario porlo in connessione con linsegnamento di tutta la Bibbia, trasmessa dalla Chiesa. Questo un principio importante dellinterpretazione biblica, che tiene conto del fatto che lo Spirito Santo non ha ispirato solo una parte, ma lintera Bibbia, e che in alcune questioni il popolo cresciuto nella sua comprensione della volont di Dio a partire dallesperienza vissuta. In tal modo si evitano interpretazioni sbagliate o parziali, che contraddicono altri insegnamenti della stessa Scrittura. Ma questo non significa indebolire laccento proprio e specifico del testo che si deve predicare. Uno dei difetti di una predicazione tediosa e inefficace proprio quello di non essere in grado di trasmettere la forza propria del testo proclamato.

La personalizzazione della Parola

149. Il predicatore per primo deve sviluppare una grande familiarit personale con la Parola di Dio: non gli basta conoscere laspetto linguistico o esegetico, che pure necessario; gli occorre accostare la Parola con cuore docile e orante, perch essa penetri a fondo nei suoi pensieri e sentimenti e generi in lui una mentalit nuova.[115] Ci fa bene rinnovare ogni giorno, ogni domenica, il nostro fervore nel preparare lomelia, e verificare se dentro di noi cresce lamore per la Parola che predichiamo. Non bene dimenticare che in particolare, la maggiore o minore santit del ministro influisce realmente sullannuncio della Parola.[116] Come afferma san Paolo, annunciamo, non cercando di piacere agli uomini, ma a Dio, che prova i nostri cuori (1 Ts 2,4). Se vivo questo desiderio di ascoltare noi per primi la Parola che dobbiamo predicare, questa si trasmetter in un modo o nellaltro al Popolo di Dio: la bocca esprime ci che dal cuore sovrabbonda (Mt 12,34). Le letture della domenica risuoneranno in tutto il loro splendore nel cuore del popolo, se in primo luogo hanno risuonato cos nel cuore del Pastore.

150. Ges si irritava di fronte a questi presunti maestri, molto esigenti con gli altri, che insegnavano la Parola di Dio, ma non si lasciavano illuminare da essa: Legano fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito (Mt 23,4). LApostolo Giacomo esortava: Fratelli miei, non siate in molti a fare da maestri, sapendo che riceveremo un giudizio pi severo (Gc 3,1). Chiunque voglia predicare, prima devessere disposto a lasciarsi commuovere dalla Parola e a farla diventare carne nella sua esistenza concreta. In questo modo, la predicazione consister in quellattivit tanto intensa e feconda che comunicare agli altri ci che uno ha contemplato.[117] Per tutto questo, prima di preparare concretamente quello che uno dir nella predicazione, deve accettare di essere ferito per primo da quella Parola che ferir gli altri, perch una Parola viva ed efficace, che come una spada penetra fino al punto di divisione dellanima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore
(Eb 4,12). Questo riveste unimportanza pastorale. Anche in questa epoca la gente preferisce ascoltare i testimoni: ha sete di autenticit [] reclama evangelizzatori che gli parlino di un Dio che essi conoscano e che sia a loro familiare, come se vedessero lInvisibile.[118]

151. Non ci viene chiesto di essere immacolati, ma piuttosto che siamo sempre in crescita, che viviamo il desiderio profondo di progredire nella via del Vangelo, e non ci lasciamo cadere le braccia. La cosa indispensabile che il predicatore abbia la certezza che Dio lo ama, che Ges Cristo lo ha salvato, che il suo amore ha sempre lultima parola. Davanti a tanta bellezza, tante volte sentir che la sua vita non le d gloria pienamente e desiderer sinceramente rispondere meglio ad un amore cos grande. Ma se non si sofferma ad ascoltare la Parola con sincera apertura, se non lascia che tocchi la sua vita, che lo metta in discussione, che lo esorti, che lo smuova, se non dedica un tempo per pregare con la Parola, allora s sar un falso profeta, un truffatore o un vuoto ciarlatano. In ogni caso, a partire dal riconoscimento della sua povert e con il desiderio di impegnarsi maggiormente, potr sempre donare Ges Cristo, dicendo come Pietro: Non possiedo n argento n oro, ma quello che ho te lo do (At 3,6). Il Signore vuole utilizzarci come esseri vivi, liberi e creativi, che si lasciano penetrare dalla sua Parola prima di trasmetterla; il suo messaggio deve passare realmente attraverso il predicatore, ma non solo attraverso la ragione, ma prendendo possesso di tutto il suo essere. Lo Spirito Santo, che ha ispirato la Parola, Colui che oggi come agli inizi della Chiesa, opera in ogni evangelizzatore che si lasci possedere e condurre da lui, che gli suggerisce le parole che da solo non saprebbe trovare.[119]

La lettura spirituale

152. Esiste una modalit concreta per ascoltare quello che il Signore vuole dirci nella sua Parola e per lasciarci trasformare dal suo Spirito. ci che chiamiamo lectio divina. Consiste nella lettura della Parola di Dio allinterno di un momento di preghiera per permetterle di illuminarci e rinnovarci. Questa lettura orante della Bibbia non separata dallo studio che il predicatore compie per individuare il messaggio centrale del testo; al contrario, deve partire da l, per cercare di scoprire che cosa dice quello stesso messaggio alla sua vita. La lettura spirituale di un testo deve partire dal suo significato letterale. Altrimenti si far facilmente dire al testo quello che conviene, quello che serve per confermare le proprie decisioni, quello che si adatta ai propri schemi mentali. Questo, in definitiva, sarebbe utilizzare qualcosa di sacro a proprio vantaggio e trasferire tale confusione al Popolo di Dio. Non bisogna mai dimenticare che a volte anche Satana si maschera da angelo di luce (2 Cor 11,14).

153. Alla presenza di Dio, in una lettura calma del testo, bene domandare, per esempio: Signore, che cosa dice a me questo testo? Che cosa vuoi cambiare della mia vita con questo messaggio? Che cosa mi d fastidio in questo testo? Perch questo non mi interessa?, oppure: Che cosa mi piace, che cosa mi stimola in questa Parola? Che cosa mi attrae? Perch mi attrae?. Quando si cerca di ascoltare il Signore normale avere tentazioni. Una di esse semplicemente sentirsi infastidito o oppresso, e chiudersi; altra tentazione molto comune iniziare a pensare quello che il testo dice agli altri, per evitare di applicarlo alla propria vita. Accade anche che uno inizia a cercare scuse che gli permettano di annacquare il messaggio specifico di un testo. Altre volte riteniamo che Dio esiga da noi una decisione troppo grande, che non siamo ancora in condizione di prendere. Questo porta molte persone a perdere la gioia dellincontro con la Parola, ma questo vorrebbe dire dimenticare che nessuno pi paziente di Dio Padre, che nessuno comprende e sa aspettare come Lui. Egli invita sempre a fare un passo in pi, ma non esige una risposta completa se ancora non abbiamo percorso il cammino che la rende possibile. Semplicemente desidera che guardiamo con sincerit alla nostra esistenza e la presentiamo senza finzioni ai suoi occhi, che siamo disposti a continuare a crescere, e che domandiamo a Lui ci che ancora non riusciamo ad ottenere.

In ascolto del popolo

154. Il predicatore deve anche porsi in ascolto del popolo, per scoprire quello che i fedeli hanno bisogno di sentirsi dire. Un predicatore un contemplativo della Parola ed anche un contemplativo del popolo. In questo modo, egli scopre le aspirazioni, le ricchezze e i limiti, i modi di pregare, di amare, di considerare la vita e il mondo, che contrassegnano un determinato ambito umano, prestando attenzione al popolo concreto al quale si rivolge, se non utilizza la sua lingua, i suoi segni e simboli, se non risponde ai problemi da esso posti.[120] Si tratta di collegare il messaggio del testo biblico con una situazione umana, con qualcosa che essi vivono, con unesperienza che ha bisogno della luce della Parola. Questa preoccupazione non risponde a un atteggiamento opportunista o diplomatico, ma profondamente religiosa e pastorale. In fondo una vera sensibilit spirituale per saper leggere negli avvenimenti il messaggio di Dio[121] e questo molto di pi che trovare qualcosa di interessante da dire. Ci che si cerca di scoprire ci che il Signore ha da dire in questa circostanza.[122] Dunque, la preparazione della predicazione si trasforma in un esercizio di discernimento evangelico, nel quale si cerca di riconoscere alla luce dello Spirito quell appello, che Dio fa risuonare nella stessa situazione storica: anche in essa e attraverso di essa Dio chiama il credente.[123]

155. In questa ricerca possibile ricorrere semplicemente a qualche esperienza umana frequente, come la gioia di un nuovo incontro, le delusioni, la paura della solitudine, la compassione per il dolore altrui, linsicurezza davanti al futuro, la preoccupazione per una persona cara, ecc.; per occorre accrescere la sensibilit per riconoscere ci che realmente ha a che fare con la loro vita. Ricordiamo che non bisogna mai rispondere a domande che nessuno si pone; neppure opportuno offrire cronache dellattualit per suscitare interesse: per questo ci sono gi i programmi televisivi. comunque possibile prendere le mosse da qualche fatto affinch la Parola possa risuonare con forza nel suo invito alla conversione, alladorazione, ad atteggiamenti concreti di fraternit e di servizio, ecc., poich talvolta certe persone hanno piacere di ascoltare nella predica dei commenti sulla realt, ma non per questo si lasciano interpellare personalmente.

Strumenti pedagogici

156. Alcuni credono di poter essere buoni predicatori perch sanno quello che devono dire, per trascurano il come, il modo concreto di sviluppare una predicazione. Si arrabbiano quando gli altri non li ascoltano o non li apprezzano, ma forse non si sono impegnati a cercare il modo adeguato di presentare il messaggio. Ricordiamo che limportanza evidente del contenuto dellevangelizzazione non deve nasconderne limportanza delle vie e dei mezzi.[124] La preoccupazione per la modalit della predicazione anchessa un atteggiamento profondamente spirituale. Significa rispondere allamore di Dio, dedicandoci con tutte le nostre capacit e la nostra creativit alla missione che Egli ci affida; ma anche un esercizio squisito di amore al prossimo, perch non vogliamo offrire agli altri qualcosa di scarsa qualit. Nella Bibbia, per esempio, troviamo la raccomandazione di preparare la predicazione per assicurare ad essa una misura adeguata: Compendia il tuo discorso. Molte cose in poche parole (Sir 32,8).

157. Solo per esemplificare, ricordiamo alcuni strumenti pratici, che possono arricchire una predicazione e renderla pi attraente. Uno degli sforzi pi necessari imparare ad usare immagini nella predicazione, vale a dire a parlare con immagini. A volte si utilizzano esempi per rendere pi comprensibile qualcosa che si intende spiegare, per quegli esempi spesso si rivolgono solo al ragionamento; le immagini, invece, aiutano ad apprezzare ed accettare il messaggio che si vuole trasmettere. Unimmagine attraente fa s che il messaggio venga sentito come qualcosa di familiare, vicino, possibile, legato alla propria vita. Unimmagine ben riuscita pu portare a gustare il messaggio che si desidera trasmettere, risveglia un desiderio e motiva la volont nella direzione del Vangelo. Una buona omelia, come mi diceva un vecchio maestro, deve contenere unidea, un sentimento, unimmagine.

158. Diceva gi Paolo VI che i fedeli si attendono molto da questa predicazione, e ne ricavano frutto purch essa sia semplice, chiara, diretta, adatta.[125] La semplicit ha a che vedere con il linguaggio utilizzato. Devessere il linguaggio che i destinatari comprendono per non correre il rischio di parlare a vuoto. Frequentemente accade che i predicatori si servono di parole che hanno appreso durante i loro studi e in determinati ambienti, ma che non fanno parte del linguaggio comune delle persone che li ascoltano. Ci sono parole proprie della teologia o della catechesi, il cui significato non comprensibile per la maggioranza dei cristiani. Il rischio maggiore per un predicatore abituarsi al proprio linguaggio e pensare che tutti gli altri lo usino e lo comprendano spontaneamente. Se si vuole adattarsi al linguaggio degli altri per poter arrivare ad essi con la Parola, si deve ascoltare molto, bisogna condividere la vita della gente e prestarvi volentieri attenzione. La semplicit e la chiarezza sono due cose diverse. Il linguaggio pu essere molto semplice, ma la predica pu essere poco chiara. Pu risultare incomprensibile per il suo disordine, per mancanza di logica, o perch tratta contemporaneamente diversi temi. Pertanto un altro compito necessario fare in modo che la predicazione abbia unit tematica, un ordine chiaro e connessione tra le frasi, in modo che le persone possano seguire facilmente il predicatore e cogliere la logica di quello che dice.

159. Altra caratteristica il linguaggio positivo. Non dice tanto quello che non si deve fare ma piuttosto propone quello che possiamo fare meglio. In ogni caso, se indica qualcosa di negativo, cerca sempre di mostrare anche un valore positivo che attragga, per non fermarsi alla lagnanza, al lamento, alla critica o al rimorso. Inoltre, una predicazione positiva offre sempre speranza, orienta verso il futuro, non ci lascia prigionieri della negativit. Che buona cosa che sacerdoti, diaconi e laici si riuniscano periodicamente per trovare insieme gli strumenti che rendono pi attraente la predicazione!

IV. Unevangelizzazione per lapprofondimento del kerygma

160. Il mandato missionario del Signore comprende lappello alla crescita della fede quando indica: insegnando loro a osservare tutto ci che vi ho comandato (Mt 28,20). Cos appare chiaro che il primo annuncio deve dar luogo anche ad un cammino di formazione e di maturazione. Levangelizzazione cerca anche la crescita, il che implica prendere molto sul serio ogni persona e il progetto che il Signore ha su di essa. Ciascun essere umano ha sempre di pi bisogno di Cristo, e levangelizzazione non dovrebbe consentire che qualcuno si accontenti di poco, ma che possa dire pienamente: Non vivo pi io, ma Cristo vive in me (Gal 2,20).

161. Non sarebbe corretto interpretare questo appello alla crescita esclusivamente o prioritariamente come formazione dottrinale. Si tratta di osservare quello che il Signore ci ha indicato, come risposta al suo amore, dove risalta, insieme a tutte le virt, quel comandamento nuovo che il primo, il pi grande, quello che meglio ci identifica come discepoli: Questo il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi (Gv 15,12). evidente che quando gli autori del Nuovo Testamento vogliono ridurre ad unultima sintesi, al pi essenziale, il messaggio morale cristiano, ci presentano lineludibile esigenza dellamore del prossimo: Chi ama laltro ha adempiuto la legge ... pienezza della Legge la carit (Rm 13,8.10). Se adempite quella che, secondo la Scrittura, la legge regale: Amerai il prossimo tuo come te stesso, fate bene (Gc 2,8). Tutta la legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: Amerai il tuo prossimo come te stesso (Gal 5,14). Paolo proponeva alle sue comunit un cammino di crescita nellamore: Il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nellamore fra voi e verso tutti (1 Ts 3,12).

162. Daltro canto, questo cammino di risposta e di crescita sempre preceduto dal dono, perch lo precede quellaltra richiesta del Signore: battezzandole nel nome... (Mt 28,19). Ladozione a figli che il Padre regala gratuitamente e liniziativa del dono della sua grazia (cfr Ef 2,8-9; 1 Cor 4,7) sono la condizione di possibilit di questa santificazione permanente che piace a Dio e gli d gloria. Si tratta di lasciarsi trasformare in Cristo per una progressiva vita secondo lo Spirito (Rm 8,5).

Una catechesi kerygmatica e mistagogica

163. Leducazione e la catechesi sono al servizio di questa crescita. Abbiamo a disposizione gi diversi testi magisteriali e sussidi sulla catechesi offerti dalla Santa Sede e da diversi Episcopati. Ricordo lEsortazione apostolica Catechesi tradendae (1979), il Direttorio generale per la catechesi (1997) e altri documenti il cui contenuto attuale non necessario ripetere qui. Vorrei soffermarmi solamente su alcune considerazioni che mi sembra opportuno rilevare.

164. Abbiamo riscoperto che anche nella catechesi ha un ruolo fondamentale il primo annuncio o kerygma, che deve occupare il centro dellattivit evangelizzatrice e di ogni intento di rinnovamento ecclesiale. Il kerygma trinitario. il fuoco dello Spirito che si dona sotto forma di lingue e ci fa credere in Ges Cristo, che con la sua morte e resurrezione ci rivela e ci comunica linfinita misericordia del Padre. Sulla bocca del catechista torna sempre a risuonare il primo annuncio: Ges Cristo ti ama, ha dato la sua vita per salvarti, e adesso vivo al tuo fianco ogni giorno, per illuminarti, per rafforzarti, per liberarti. Quando diciamo che questo annuncio il primo, ci non significa che sta allinizio e dopo si dimentica o si sostituisce con altri contenuti che lo superano. il primo in senso qualitativo, perch lannuncio principale, quello che si deve sempre tornare ad ascoltare in modi diversi e che si deve sempre tornare ad annunciare durante la catechesi in una forma o nellaltra, in tutte le sue tappe e i suoi momenti.[126] Per questo anche il sacerdote, come la Chiesa, deve crescere nella coscienza del suo permanente bisogno di essere evangelizzato.[127]

165. Non si deve pensare che nella catechesi il kerygma venga abbandonato a favore di una formazione che si presupporrebbe essere pi solida. Non c nulla di pi solido, di pi profondo, di pi sicuro, di pi consistente e di pi saggio di tale annuncio. Tutta la formazione cristiana prima di tutto lapprofondimento del kerygma che va facendosi carne sempre pi e sempre meglio, che mai smette di illuminare limpegno catechistico, e che permette di comprendere adeguatamente il significato di qualunque tema che si sviluppa nella catechesi. lannuncio che risponde allanelito dinfinito che c in ogni cuore umano. La centralit del kerygma richiede alcune caratteristiche dellannuncio che oggi sono necessarie in ogni luogo: che esprima lamore salvifico di Dio previo allobbligazione morale e religiosa, che non imponga la verit e che faccia appello alla libert, che possieda qualche nota di gioia, stimolo, vitalit, ed unarmoniosa completezza che non riduca la predicazione a poche dottrine a volte pi filosofiche che evangeliche. Questo esige dallevangelizzatore alcune disposizioni che aiutano ad accogliere meglio lannuncio: vicinanza, apertura al dialogo, pazienza, accoglienza cordiale che non condanna.

166. Unaltra caratteristica della catechesi, che si sviluppata negli ultimi decenni, quella delliniziazione mistagogica,[128] che significa essenzialmente due cose: la necessaria progressivit dellesperienza formativa in cui interviene tutta la comunit ed una rinnovata valorizzazione dei segni liturgici delliniziazione cristiana. Molti manuali e molte pianificazioni non si sono ancora lasciati interpellare dalla necessit di un rinnovamento mistagogico, che potrebbe assumere forme molto diverse in accordo con il discernimento di ogni comunit educativa. Lincontro catechistico un annuncio della Parola ed centrato su di essa, ma ha sempre bisogno di unadeguata ambientazione e di una motivazione attraente, delluso di simboli eloquenti, dellinserimento in un ampio processo di crescita e dellintegrazione di tutte le dimensioni della persona in un cammino comunitario di ascolto e di risposta.

167. bene che ogni catechesi presti una speciale attenzione alla via della bellezza (via pulchritudinis).[129] Annunciare Cristo significa mostrare che credere in Lui e seguirlo non solamente una cosa vera e giusta, ma anche bella, capace di colmare la vita di un nuovo splendore e di una gioia profonda, anche in mezzo alle prove. In questa prospettiva, tutte le espressioni di autentica bellezza possono essere riconosciute come un sentiero che aiuta ad incontrarsi con il Signore Ges. Non si tratta di fomentare un relativismo estetico,[130] che possa oscurare il legame inseparabile tra verit, bont e bellezza, ma di recuperare la stima della bellezza per poter giungere al cuore umano e far risplendere in esso la verit e la bont del Risorto. Se, come afferma santAgostino, noi non amiamo se non ci che bello,[131] il Figlio fatto uomo, rivelazione della infinita bellezza, sommamente amabile, e ci attrae a s con legami damore. Dunque si rende necessario che la formazione nella via pulchritudinis sia inserita nella trasmissione della fede. auspicabile che ogni Chiesa particolare promuova luso delle arti nella sua opera evangelizzatrice, in continuit con la ricchezza del passato, ma anche nella vastit delle sue molteplici espressioni attuali, al fine di trasmettere la fede in un nuovo linguaggio parabolico.[132] Bisogna avere il coraggio di trovare i nuovi segni, i nuovi simboli, una nuova carne per la trasmissione della Parola, le diverse forme di bellezza che si manifestano in vari ambiti culturali, e comprese quelle modalit non convenzionali di bellezza, che possono essere poco significative per gli evangelizzatori, ma che sono diventate particolarmente attraenti per gli altri.

168. Per quanto riguarda la proposta morale della catechesi, che invita a crescere nella fedelt allo stile di vita del Vangelo, opportuno indicare sempre il bene desiderabile, la proposta di vita, di maturit, di realizzazione, di fecondit, alla cui luce si pu comprendere la nostra denuncia dei mali che possono oscurarla. Pi che come esperti in diagnosi apocalittiche o giudici oscuri che si compiacciono di individuare ogni pericolo o deviazione, bene che possano vederci come gioiosi messaggeri di proposte alte, custodi del bene e della bellezza che risplendono in una vita fedele al Vangelo.

Laccompagnamento personale dei processi di crescita

169. In una civilt paradossalmente ferita dallanonimato e, al tempo stesso, ossessionata per i dettagli della vita degli altri, spudoratamente malata di curiosit morbosa, la Chiesa ha bisogno di uno sguardo di vicinanza per contemplare, commuoversi e fermarsi davanti allaltro tutte le volte che sia necessario. In questo mondo i ministri ordinati e gli altri operatori pastorali possono rendere presente la fragranza della presenza vicina di Ges ed il suo sguardo personale. La Chiesa dovr iniziare i suoi membri sacerdoti, religiosi e laici a questa arte dellaccompagnamento, perch tutti imparino sempre a togliersi i sandali davanti alla terra sacra dellaltro (cfr Es 3,5). Dobbiamo dare al nostro cammino il ritmo salutare della prossimit, con uno sguardo rispettoso e pieno di compassione ma che nel medesimo tempo sani, liberi e incoraggi a maturare nella vita cristiana.

170. Bench suoni ovvio, laccompagnamento spirituale deve condurre sempre pi verso Dio, in cui possiamo raggiungere la vera libert. Alcuni si credono liberi quando camminano in disparte dal Signore, senza accorgersi che rimangono esistenzialmente orfani, senza un riparo, senza una dimora dove fare sempre ritorno. Cessano di essere pellegrini e si trasformano in erranti, che ruotano sempre intorno a s stessi senza arrivare da nessuna parte. Laccompagnamento sarebbe controproducente se diventasse una specie di terapia che rafforzi questa chiusura delle persone nella loro immanenza e cessi di essere un pellegrinaggio con Cristo verso il Padre.

171. Pi che mai abbiamo bisogno di uomini e donne che, a partire dalla loro esperienza di accompagnamento, conoscano il modo di procedere, dove spiccano la prudenza, la capacit di comprensione, larte di aspettare, la docilit allo Spirito, per proteggere tutti insieme le pecore che si affidano a noi dai lupi che tentano di disgregare il gregge. Abbiamo bisogno di esercitarci nellarte di ascoltare, che pi che sentire. La prima cosa, nella comunicazione con laltro, la capacit del cuore che rende possibile la prossimit, senza la quale non esiste un vero incontro spirituale. Lascolto ci aiuta ad individuare il gesto e la parola opportuna che ci smuove dalla tranquilla condizione di spettatori. Solo a partire da questo ascolto rispettoso e capace di compatire si possono trovare le vie per unautentica crescita, si pu risvegliare il desiderio dellideale cristiano, lansia di rispondere pienamente allamore di Dio e lanelito di sviluppare il meglio di quanto Dio ha seminato nella propria vita. Sempre per con la pazienza di chi conosce quanto insegnava san Tommaso: che qualcuno pu avere la grazia e la carit, ma non esercitare bene nessuna delle virt a causa di alcune inclinazioni contrarie[133] che persistono. In altri termini, lorganicit delle virt si d sempre e necessariamente in habitu, bench i condizionamenti possano rendere difficili le attuazioni di quegli abiti virtuosi. Da qui la necessit di una pedagogia che introduca le persone, passo dopo passo, alla piena appropriazione del mistero.[134] Per giungere ad un punto di maturit, cio perch le persone siano capaci di decisioni veramente libere e responsabili, indispensabile dare tempo, con una immensa pazienza. Come diceva il beato Pietro Fabro: Il tempo il messaggero di Dio.

172. Chi accompagna sa riconoscere che la situazione di ogni soggetto davanti a Dio e alla sua vita di grazia un mistero che nessuno pu conoscere pienamente dallesterno. Il Vangelo ci propone di correggere e aiutare a crescere una persona a partire dal riconoscimento della malvagit oggettiva delle sue azioni (cfr Mt 18,15), ma senza emettere giudizi sulla sua responsabilit e colpevolezza (cfr Mt 7,1; Lc 6,37). In ogni caso un valido accompagnatore non accondiscende ai fatalismi o alla pusillanimit. Invita sempre a volersi curare, a rialzarsi, ad abbracciare la croce, a lasciare tutto, ad uscire sempre di nuovo per annunciare il Vangelo. La personale esperienza di lasciarci accompagnare e curare, riuscendo ad esprimere con piena sincerit la nostra vita davanti a chi ci accompagna, ci insegna ad essere pazienti e comprensivi con gli altri e ci mette in grado di trovare i modi per risvegliarne in loro la fiducia, lapertura e la disposizione a crescere.

173. Lautentico accompagnamento spirituale si inizia sempre e si porta avanti nellambito del servizio alla missione evangelizzatrice. La relazione di Paolo con Timoteo e Tito esempio di questo accompagnamento e di questa formazione durante lazione apostolica. Nellaffidare loro la missione di fermarsi in ogni citt per mettere ordine in quello che rimane da fare(cfr Tt 1,5; cfr 1 Tm 1,3-5), d loro dei criteri per la vita personale e per lazione pastorale. Tutto questo si differenzia chiaramente da qualsiasi tipo di accompagnamento intimista, di autorealizzazione isolata. I discepoli missionari accompagnano i discepoli missionari.

Circa la Parola di Dio

174. Non solamente lomelia deve alimentarsi della Parola di Dio. Tutta levangelizzazione fondata su di essa, ascoltata, meditata, vissuta, celebrata e testimoniata. La Sacra Scrittura fonte dellevangelizzazione. Pertanto, bisogna formarsi continuamente allascolto della Parola. La Chiesa non evangelizza se non si lascia continuamente evangelizzare. indispensabile che la Parola di Dio diventi sempre pi il cuore di ogni attivit ecclesiale.[135] La Parola di Dio ascoltata e celebrata, soprattutto nellEucaristia, alimenta e rafforza interiormente i cristiani e li rende capaci di unautentica testimonianza evangelica nella vita quotidiana. Abbiamo ormai superato quella vecchia contrapposizione tra Parola e Sacramento. La Parola proclamata, viva ed efficace, prepara la recezione del Sacramento, e nel Sacramento tale Parola raggiunge la sua massima efficacia.

175. Lo studio della Sacra Scrittura devessere una porta aperta a tutti i credenti.[136] fondamentale che la Parola rivelata fecondi radicalmente la catechesi e tutti gli sforzi per trasmettere la fede.[137] Levangelizzazione richiede la familiarit con la Parola di Dio e questo esige che le diocesi, le parrocchie e tutte le aggregazioni cattoliche propongano uno studio serio e perseverante della Bibbia, come pure ne promuovano la lettura orante personale e comunitaria.[138] Noi non cerchiamo brancolando nel buio, n dobbiamo attendere che Dio ci rivolga la parola, perch realmente Dio ha parlato, non pi il grande sconosciuto, ma ha mostrato se stesso.[139] Accogliamo il sublime tesoro della Parola rivelata.

CAPITOLO QUARTO
LA DIMENSIONE SOCIALE DELL'EVANGELIZZAZIONE

176. Evangelizzare rendere presente nel mondo il Regno di Dio. Ma nessuna definizione parziale e frammentaria pu dare ragione della realt ricca, complessa e dinamica, quale quella dellevangelizzazione, senza correre il rischio di impoverirla e perfino di mutilarla.[140] Ora vorrei condividere le mie preoccupazioni a proposito della dimensione sociale dellevangelizzazione precisamente perch, se questa dimensione non viene debitamente esplicitata, si corre sempre il rischio di sfigurare il significato autentico e integrale della missione evangelizzatrice.

I. Le ripercussioni comunitarie e sociali del kerygma

177. Il kerygma possiede un contenuto ineludibilmente sociale: nel cuore stesso del Vangelo vi sono la vita comunitaria e limpegno con gli altri. Il contenuto del primo annuncio ha unimmediata ripercussione morale il cui centro la carit.

Confessione della fede e impegno sociale

178. Confessare un Padre che ama infinitamente ciascun essere umano implica scoprire che con ci stesso gli conferisce una dignit infinita.[141] Confessare che il Figlio di Dio ha assunto la nostra carne umana significa che ogni persona umana stata elevata al cuore stesso di Dio. Confessare che Ges ha dato il suo sangue per noi ci impedisce di conservare il minimo dubbio circa lamore senza limiti che nobilita ogni essere umano. La sua redenzione ha un significato sociale perch Dio, in Cristo, non redime solamente la singola persona, ma anche le relazioni sociali tra gli uomini.[142] Confessare che lo Spirito Santo agisce in tutti implica riconoscere che Egli cerca di penetrare in ogni situazione umana e in tutti i vincoli sociali: Lo Spirito Santo possiede uninventiva infinita, propria della mente divina, che sa provvedere e sciogliere i nodi delle vicende umane anche pi complesse e impenetrabili.[143] Levangelizzazione cerca di cooperare anche con tale azione liberatrice dello Spirito. Lo stesso mistero della Trinit ci ricorda che siamo stati creati a immagine della comunione divina, per cui non possiamo realizzarci n salvarci da soli. Dal cuore del Vangelo riconosciamo lintima connessione tra evangelizzazione e promozione umana, che deve necessariamente esprimersi e svilupparsi in tutta lazione evangelizzatrice. Laccettazione del primo annuncio, che invita a lasciarsi amare da Dio e ad amarlo con lamore che Egli stesso ci comunica, provoca nella vita della persona e nelle sue azioni una prima e fondamentale reazione: desiderare, cercare e avere a cuore il bene degli altri.

179. Questo indissolubile legame tra laccoglienza dellannuncio salvifico e un effettivo amore fraterno espressa in alcuni testi della Scrittura che bene considerare e meditare attentamente per ricavarne tutte le conseguenze. Si tratta di un messaggio al quale frequentemente ci abituiamo, lo ripetiamo quasi meccanicamente, senza per assicurarci che abbia una reale incidenza nella nostra vita e nelle nostre comunit. Com pericolosa e dannosa questa assuefazione che ci porta a perdere la meraviglia, il fascino, lentusiasmo di vivere il Vangelo della fraternit e della giustizia! La Parola di Dio insegna che nel fratello si trova il permanente prolungamento dellIncarnazione per ognuno di noi: Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli pi piccoli, lavete fatto a me (Mt 25,40). Quanto facciamo per gli altri ha una dimensione trascendente: Con la misura con la quale misurate sar misurato a voi (Mt 7,2); e risponde alla misericordia divina verso di noi: Siate misericordiosi, come il Padre vostro misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sar dato [] Con la misura con la quale misurate, sar misurato a voi in cambio (Lc 6,36-38). Ci che esprimono questi testi lassoluta priorit dell uscita da s verso il fratello come uno dei due comandamenti principali che fondano ogni norma morale e come il segno pi chiaro per fare discernimento sul cammino di crescita spirituale in risposta alla donazione assolutamente gratuita di Dio. Per ci stesso anche il servizio della carit una dimensione costitutiva della missione della Chiesa ed espressione irrinunciabile della sua stessa essenza.[144] Come la Chiesa missionaria per natura, cos sgorga inevitabilmente da tale natura la carit effettiva per il prossimo, la compassione che comprende, assiste e promuove.

Il Regno che ci chiama

180. Leggendo le Scritture risulta peraltro chiaro che la proposta del Vangelo non consiste solo in una relazione personale con Dio. E neppure la nostra risposta di amore dovrebbe intendersi come una mera somma di piccoli gesti personali nei confronti di qualche individuo bisognoso, il che potrebbe costituire una sorta di carit la carte, una serie di azioni tendenti solo a tranquillizzare la propria coscienza. La proposta il Regno di Dio (Lc 4,43); si tratta di amare Dio che regna nel mondo. Nella misura in cui Egli riuscir a regnare tra di noi, la vita sociale sar uno spazio di fraternit, di giustizia, di pace, di dignit per tutti. Dunque, tanto lannuncio quanto lesperienza cristiana tendono a provocare conseguenze sociali. Cerchiamo il suo Regno: Cercate anzitutto il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta (Mt 6,33). Il progetto di Ges instaurare il Regno del Padre suo; Egli chiede ai suoi discepoli: Predicate, dicendo che il Regno dei cieli vicino (Mt 10,7).

181. Il Regno che viene anticipato e cresce tra di noi riguarda tutto e ci ricorda quel principio del discernimento che Paolo VI proponeva in relazione al vero sviluppo: ogni uomo e tutto luomo.[145] Sappiamo che levangelizzazione non sarebbe completa se non tenesse conto del reciproco appello, che si fanno continuamente il Vangelo e la vita concreta, personale e sociale, delluomo.[146]Si tratta del criterio di universalit, proprio della dinamica del Vangelo, dal momento che il Padre desidera che tutti gli uomini si salvino e il suo disegno di salvezza consiste nel ricapitolare tutte le cose, quelle del cielo e quelle della terra, sotto un solo Signore, che Cristo (cfr Ef 1,10). Il mandato : Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura (Mc 16,15), perch lardente aspettativa della creazione protesa verso la rivelazione dei figli di Dio (Rm 8,19). Tutta la creazione vuol dire anche tutti gli aspetti della natura umana, in modo che la missione dellannuncio della Buona Novella di Ges Cristo possiede una destinazione universale. Il suo mandato della carit abbraccia tutte le dimensioni dellesistenza, tutte le persone, tutti gli ambienti della convivenza e tutti i popoli. Nulla di quanto umano pu risultargli estraneo.[147] La vera speranza cristiana, che cerca il Regno escatologico, genera sempre storia.

L'insegnamento della Chiesa sulle questioni sociali

182. Gli insegnamenti della Chiesa sulle situazioni contingenti sono soggetti a maggiori o nuovi sviluppi e possono essere oggetto di discussione, per non possiamo evitare di essere concreti senza pretendere di entrare in dettagli perch i grandi principi sociali non rimangano mere indicazioni generali che non interpellano nessuno. Bisogna ricavarne le conseguenze pratiche perch possano con efficacia incidere anche nelle complesse situazioni odierne.[148] I Pastori, accogliendo gli apporti delle diverse scienze, hanno il diritto di emettere opinioni su tutto ci che riguarda la vita delle persone, dal momento che il compito dellevangelizzazione implica ed esige una promozione integrale di ogni essere umano. Non si pu pi affermare che la religione deve limitarsi allambito privato e che esiste solo per preparare le anime per il cielo. Sappiamo che Dio desidera la felicit dei suoi figli anche su questa terra, bench siano chiamati alla pienezza eterna, perch Egli ha creato tutte le cose perch possiamo goderne (1 Tm 6,17), perch tutti possano goderne. Ne deriva che la conversione cristiana esige di riconsiderare specialmente tutto ci che concerne lordine sociale ed il conseguimento del bene comune.[149]

183. Di conseguenza, nessuno pu esigere da noi che releghiamo la religione alla segreta intimit delle persone, senza alcuna influenza sulla vita sociale e nazionale, senza preoccuparci per la salute delle istituzioni della societ civile, senza esprimersi sugli avvenimenti che interessano i cittadini. Chi oserebbe rinchiudere in un tempio e far tacere il messaggio di san Francesco di Assisi e della beata Teresa di Calcutta? Essi non potrebbero accettarlo. Una fede autentica che non mai comoda e individualista implica sempre un profondo desiderio di cambiare il mondo, di trasmettere valori, di lasciare qualcosa di migliore dopo il nostro passaggio sulla terra. Amiamo questo magnifico pianeta dove Dio ci ha posto, e amiamo lumanit che lo abita, con tutti i suoi drammi e le sue stanchezze, con i suoi aneliti e le sue speranze, con i suoi valori e le sue fragilit. La terra la nostra casa comune e tutti siamo fratelli. Sebbene il giusto ordine della societ e dello Stato sia il compito principale della politica, la Chiesa non pu n deve rimanere ai margini della lotta per la giustizia.[150] Tutti i cristiani, anche i Pastori, sono chiamati a preoccuparsi della costruzione di un mondo migliore. Di questo si tratta, perch il pensiero sociale della Chiesa in primo luogo positivo e propositivo, orienta unazione trasformatrice, e in questo senso non cessa di essere un segno di speranza che sgorga dal cuore pieno damore di Ges Cristo. Al tempo stesso, unisce il proprio impegno a quello profuso nel campo sociale dalle altre Chiese e Comunit Ecclesiali, sia a livello di riflessione dottrinale sia a livello pratico.[151]

184. Non il momento qui per sviluppare tutte le gravi questioni sociali che segnano il mondo attuale, alcune delle quali ho commentato nel secondo capitolo. Questo non un documento sociale, e per riflettere su quelle varie tematiche disponiamo di uno strumento molto adeguato nel Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, il cui uso e studio raccomando vivamente. Inoltre, n il Papa n la Chiesa posseggono il monopolio dellinterpretazione della realt sociale o della proposta di soluzioni per i problemi contemporanei. Posso ripetere qui ci che lucidamente indicava Paolo VI: Di fronte a situazioni tanto diverse, ci difficile pronunciare una parola unica e proporre una soluzione di valore universale. Del resto non questa la nostra ambizione e neppure la nostra missione. Spetta alle comunit cristiane analizzare obiettivamente la situazione del loro paese.[152]

185. Nel seguito cercher di concentrarmi su due grandi questioni che mi sembrano fondamentali in questo momento della storia. Le svilupper con una certa ampiezza perch considero che determineranno il futuro dellumanit. Si tratta, in primo luogo, della inclusione sociale dei poveri e, inoltre, della pace e del dialogo sociale.

II. Linclusione sociale dei poveri

186. Dalla nostra fede in Cristo fattosi povero, e sempre vicino ai poveri e agli esclusi, deriva la preoccupazione per lo sviluppo integrale dei pi abbandonati della societ.

Uniti a Dio ascoltiamo un grido

187. Ogni cristiano e ogni comunit sono chiamati ad essere strumenti di Dio per la liberazione e la promozione dei poveri, in modo che essi possano integrarsi pienamente nella societ; questo suppone che siamo docili e attenti ad ascoltare il grido del povero e soccorrerlo. sufficiente scorrere le Scritture per scoprire come il Padre buono desidera ascoltare il grido dei poveri: Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo Perci va! Io ti mando (Es 3,7-8.10), e si mostra sollecito verso le sue necessit: Poi [gli israeliti] gridarono al Signore ed egli fece sorgere per loro un salvatore (Gdc 3,15). Rimanere sordi a quel grido, quando noi siamo gli strumenti di Dio per ascoltare il povero, ci pone fuori dalla volont del Padre e dal suo progetto, perch quel povero griderebbe al Signore contro di te e un peccato sarebbe su di te (Dt 15,9). E la mancanza di solidariet verso le sue necessit influisce direttamente sul nostro rapporto con Dio: Se egli ti maledice nellamarezza del cuore, il suo creatore ne esaudir la preghiera (Sir 4,6). Ritorna sempre la vecchia domanda: Se uno ha ricchezze di questo mondo e, vedendo il suo fratello in necessit, gli chiude il proprio cuore, come rimane in lui lamore di Dio? (1 Gv 3,17). Ricordiamo anche con quanta convinzione lApostolo Giacomo riprendeva limmagine del grido degli oppressi: Il salario dei lavoratori che hanno mietuto sulle vostre terre, e che voi non avete pagato, grida, e le proteste dei mietitori sono giunte agli orecchi del Signore onnipotente (5,4).

188. La Chiesa ha riconosciuto che lesigenza di ascoltare questo grido deriva dalla stessa opera liberatrice della grazia in ciascuno di noi, per cui non si tratta di una missione riservata solo ad alcuni: La Chiesa, guidata dal Vangelo della misericordia e dallamore allessere umano, ascolta il grido per la giustizia e desidera rispondervi con tutte le sue forze.[153] In questo quadro si comprende la richiesta di Ges ai suoi discepoli: Voi stessi date loro da mangiare (Mc 6,37), e ci implica sia la collaborazione per risolvere le cause strutturali della povert e per promuovere lo sviluppo integrale dei poveri, sia i gesti pi semplici e quotidiani di solidariet di fronte alle miserie molto concrete che incontriamo. La parola solidariet si un po logorata e a volte la si interpreta male, ma indica molto di pi di qualche atto sporadico di generosit. Richiede di creare una nuova mentalit che pensi in termini di comunit, di priorit della vita di tutti rispetto allappropriazione dei beni da parte di alcuni.

189. La solidariet una reazione spontanea di chi riconosce la funzione sociale della propriet e la destinazione universale dei beni come realt anteriori alla propriet privata. Il possesso privato dei beni si giustifica per custodirli e accrescerli in modo che servano meglio al bene comune, per cui la solidariet si deve vivere come la decisione di restituire al povero quello che gli corrisponde. Queste convinzioni e pratiche di solidariet, quando si fanno carne, aprono la strada ad altre trasformazioni strutturali e le rendono possibili. Un cambiamento nelle strutture che non generi nuove convinzioni e atteggiamenti far s che quelle stesse strutture presto o tardi diventino corrotte, pesanti e inefficaci.

190. A volte si tratta di ascoltare il grido di interi popoli, dei popoli pi poveri della terra, perch la pace si fonda non solo sul rispetto dei diritti delluomo, ma anche su quello dei diritti dei popoli.[154] Deplorevolmente, persino i diritti umani possono essere utilizzati come giustificazione di una difesa esacerbata dei diritti individuali o dei diritti dei popoli pi ricchi. Rispettando lindipendenza e la cultura di ciascuna Nazione, bisogna ricordare sempre che il pianeta di tutta lumanit e per tutta lumanit, e che il solo fatto di essere nati in un luogo con minori risorse o minor sviluppo non giustifica che alcune persone vivano con minore dignit. Bisogna ripetere che i pi favoriti devono rinunciare ad alcuni dei loro diritti per mettere con maggiore liberalit i loro beni al servizio degli altri.[155] Per parlare in modo appropriato dei nostri diritti dobbiamo ampliare maggiormente lo sguardo e aprire le orecchie al grido di altri popoli o di altre regioni del nostro Paese. Abbiamo bisogno di crescere in una solidariet che deve permettere a tutti i popoli di giungere con le loro forze ad essere artefici del loro destino,[156] cos come ciascun essere umano chiamato a svilupparsi.[157]

191. In ogni luogo e circostanza i cristiani, incoraggiati dai loro Pastori, sono chiamati ad ascoltare il grido dei poveri, come hanno affermato cos bene i Vescovi del Brasile: Desideriamo assumere, ogni giorno, le gioie e le speranze, le angosce e le tristezze del popolo brasiliano, specialmente delle popolazioni delle periferie urbane e delle zone rurali senza terra, senza tetto, senza pane, senza salute violate nei loro diritti. Vedendo le loro miserie, ascoltando le loro grida e conoscendo la loro sofferenza, ci scandalizza il fatto di sapere che esiste cibo sufficiente per tutti e che la fame si deve alla cattiva distribuzione dei beni e del reddito. Il problema si aggrava con la pratica generalizzata dello spreco.[158]

192. Desideriamo per ancora di pi, il nostro sogno vola pi alto. Non parliamo solamente di assicurare a tutti il cibo, o un decoroso sostentamento, ma che possano avere prosperit nei suoi molteplici aspetti.[159] Questo implica educazione, accesso allassistenza sanitaria, e specialmente lavoro, perch nel lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale, lessere umano esprime e accresce la dignit della propria vita. Il giusto salario permette laccesso adeguato agli altri beni che sono destinati alluso comune.

Fedelt al Vangelo per non correre invano

193. Limperativo di ascoltare il grido dei poveri si fa carne in noi quando ci commuoviamo nel pi intimo di fronte allaltrui dolore. Rileggiamo alcuni insegnamenti della Parola di Dio sulla misericordia, perch risuonino con forza nella vita della Chiesa. Il Vangelo proclama: Beati i misericordiosi, perch troveranno misericordia (Mt 5,7). LApostolo Giacomo insegna che la misericordia verso gli altri ci permette di uscire trionfanti nel giudizio divino: Parlate e agite come persone che devono essere giudicate secondo una legge di libert, perch il giudizio sar senza misericordia contro chi non avr usato misericordia. La misericordia ha sempre la meglio sul giudizio (2,12-13). In questo testo, Giacomo si mostra erede della maggiore ricchezza della spiritualit ebraica del post-esilio, che attribuiva alla misericordia uno speciale valore salvifico: Sconta i tuoi peccati con lelemosina e le tue iniquit con atti di misericordia verso gli afflitti, perch tu possa godere lunga prosperit (Dn 4,24). In questa stessa prospettiva, la letteratura sapienziale parla dellelemosina come esercizio concreto della misericordia verso i bisognosi: Lelemosina salva dalla morte e purifica da ogni peccato (Tb 12,9). In modo pi plastico lo esprime anche il Siracide: Lacqua spegne il fuoco che divampa, lelemosina espia i peccati (3,30). La medesima sintesi appare contenuta nel Nuovo Testamento: Soprattutto conservate tra voi una carit fervente, perch la carit copre una moltitudine di peccati (1 Pt 4,8). Questa verit penetr profondamente la mentalit dei Padri della Chiesa ed esercit una resistenza profetica, come alternativa culturale, di fronte allindividualismo edonista pagano. Ricordiamo solo un esempio: Come, in pericolo dincendio, corriamo a cercare acqua per spegnerlo, [] allo stesso modo, se dalla nostra paglia sorgesse la fiamma del peccato e per tale motivo ne fossimo turbati, una volta che ci venga data loccasione di unopera di misericordia, rallegriamoci di tale opera come se fosse una fonte che ci viene offerta perch possiamo soffocare lincendio.[160]

194. un messaggio cos chiaro, cos diretto, cos semplice ed eloquente, che nessuna ermeneutica ecclesiale ha il diritto di relativizzarlo. La riflessione della Chiesa su questi testi non dovrebbe oscurare o indebolire il loro significato esortativo, ma piuttosto aiutare a farli propri con coraggio e fervore. Perch complicare ci che cos semplice? Gli apparati concettuali esistono per favorire il contatto con la realt che si vuole spiegare e non per allontanarci da essa. Questo vale soprattutto per le esortazioni bibliche che invitano con tanta determinazione allamore fraterno, al servizio umile e generoso, alla giustizia, alla misericordia verso il povero. Ges ci ha indicato questo cammino di riconoscimento dellaltro con le sue parole e con i suoi gesti. Perch oscurare ci che cos chiaro? Non preoccupiamoci solo di non cadere in errori dottrinali, ma anche di essere fedeli a questo cammino luminoso di vita e di sapienza. Perch ai difensori dellortodossia si rivolge a volte il rimprovero di passivit, dindulgenza o di colpevoli complicit rispetto a situazioni di ingiustizia intollerabili e verso i regimi politici che le mantengono .[161]

195. Quando san Paolo si rec dagli Apostoli a Gerusalemme per discernere se stava correndo o aveva corso invano (cfr Gal 2,2), il criterio-chiave di autenticit che gli indicarono fu che non si dimenticasse dei poveri (cfr Gal 2,10). Questo grande criterio, affinch le comunit paoline non si lasciassero trascinare dallo stile di vita individualista dei pagani, ha una notevole attualit nel contesto presente, dove tende a svilupparsi un nuovo paganesimo individualista. La bellezza stessa del Vangelo non sempre pu essere adeguatamente manifestata da noi, ma c un segno che non deve mai mancare: lopzione per gli ultimi, per quelli che la societ scarta e getta via.

196. A volte siamo duri di cuore e di mente, ci dimentichiamo, ci divertiamo, ci estasiamo con le immense possibilit di consumo e di distrazione che offre questa societ. Cos si produce una specie di alienazione che ci colpisce tutti, poich alienata una societ che, nelle sue forme di organizzazione sociale, di produzione e di consumo, rende pi difficile la realizzazione di questa donazione e la formazione di quella solidariet interumana.[162]

Il posto privilegiato dei poveri nel Popolo di Dio

197. Nel cuore di Dio c un posto preferenziale per i poveri, tanto che Egli stesso si fece povero (2 Cor 8,9). Tutto il cammino della nostra redenzione segnato dai poveri. Questa salvezza giunta a noi attraverso il s di una umile ragazza di un piccolo paese sperduto nella periferia di un grande impero. Il Salvatore nato in un presepe, tra gli animali, come accadeva per i figli dei pi poveri; stato presentato al Tempio con due piccioni, lofferta di coloro che non potevano permettersi di pagare un agnello (cfr Lc 2,24; Lv 5,7); cresciuto in una casa di semplici lavoratori e ha lavorato con le sue mani per guadagnarsi il pane. Quando inizi ad annunciare il Regno, lo seguivano folle di diseredati, e cos manifest quello che Egli stesso aveva detto: Lo Spirito del Signore sopra di me; perch mi ha consacrato con lunzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio (Lc 4,18). A quelli che erano gravati dal dolore, oppressi dalla povert, assicur che Dio li portava al centro del suo cuore: Beati voi, poveri, perch vostro il Regno di Dio (Lc 6,20); e con essi si identific: Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, insegnando che la misericordia verso di loro la chiave del cielo (cfr Mt 25,35s).

198. Per la Chiesa lopzione per i poveri una categoria teologica prima che culturale, sociologica, politica o filosofica. Dio concede loro la sua prima misericordia.[163] Questa preferenza divina ha delle conseguenze nella vita di fede di tutti i cristiani, chiamati ad avere gli stessi sentimenti di Ges (Fil 2,5). Ispirata da essa, la Chiesa ha fatto una opzione per i poveri intesa come una forma speciale di primazia nellesercizio della carit cristiana, della quale d testimonianza tutta la tradizione della Chiesa.[164] Questa opzione insegnava Benedetto XVI implicita nella fede cristologica in quel Dio che si fatto povero per noi, per arricchirci mediante la sua povert.[165] Per questo desidero una Chiesa povera per i poveri. Essi hanno molto da insegnarci. Oltre a partecipare del sensus fidei, con le proprie sofferenze conoscono il Cristo sofferente. necessario che tutti ci lasciamo evangelizzare da loro. La nuova evangelizzazione un invito a riconoscere la forza salvifica delle loro esistenze e a porle al centro del cammino della Chiesa. Siamo chiamati a scoprire Cristo in loro, a prestare ad essi la nostra voce nelle loro cause, ma anche ad essere loro amici, ad ascoltarli, a comprenderli e ad accogliere la misteriosa sapienza che Dio vuole comunicarci attraverso di loro.

199. Il nostro impegno non consiste esclusivamente in azioni o in programmi di promozione e assistenza; quello che lo Spirito mette in moto non un eccesso di attivismo, ma prima di tutto unattenzione rivolta allaltro considerandolo come ununica cosa con se stesso.[166] Questa attenzione damore linizio di una vera preoccupazione per la sua persona e a partire da essa desidero cercare effettivamente il suo bene. Questo implica apprezzare il povero nella sua bont propria, col suo modo di essere, con la sua cultura, con il suo modo di vivere la fede. Lamore autentico sempre contemplativo, ci permette di servire laltro non per necessit o vanit, ma perch bello, al di l delle apparenze. Dallamore per cui a uno gradita laltra persona dipende il fatto che le dia qualcosa gratuitamente.[167] Il povero, quando amato, considerato di grande
valore
,[168] e questo differenzia lautentica opzione per i poveri da qualsiasi ideologia, da qualunque intento di utilizzare i poveri al servizio di interessi personali o politici. Solo a partire da questa vicinanza reale e cordiale possiamo accompagnarli adeguatamente nel loro cammino di liberazione. Soltanto questo render possibile che i poveri si sentano, in ogni comunit cristiana, come a casa loro. Non sarebbe, questo stile, la pi grande ed efficace presentazione della buona novella del Regno?.[169] Senza lopzione preferenziale per i pi poveri, lannuncio del Vangelo, che pur la prima carit, rischia di essere incompreso o di affogare in quel mare di parole a cui lodierna societ della comunicazione quotidianamente ci espone.[170]

200. Dal momento che questa Esortazione rivolta ai membri della Chiesa Cattolica, desidero affermare con dolore che la peggior discriminazione di cui soffrono i poveri la mancanza di attenzione spirituale. Limmensa maggioranza dei poveri possiede una speciale apertura alla fede; hanno bisogno di Dio e non possiamo tralasciare di offrire loro la sua amicizia, la sua benedizione, la sua Parola, la celebrazione dei Sacramenti e la proposta di un cammino di crescita e di maturazione nella fede. Lopzione preferenziale per i poveri deve tradursi principalmente in unattenzione religiosa privilegiata e prioritaria.

201. Nessuno dovrebbe dire che si mantiene lontano dai poveri perch le sue scelte di vita comportano di prestare pi attenzione ad altre incombenze. Questa una scusa frequente negli ambienti accademici, imprenditoriali o professionali, e persino ecclesiali. Sebbene si possa dire in generale che la vocazione e la missione propria dei fedeli laici la trasformazione delle varie realt terrene affinch ogni attivit umana sia trasformata dal Vangelo,[171] nessuno pu sentirsi esonerato dalla preoccupazione per i poveri e per la giustizia sociale: La conversione spirituale, lintensit dellamore a Dio e al prossimo, lo zelo per la giustizia e la pace, il significato evangelico dei poveri e della povert sono richiesti a tutti.[172] Temo che anche queste parole siano solamente oggetto di qualche commento senza una vera incidenza pratica. Nonostante ci, confido nellapertura e nelle buone disposizioni dei cristiani, e vi chiedo di cercare comunitariamente nuove strade per accogliere questa rinnovata proposta.

Economia e distribuzione delle entrate

202. La necessit di risolvere le cause strutturali della povert non pu attendere, non solo per una esigenza pragmatica di ottenere risultati e di ordinare la societ, ma per guarirla da una malattia che la rende fragile e indegna e che potr solo portarla a nuove crisi. I piani assistenziali, che fanno fronte ad alcune urgenze, si dovrebbero considerare solo come risposte provvisorie. Finch non si risolveranno radicalmente i problemi dei poveri, rinunciando allautonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria e aggredendo le cause strutturali della inequit,[173] non si risolveranno i problemi del mondo e in definitiva nessun problema. Linequit la radice dei mali sociali.

203. La dignit di ogni persona umana e il bene comune sono questioni che dovrebbero strutturare tutta la politica economica, ma a volte sembrano appendici aggiunte dallesterno per completare un discorso politico senza prospettive n programmi di vero sviluppo integrale. Quante parole sono diventate scomode per questo sistema! D fastidio che si parli di etica, d fastidio che si parli di solidariet mondiale, d fastidio che si parli di distribuzione dei beni, d fastidio che si parli di difendere i posti di lavoro, d fastidio che si parli della dignit dei deboli, d fastidio che si parli di un Dio che esige un impegno per la giustizia. Altre volte accade che queste parole diventino oggetto di una manipolazione opportunista che le disonora. La comoda indifferenza di fronte a queste questioni svuota la nostra vita e le nostre parole di ogni significato. La vocazione di un imprenditore un nobile lavoro, sempre che si lasci interrogare da un significato pi ampio della vita; questo gli permette di servire veramente il bene comune, con il suo sforzo di moltiplicare e rendere pi accessibili per tutti i beni di questo mondo.

204. Non possiamo pi confidare nelle forze cieche e nella mano invisibile del mercato. La crescita in equit esige qualcosa di pi della crescita economica, bench la presupponga, richiede decisioni, programmi, meccanismi e processi specificamente orientati a una migliore distribuzione delle entrate, alla creazione di opportunit di lavoro, a una promozione integrale dei poveri che superi il mero assistenzialismo. Lungi da me il proporre un populismo irresponsabile, ma leconomia non pu pi ricorrere a rimedi che sono un nuovo veleno, come quando si pretende di aumentare la redditivit riducendo il mercato del lavoro e creando in tal modo nuovi esclusi.

205. Chiedo a Dio che cresca il numero di politici capaci di entrare in un autentico dialogo che si orienti efficacemente a sanare le radici profonde e non lapparenza dei mali del nostro mondo! La politica, tanto denigrata, una vocazione altissima, una delle forme pi preziose della carit, perch cerca il bene comune.[174] Dobbiamo convincerci che la carit il principio non solo delle micro-relazioni: rapporti amicali, familiari, di piccolo gruppo, ma anche delle macro-relazioni: rapporti sociali, economici, politici.[175] Prego il Signore che ci regali pi politici che abbiano davvero a cuore la societ, il popolo, la vita dei poveri! indispensabile che i governanti e il potere finanziario alzino lo sguardo e amplino le loro prospettive, che facciano in modo che ci sia un lavoro degno, istruzione e assistenza sanitaria per tutti i cittadini. E perch non ricorrere a Dio affinch ispiri i loro piani? Sono convinto che a partire da unapertura alla trascendenza potrebbe formarsi una nuova mentalit politica ed economica che aiuterebbe a superare la dicotomia assoluta tra leconomia e il bene comune sociale.

206. Leconomia, come indica la stessa parola, dovrebbe essere larte di raggiungere unadeguata amministrazione della casa comune, che il mondo intero. Ogni azione economica di una certa portata, messa in atto in una parte del pianeta, si ripercuote sul tutto; perci nessun governo pu agire al di fuori di una comune responsabilit. Di fatto, diventa sempre pi difficile individuare soluzioni a livello locale per le enormi contraddizioni globali, per cui la politica locale si riempie di problemi da risolvere. Se realmente vogliamo raggiungere una sana economia mondiale, c bisogno in questa fase storica di un modo pi efficiente di interazione che, fatta salva la sovranit delle nazioni, assicuri il benessere economico di tutti i Paesi e non solo di pochi.

207. Qualsiasi comunit della Chiesa, nella misura in cui pretenda di stare tranquilla senza occuparsi creativamente e cooperare con efficacia affinch i poveri vivano con dignit e per linclusione di tutti, correr anche il rischio della dissoluzione, bench parli di temi sociali o critichi i governi. Facilmente finir per essere sommersa dalla mondanit spirituale, dissimulata con pratiche religiose, con riunioni infeconde o con discorsi vuoti.

208. Se qualcuno si sente offeso dalle mie parole, gli dico che le esprimo con affetto e con la migliore delle intenzioni, lontano da qualunque interesse personale o ideologia politica. La mia parola non quella di un nemico n di un oppositore. Mi interessa unicamente fare in modo che quelli che sono schiavi di una mentalit individualista, indifferente ed egoista, possano liberarsi da quelle indegne catene e raggiungano uno stile di vita e di pensiero pi umano, pi nobile, pi fecondo, che dia dignit al loro passaggio su questa terra.

Avere cura della fragilit

209. Ges, levangelizzatore per eccellenza e il Vangelo in persona, si identifica specialmente con i pi piccoli (cfr Mt 25,40). Questo ci ricorda che tutti noi cristiani siamo chiamati a prenderci cura dei pi fragili della Terra. Ma nel vigente modello di successo e privatistico, non sembra abbia senso investire affinch quelli che rimangono indietro, i deboli o i meno dotati possano farsi strada nella vita.

210. indispensabile prestare attenzione per essere vicini a nuove forme di povert e di fragilit in cui siamo chiamati a riconoscere Cristo sofferente, anche se questo apparentemente non ci porta vantaggi tangibili e immediati: i senza tetto, i tossicodipendenti, i rifugiati, i popoli indigeni, gli anziani sempre pi soli e abbandonati, ecc. I migranti mi pongono una particolare sfida perch sono Pastore di una Chiesa senza frontiere che si sente madre di tutti. Perci esorto i Paesi ad una generosa apertura, che invece di temere la distruzione dellidentit locale sia capace di creare nuove sintesi culturali. Come sono belle le citt che superano la sfiducia malsana e integrano i differenti, e che fanno di tale integrazione un nuovo fattore di sviluppo! Come sono belle le citt che, anche nel loro disegno architettonico, sono piene di spazi che collegano, mettono in relazione, favoriscono il riconoscimento dellaltro!

211. Mi ha sempre addolorato la situazione di coloro che sono oggetto delle diverse forme di tratta di persone. Vorrei che si ascoltasse il grido di Dio che chiede a tutti noi: Dov tuo fratello? (Gen 4,9). Dov il tuo fratello schiavo? Dov quello che stai uccidendo ogni giorno nella piccola fabbrica clandestina, nella rete della prostituzione, nei bambini che utilizzi per laccattonaggio, in quello che deve lavorare di nascosto perch non stato regolarizzato? Non facciamo finta di niente. Ci sono molte complicit. La domanda per tutti! Nelle nostre citt impiantato questo crimine mafioso e aberrante, e molti hanno le mani che grondano sangue a causa di una complicit comoda e muta.

212. Doppiamente povere sono le donne che soffrono situazioni di esclusione, maltrattamento e violenza, perch spesso si trovano con minori possibilit di difendere i loro diritti. Tuttavia, anche tra di loro troviamo continuamente i pi ammirevoli gesti di quotidiano eroismo nella difesa e nella cura della fragilit delle loro famiglie.

213. Tra questi deboli, di cui la Chiesa vuole prendersi cura con predilezione, ci sono anche i bambini nascituri, che sono i pi indifesi e innocenti di tutti, ai quali oggi si vuole negare la dignit umana al fine di poterne fare quello che si vuole, togliendo loro la vita e promuovendo legislazioni in modo che nessuno possa impedirlo. Frequentemente, per ridicolizzare allegramente la difesa che la Chiesa fa delle vite dei nascituri, si fa in modo di presentare la sua posizione come qualcosa di ideologico, oscurantista e conservatore. Eppure questa difesa della vita nascente intimamente legata alla difesa di qualsiasi diritto umano. Suppone la convinzione che un essere umano sempre sacro e inviolabile, in qualunque situazione e in ogni fase del suo sviluppo. un fine in s stesso e mai un mezzo per risolvere altre difficolt. Se cade questa convinzione, non rimangono solide e permanenti fondamenta per la difesa dei diritti umani, che sarebbero sempre soggetti alle convenienze contingenti dei potenti di turno. La sola ragione sufficiente per riconoscere il valore inviolabile di ogni vita umana, ma se la guardiamo anche a partire dalla fede, ogni violazione della dignit personale dellessere umano grida vendetta al cospetto di Dio e si configura come offesa al Creatore delluomo.[176]

214. Proprio perch una questione che ha a che fare con la coerenza interna del nostro messaggio sul valore della persona umana, non ci si deve attendere che la Chiesa cambi la sua posizione su questa questione. Voglio essere del tutto onesto al riguardo. Questo non un argomento soggetto a presunte riforme o a modernizzazioni. Non progressista pretendere di risolvere i problemi eliminando una vita umana. Per anche vero che abbiamo fatto poco per accompagnare adeguatamente le donne che si trovano in situazioni molto dure, dove laborto si presenta loro come una rapida soluzione alle loro profonde angustie, particolarmente quando la vita che cresce in loro sorta come conseguenza di una violenza o in un contesto di estrema povert. Chi pu non capire tali situazioni cos dolorose?

215. Ci sono altri esseri fragili e indifesi, che molte volte rimangono alla merc degli interessi economici o di un uso indiscriminato. Mi riferisco allinsieme della creazione. Come esseri umani non siamo dei meri beneficiari, ma custodi delle altre creature. Mediante la nostra realt corporea, Dio ci ha unito tanto strettamente al mondo che ci circonda, che la desertificazione del suolo come una malattia per ciascuno, e possiamo lamentare lestinzione di una specie come fosse una mutilazione. Non lasciamo che al nostro passaggio rimangano segni di distruzione e di morte che colpiscono la nostra vita e quella delle future generazioni.[177] In questo senso, faccio proprio il lamento bello e profetico che diversi anni fa hanno espresso i Vescovi delle Filippine: Unincredibile variet dinsetti viveva nella selva ed erano impegnati con ogni sorta di compito proprio [] Gli uccelli volavano nellaria, le loro brillanti piume e i loro differenti canti aggiungevano colore e melodie al verde dei boschi [...] Dio ha voluto questa terra per noi, sue creature speciali, ma non perch potessimo distruggerla e trasformarla in un terreno desertico [...] Dopo una sola notte di pioggia, guarda verso i fiumi marron-cioccolato dei tuoi paraggi, e ricorda che si portano via il sangue vivo della terra verso il mare [...] Come potranno nuotare i pesci in fogne come il rio Pasig e tanti altri fiumi che abbiamo contaminato? Chi ha trasformato il meraviglioso mondo marino in cimiteri subacquei spogliati di vita e di colore?.[178]

216. Piccoli ma forti nellamore di Dio, come san Francesco dAssisi, tutti i cristiani siamo chiamati a prenderci cura della fragilit del popolo e del mondo in cui viviamo.

III. Il bene comune e la pace sociale

217. Abbiamo parlato molto della gioia e dellamore, ma la Parola di Dio menziona anche il frutto della pace (cfr Gal 5,22).

218. La pace sociale non pu essere intesa come irenismo o come una mera assenza di violenza ottenuta mediante limposizione di una parte sopra le altre. Sarebbe parimenti una falsa pace quella che servisse come scusa per giustificare unorganizzazione sociale che metta a tacere o tranquillizzi i pi poveri, in modo che quelli che godono dei maggiori benefici possano mantenere il loro stile di vita senza scosse mentre gli altri sopravvivono come possono. Le rivendicazioni sociali, che hanno a che fare con la distribuzione delle entrate, linclusione sociale dei poveri e i diritti umani, non possono essere soffocate con il pretesto di costruire un consenso a tavolino o uneffimera pace per una minoranza felice. La dignit della persona umana e il bene comune stanno al di sopra della tranquillit di alcuni che non vogliono rinunciare ai loro privilegi. Quando questi valori vengono colpiti, necessaria una voce profetica.

219. La pace non si riduce ad unassenza di guerra, frutto dellequilibrio sempre precario delle forze. Essa si costruisce giorno per giorno, nel perseguimento di un ordine voluto da Dio, che comporta una giustizia pi perfetta tra gli uomini.[179] In definitiva, una pace che non sorga come frutto dello sviluppo integrale di tutti, non avr nemmeno futuro e sar sempre seme di nuovi conflitti e di varie forme di violenza.

220. In ogni nazione, gli abitanti sviluppano la dimensione sociale della loro vita configurandosi come cittadini responsabili in seno ad un popolo, non come massa trascinata dalle forze dominanti. Ricordiamo che lessere fedele cittadino una virt e la partecipazione alla vita politica unobbligazione morale.[180] Ma diventare un popolo qualcosa di pi, e richiede un costante processo nel quale ogni nuova generazione si vede coinvolta. un lavoro lento e arduo che esige di volersi integrare e di imparare a farlo fino a sviluppare una cultura dellincontro in una pluriforme armonia.

221. Per avanzare in questa costruzione di un popolo in pace, giustizia e fraternit, vi sono quattro principi relazionati a tensioni bipolari proprie di ogni realt sociale. Derivano dai grandi postulati della Dottrina Sociale della Chiesa, i quali costituiscono il primo e fondamentale parametro di riferimento per linterpretazione e la valutazione dei fenomeni sociali.[181] Alla luce di essi desidero ora proporre questi quattro principi che orientano specificamente lo sviluppo della convivenza sociale e la costruzione di un popolo in cui le differenze si armonizzino allinterno di un progetto comune. Lo faccio nella convinzione che la loro applicazione pu rappresentare unautentica via verso la pace allinterno di ciascuna nazione e nel mondo intero.

Il tempo superiore allo spazio

222. Vi una tensione bipolare tra la pienezza e il limite. La pienezza provoca la volont di possedere tutto e il limite la parete che ci si pone davanti. Il tempo, considerato in senso ampio, fa riferimento alla pienezza come espressione dellorizzonte che ci si apre dinanzi, e il momento espressione del limite che si vive in uno spazio circoscritto. I cittadini vivono in tensione tra la congiuntura del momento e la luce del tempo, dellorizzonte pi grande, dellutopia che ci apre al futuro come causa finale che attrae. Da qui emerge un primo principio per progredire nella costruzione di un popolo: il tempo superiore allo spazio.

223. Questo principio permette di lavorare a lunga scadenza, senza lossessione dei risultati immediati. Aiuta a sopportare con pazienza situazioni difficili e avverse, o i cambiamenti dei piani che il dinamismo della realt impone. un invito ad assumere la tensione tra pienezza e limite, assegnando priorit al tempo. Uno dei peccati che a volte si riscontrano nellattivit socio-politica consiste nel privilegiare gli spazi di potere al posto dei tempi dei processi. Dare priorit allo spazio porta a diventar matti per risolvere tutto nel momento presente, per tentare di prendere possesso di tutti gli spazi di potere e di autoaffermazione. Significa cristallizzare i processi e pretendere di fermarli. Dare priorit al tempo significa occuparsi di iniziare processi pi che di possedere spazi. Il tempo ordina gli spazi, li illumina e li trasforma in anelli di una catena in costante crescita, senza retromarce. Si tratta di privilegiare le azioni che generano nuovi dinamismi nella societ e coinvolgono altre persone e gruppi che le porteranno avanti, finch fruttifichino in importanti avvenimenti storici. Senza ansiet, per con convinzioni chiare e tenaci.

224. A volte mi domando chi sono quelli che nel mondo attuale si preoccupano realmente di dar vita a processi che costruiscano un popolo, pi che ottenere risultati immediati che producano una rendita politica facile, rapida ed effimera, ma che non costruiscono la pienezza umana. La storia forse li giudicher con quel criterio che enunciava Romano Guardini: Lunico modello per valutare con successo unepoca domandare fino a che punto si sviluppa in essa e raggiunge unautentica ragion dessere la pienezza dellesistenza umana, in accordo con il carattere peculiare e le possibilit della medesima epoca.[182]

225. Questo criterio molto appropriato anche per levangelizzazione, che richiede di tener presente lorizzonte, di adottare i processi possibili e la strada lunga. Il Signore stesso nella sua vita terrena fece intendere molte volte ai suoi discepoli che vi erano cose che non potevano ancora comprendere e che era necessario attendere lo Spirito Santo (cfr Gv 16,12-13). La parabola del grano e della zizzania (cfr Mt 13, 24-30) descrive un aspetto importante dellevangelizzazione, che consiste nel mostrare come il nemico pu occupare lo spazio del Regno e causare danno con la zizzania, ma vinto dalla bont del grano che si manifesta con il tempo.

Lunit prevale sul conflitto

226. Il conflitto non pu essere ignorato o dissimulato. Devessere accettato. Ma se rimaniamo intrappolati in esso, perdiamo la prospettiva, gli orizzonti si limitano e la realt stessa resta frammentata. Quando ci fermiamo nella congiuntura conflittuale, perdiamo il senso dellunit profonda della realt.

227. Di fronte al conflitto, alcuni semplicemente lo guardano e vanno avanti come se nulla fosse, se ne lavano le mani per poter continuare con la loro vita. Altri entrano nel conflitto in modo tale che ne rimangono prigionieri, perdono lorizzonte, proiettano sulle istituzioni le proprie confusioni e insoddisfazioni e cos lunit diventa impossibile. Vi per un terzo modo, il pi adeguato, di porsi di fronte al conflitto. accettare di sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo. Beati gli operatori di pace (Mt 5,9).

228. In questo modo, si rende possibile sviluppare una comunione nelle differenze, che pu essere favorita solo da quelle nobili persone che hanno il coraggio di andare oltre la superficie conflittuale e considerano gli altri nella loro dignit pi profonda. Per questo necessario postulare un principio che indispensabile per costruire lamicizia sociale: lunit superiore al conflitto. La solidariet, intesa nel suo significato pi profondo e di sfida, diventa cos uno stile di costruzione della storia, un ambito vitale dove i conflitti, le tensioni e gli opposti possono raggiungere una pluriforme unit che genera nuova vita. Non significa puntare al sincretismo, n allassorbimento di uno nellaltro, ma alla risoluzione su di un piano superiore che conserva in s le preziose potenzialit delle polarit in contrasto.

229. Questo criterio evangelico ci ricorda che Cristo ha unificato tutto in S: cielo e terra, Dio e uomo, tempo ed eternit, carne e spirito, persona e societ. Il segno distintivo di questa unit e riconciliazione di tutto in S la pace. Cristo la nostra pace (Ef 2,14). Lannuncio evangelico inizia sempre con il saluto di pace, e la pace corona e cementa in ogni momento le relazioni tra i discepoli. La pace possibile perch il Signore ha vinto il mondo e la sua permanente conflittualit avendolo pacificato con il sangue della sua croce (Col 1,20). Ma se andiamo a fondo in questi testi biblici, scopriremo che il primo ambito in cui siamo chiamati a conquistare questa pacificazione nelle differenze la propria interiorit, la propria vita, sempre minacciata dalla dispersione dialettica.[183] Con cuori spezzati in mille frammenti sar difficile costruire unautentica pace sociale.

230. Lannuncio di pace non quello di una pace negoziata, ma la convinzione che lunit dello Spirito armonizza tutte le diversit. Supera qualsiasi conflitto in una nuova, promettente sintesi. La diversit bella quando accetta di entrare costantemente in un processo di riconciliazione, fino a sigillare una specie di patto culturale che faccia emergere una diversit riconciliata, come ben insegnarono i Vescovi del Congo: La diversit delle nostre etnie una ricchezza [...] Solo con lunit, con la conversione dei cuori e con la riconciliazione potremo far avanzare il nostro Paese.[184]

La realt pi importante dellidea

231. Esiste anche una tensione bipolare tra lidea e la realt. La realt semplicemente , lidea si elabora. Tra le due si deve instaurare un dialogo costante, evitando che lidea finisca per separarsi dalla realt. pericoloso vivere nel regno della sola parola, dellimmagine, del sofisma. Da qui si desume che occorre postulare un terzo principio: la realt superiore allidea. Questo implica di evitare diverse forme di occultamento della realt: i purismi angelicati, i totalitarismi del relativo, i nominalismi dichiarazionisti, i progetti pi formali che reali, i fondamentalismi antistorici, gli eticismi senza bont, gli intellettualismi senza saggezza.

232. Lidea le elaborazioni concettuali in funzione del cogliere, comprendere e dirigere la realt. Lidea staccata dalla realt origina idealismi e nominalismi inefficaci, che al massimo classificano o definiscono, ma non coinvolgono. Ci che coinvolge la realt illuminata dal ragionamento. Bisogna passare dal nominalismo formale alloggettivit armoniosa. Diversamente si manipola la verit, cos come si sostituisce la ginnastica con la cosmesi.[185] Vi sono politici e anche dirigenti religiosi che si domandano perch il popolo non li comprende e non li segue, se le loro proposte sono cos logiche e chiare. Probabilmente perch si sono collocati nel regno delle pure idee e hanno ridotto la politica o la fede alla retorica. Altri hanno dimenticato la semplicit e hanno importato dallesterno una razionalit estranea alla gente.

233. La realt superiore allidea. Questo criterio legato allincarnazione della Parola e alla sua messa in pratica: In questo potete riconoscere lo Spirito di Dio: ogni spirito che riconosce Ges Cristo venuto nella carne, da Dio (1 Gv 4,2). Il criterio di realt, di una Parola gi incarnata e che sempre cerca di incarnarsi, essenziale allevangelizzazione. Ci porta, da un lato, a valorizzare la storia della Chiesa come storia di salvezza, a fare memoria dei nostri santi che hanno inculturato il Vangelo nella vita dei nostri popoli, a raccogliere la ricca tradizione bimillenaria della Chiesa, senza pretendere di elaborare un pensiero disgiunto da questo tesoro, come se volessimo inventare il Vangelo. Dallaltro lato, questo criterio ci spinge a mettere in pratica la Parola, a realizzare opere di giustizia e carit nelle quali tale Parola sia feconda. Non mettere in pratica, non condurre la Parola alla realt, significa costruire sulla sabbia, rimanere nella pura idea e degenerare in intimismi e gnosticismi che non danno frutto, che rendono sterile il suo dinamismo.

Il tutto superiore alla parte

234. Anche tra la globalizzazione e la localizzazione si produce una tensione. Bisogna prestare attenzione alla dimensione globale per non cadere in una meschinit quotidiana. Al tempo stesso, non opportuno perdere di vista ci che locale, che ci fa camminare con i piedi per terra. Le due cose unite impediscono di cadere in uno di questi due estremi: luno, che i cittadini vivano in un universalismo astratto e globalizzante, passeggeri mimetizzati del vagone di coda, che ammirano i fuochi artificiali del mondo, che di altri, con la bocca aperta e applausi programmati; laltro, che diventino un museo folkloristico di eremiti localisti, condannati a ripetere sempre le stesse cose, incapaci di lasciarsi interpellare da ci che diverso e di apprezzare la bellezza che Dio diffonde fuori dai loro confini.

235. Il tutto pi della parte, ed anche pi della loro semplice somma. Dunque, non si devessere troppo ossessionati da questioni limitate e particolari. Bisogna sempre allargare lo sguardo per riconoscere un bene pi grande che porter benefici a tutti noi. Per occorre farlo senza evadere, senza sradicamenti. necessario affondare le radici nella terra fertile e nella storia del proprio luogo, che un dono di Dio. Si lavora nel piccolo, con ci che vicino, per con una prospettiva pi ampia. Allo stesso modo, una persona che conserva la sua personale peculiarit e non nasconde la sua identit, quando si integra cordialmente in una comunit, non si annulla ma riceve sempre nuovi stimoli per il proprio sviluppo. Non n la sfera globale che annulla, n la parzialit isolata che rende sterili.

236. Il modello non la sfera, che non superiore alle parti, dove ogni punto equidistante dal centro e non vi sono differenze tra un punto e laltro. Il modello il poliedro, che riflette la confluenza di tutte le parzialit che in esso mantengono la loro originalit. Sia lazione pastorale sia lazione politica cercano di raccogliere in tale poliedro il meglio di ciascuno. L sono inseriti i poveri, con la loro cultura, i loro progetti e le loro proprie potenzialit. Persino le persone che possono essere criticate per i loro errori, hanno qualcosa da apportare che non deve andare perduto. lunione dei popoli, che, nellordine universale, conservano la loro peculiarit; la totalit delle persone in una societ che cerca un bene comune che veramente incorpora tutti.

237. A noi cristiani questo principio parla anche della totalit o integrit del Vangelo che la Chiesa ci trasmette e ci invia a predicare. La sua ricchezza piena incorpora gli accademici e gli operai, gli imprenditori e gli artisti, tutti. La mistica popolare accoglie a suo modo il Vangelo intero e lo incarna in espressioni di preghiera, di fraternit, di giustizia, di lotta e di festa. La Buona Notizia la gioia di un Padre che non vuole che si perda nessuno dei suoi piccoli. Cos sboccia la gioia nel Buon Pastore che incontra la pecora perduta e la riporta nel suo ovile. Il Vangelo lievito che fermenta tutta la massa e citt che brilla sullalto del monte illuminando tutti i popoli. Il Vangelo possiede un criterio di totalit che gli intrinseco: non cessa di essere Buona Notizia finch non annunciato a tutti, finch non feconda e risana tutte le dimensioni delluomo, e finch non unisce tutti gli uomini nella mensa del Regno. Il tutto superiore alla parte.

IV. Il dialogo sociale come contributoper la pace

238. Levangelizzazione implica anche un cammino di dialogo. Per la Chiesa, in questo tempo ci sono in modo particolare tre ambiti di dialogo nei quali deve essere presente, per adempiere un servizio in favore del pieno sviluppo dellessere umano e perseguire il bene comune: il dialogo con gli Stati, con la societ che comprende il dialogo con le culture e le scienze e quello con altri credenti che non fanno parte della Chiesa cattolica. In tutti i casi la Chiesa parla a partire da quella luce che le offre la fede,[186] apporta la sua esperienza di duemila anni e conserva sempre nella memoria le vite e le sofferenze degli esseri umani. Questo va aldil della ragione umana, ma ha anche un significato che pu arricchire quelli che non credono e invita la ragione ad ampliare le sue prospettive.

239. La Chiesa proclama il vangelo della pace (Ef 6,15) ed aperta alla collaborazione con tutte le autorit nazionali e internazionali per prendersi cura di questo bene universale tanto grande. Nellannunciare Ges Cristo, che la pace in persona (cfr Ef 2,14), la nuova evangelizzazione sprona ogni battezzato ad essere strumento di pacificazione e testimonianza credibile di una vita riconciliata.[187] tempo di sapere come progettare, in una cultura che privilegi il dialogo come forma dincontro, la ricerca di consenso e di accordi, senza per separarla dalla preoccupazione per una societ giusta, capace di memoria e senza esclusioni. Lautore principale, il soggetto storico di questo processo, la gente e la sua cultura, non una classe, una frazione, un gruppo, unlite. Non abbiamo bisogno di un progetto di pochi indirizzato a pochi, o di una minoranza illuminata o testimoniale che si appropri di un sentimento collettivo. Si tratta di un accordo per vivere insieme, di un patto sociale e culturale.

240. Allo Stato compete la cura e la promozione del bene comune della societ.[188] Sulla base dei principi di sussidiariet e di solidariet, e con un notevole sforzo di dialogo politico e di creazione del consenso, svolge un ruolo fondamentale, che non pu essere delegato, nel perseguire lo sviluppo integrale di tutti. Questo ruolo, nelle circostanze attuali, esige una profonda umilt sociale.

241. Nel dialogo con lo Stato e con la societ, la Chiesa non dispone di soluzioni per tutte le questioni particolari. Tuttavia, insieme con le diverse forze sociali, accompagna le proposte che meglio possono rispondere alla dignit della persona umana e al bene comune. Nel farlo, propone sempre con chiarezza i valori fondamentali dellesistenza umana, per trasmettere convinzioni che poi possano tradursi in azioni politiche.

Il dialogo tra la fede, la ragione e le scienze

242. Anche il dialogo tra scienza e fede parte dellazione evangelizzatrice che favorisce la pace.[189] Lo scientismo e il positivismo si rifiutano di ammettere come valide forme di conoscenza diverse da quelle proprie delle scienze positive.[190] La Chiesa propone un altro cammino, che esige una sintesi tra un uso responsabile delle metodologie proprie delle scienze empiriche e gli altri saperi come la filosofia, la teologia, e la stessa fede, che eleva lessere umano fino al mistero che trascende la natura e lintelligenza umana. La fede non ha paura della ragione; al contrario, la cerca e ha fiducia in essa, perch la luce della ragione e quella della fede provengono ambedue da Dio,[191] e non possono contraddirsi tra loro. Levangelizzazione attenta ai progressi scientifici per illuminarli con la luce della fede e della legge naturale, affinch rispettino sempre la centralit e il valore supremo della persona umana in tutte le fasi della sua esistenza. Tutta la societ pu venire arricchita grazie a questo dialogo che apre nuovi orizzonti al pensiero e amplia le possibilit della ragione. Anche questo un cammino di armonia e di pacificazione.

243. La Chiesa non pretende di arrestare il mirabile progresso delle scienze. Al contrario, si rallegra e perfino gode riconoscendo lenorme potenziale che Dio ha dato alla mente umana. Quando il progresso delle scienze, mantenendosi con rigore accademico nel campo del loro specifico oggetto, rende evidente una determinata conclusione che la ragione non pu negare, la fede non la contraddice. Tanto meno i credenti possono pretendere che unopinione scientifica a loro gradita, e che non stata neppure sufficientemente comprovata, acquisisca il peso di un dogma di fede. Per, in alcune occasioni, alcuni scienziati vanno oltre loggetto formale della loro disciplina e si sbilanciano con affermazioni o conclusioni che eccedono il campo propriamente scientifico. In tal caso, non la ragione ci che si propone, ma una determinata ideologia, che chiude la strada ad un dialogo autentico, pacifico e fruttuoso.

Il dialogo ecumenico

244. Limpegno ecumenico risponde alla preghiera del Signore Ges che chiede che tutti siano una sola cosa (Gv 17,21). La credibilit dellannuncio cristiano sarebbe molto pi grande se i cristiani superassero le loro divisioni e la Chiesa realizzasse la pienezza della cattolicit a lei propria in quei figli che le sono certo uniti col battesimo, ma sono separati dalla sua piena comunione.[192] Dobbiamo sempre ricordare che siamo pellegrini, e che peregriniamo insieme. A tale scopo bisogna affidare il cuore al compagno di strada senza sospetti, senza diffidenze, e guardare anzitutto a quello che cerchiamo: la pace nel volto dellunico Dio. Affidarsi allaltro qualcosa di artigianale, la pace artigianale. Ges ci ha detto: Beati gli operatori di pace (Mt 5,9). In questo impegno, anche tra di noi, si compie lantica profezia: Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri (Is 2,4).

245. In questa luce, lecumenismo un apporto allunit della famiglia umana. La presenza al Sinodo del Patriarca di Costantinopoli, Sua Santit Bartolomeo I, e dellArcivescovo di Canterbury, Sua Grazia Rowan Douglas Williams,[193] stato un autentico dono di Dio e una preziosa testimonianza cristiana.

246. Data la gravit della controtestimonianza della divisione tra cristiani, particolarmente in Asia e Africa, la ricerca di percorsi di unit diventa urgente. I missionari in quei continenti menzionano ripetutamente le critiche, le lamentele e le derisioni che ricevono a causa dello scandalo dei cristiani divisi. Se ci concentriamo sulle convinzioni che ci uniscono e ricordiamo il principio della gerarchia delle verit, potremo camminare speditamente verso forme comuni di annuncio, di servizio e di testimonianza. Limmensa moltitudine che non ha accolto lannuncio di Ges Cristo non pu lasciarci indifferenti. Pertanto, limpegno per ununit che faciliti laccoglienza di Ges Cristo smette di essere mera diplomazia o un adempimento forzato, per trasformarsi in una via imprescindibile dellevangelizzazione. I segni di divisione tra cristiani in Paesi che gi sono lacerati dalla violenza, aggiungono altra violenza da parte di coloro che dovrebbero essere un attivo fermento di pace. Sono tante e tanto preziose le cose che ci uniscono! E se realmente crediamo nella libera e generosa azione dello Spirito, quante cose possiamo imparare gli uni dagli altri! Non si tratta solamente di ricevere informazioni sugli altri per conoscerli meglio, ma di raccogliere quello che lo Spirito ha seminato in loro come un dono anche per noi. Solo per fare un esempio, nel dialogo con i fratelli ortodossi, noi cattolici abbiamo la possibilit di imparare qualcosa di pi sul significato della collegialit episcopale e sulla loro esperienza della sinodalit. Attraverso uno scambio di doni, lo Spirito pu condurci sempre di pi alla verit e al bene.

Le relazioni con lEbraismo

247. Uno sguardo molto speciale si rivolge al popolo ebreo, la cui Alleanza con Dio non mai stata revocata, perch i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili (Rm 11,29). La Chiesa, che condivide con lEbraismo una parte importante delle Sacre Scritture, considera il popolo dellAlleanza e la sua fede come una radice sacra della propria identit cristiana (cfr Rm 11,16-18). Come cristiani non possiamo considerare lEbraismo come una religione estranea, n includiamo gli ebrei tra quanti sono chiamati ad abbandonare gli idoli per convertirsi al vero Dio (cfr 1 Ts 1,9). Crediamo insieme con loro nellunico Dio che agisce nella storia, e accogliamo con loro la comune Parola rivelata.

248. Il dialogo e lamicizia con i figli dIsraele sono parte della vita dei discepoli di Ges. Laffetto che si sviluppato ci porta sinceramene ed amaramente a dispiacerci per le terribili persecuzioni di cui furono e sono oggetto, particolarmente per quelle che coinvolgono o hanno coinvolto cristiani.

249. Dio continua ad operare nel popolo dellAntica Alleanza e fa nascere tesori di saggezza che scaturiscono dal suo incontro con la Parola divina. Per questo anche la Chiesa si arricchisce quando raccoglie i valori dellEbraismo. Sebbene alcune convinzioni cristiane siano inaccettabili per lEbraismo, e la Chiesa non possa rinunciare ad annunciare Ges come Signore e Messia, esiste una ricca complementariet che ci permette di leggere insieme i testi della Bibbia ebraica e aiutarci vicendevolmente a sviscerare le ricchezze della Parola, come pure di condividere molte convinzioni etiche e la comune preoccupazione per la giustizia e lo sviluppo dei popoli.

Il dialogo interreligioso

250. Un atteggiamento di apertura nella verit e nellamore deve caratterizzare il dialogo con i credenti delle religioni non cristiane, nonostante i vari ostacoli e le difficolt, particolarmente i fondamentalismi da ambo le parti. Questo dialogo interreligioso una condizione necessaria per la pace nel mondo, e pertanto un dovere per i cristiani, come per le altre comunit religiose. Questo dialogo in primo luogo una conversazione sulla vita umana o semplicemente, come propongono i vescovi dellIndia unatteggiamento di apertura verso di loro, condividendo le loro gioie e le loro pene.[194] Cos impariamo ad accettare gli altri nel loro differente modo di essere, di pensare e di esprimersi. Con questo metodo, potremo assumere insieme il dovere di servire la giustizia e la pace, che dovr diventare un criterio fondamentale di qualsiasi interscambio. Un dialogo in cui si cerchi la pace sociale e la giustizia in s stesso, al di l dellaspetto meramente pragmatico, un impegno etico che crea nuove condizioni sociali. Gli sforzi intorno ad un tema specifico possono trasformarsi in un processo in cui, mediante lascolto dellaltro, ambo le parti trovano purificazione e arricchimento. Pertanto, anche questi sforzi possono avere il significato di amore per la verit.

251. In questo dialogo, sempre affabile e cordiale, non si deve mai trascurare il vincolo essenziale tra dialogo e annuncio, che porta la Chiesa a mantenere ed intensificare le relazioni con i non cristiani.[195] Un sincretismo conciliante sarebbe in ultima analisi un totalitarismo di quanti pretendono di conciliare prescindendo da valori che li trascendono e di cui non sono padroni. La vera apertura implica il mantenersi fermi nelle proprie convinzioni pi profonde, con unidentit chiara e gioiosa, ma aperti a comprendere quelle dellaltro e sapendo che il dialogo pu arricchire ognuno.[196] Non ci serve unapertura diplomatica, che dice s a tutto per evitare i problemi, perch sarebbe un modo di ingannare laltro e di negargli il bene che uno ha ricevuto come un dono da condividere generosamente. Levangelizzazione e il dialogo interreligioso, lungi dallopporsi tra loro, si sostengono e si alimentano reciprocamente.[197]

252. In questepoca acquista una notevole importanza la relazione con i credenti dellIslam, oggi particolarmente presenti in molti Paesi di tradizione cristiana dove essi possono celebrare liberamente il loro culto e vivere integrati nella societ. Non bisogna mai dimenticare che essi, professando di avere la fede di Abramo, adorano con noi un Dio unico, misericordioso, che giudicher gli uomini nel giorno finale.[198] Gli scritti sacri dellIslam conservano parte degli insegnamenti cristiani; Ges Cristo e Maria sono oggetto di profonda venerazione ed ammirevole vedere come giovani e anziani, donne e uomini dellIslam sono capaci di dedicare quotidianamente tempo alla preghiera e di partecipare fedelmente ai loro riti religiosi. Al tempo stesso, molti di loro sono profondamente convinti che la loro vita, nella sua totalit, di Dio e per Lui. Riconoscono anche la necessit di rispondere a Dio con un impegno etico e con la misericordia verso i pi poveri.

253. Per sostenere il dialogo con lIslam indispensabile la formazione adeguata degli interlocutori, non solo perch siano solidamente e gioiosamente radicati nella loro identit, ma perch siano capaci di riconoscere i valori degli altri, di comprendere le preoccupazioni soggiacenti alle loro richieste e di fare emergere le convinzioni comuni. Noi cristiani dovremmo accogliere con affetto e rispetto gli immigrati dellIslam che arrivano nei nostri Paesi, cos come speriamo e preghiamo di essere accolti e rispettati nei Paesi di tradizione islamica. Prego, imploro umilmente tali Paesi affinch assicurino libert ai cristiani affinch possano celebrare il loro culto e vivere la loro fede, tenendo conto della libert che i credenti dellIslam godono nei paesi occidentali! Di fronte ad episodi di fondamentalismo violento che ci preoccupano, laffetto verso gli autentici credenti dellIslam deve portarci ad evitare odiose generalizzazioni, perch il vero Islam e unadeguata interpretazione del Corano si oppongono ad ogni violenza.

254. I non cristiani, per la gratuita iniziativa divina, e fedeli alla loro coscienza, possono vivere giustificati mediante la grazia di Dio,[199] e in tal modo associati al mistero pasquale di Ges Cristo.[200] Ma, a causa della dimensione sacramentale della grazia santificante, lazione divina in loro tende a produrre segni, riti, espressioni sacre, che a loro volta avvicinano altri ad una esperienza comunitaria di cammino verso Dio.[201] Non hanno il significato e lefficacia dei Sacramenti istituiti da Cristo, ma possono essere canali che lo stesso Spirito suscita per liberare i non cristiani dallimmanentismo ateo o da esperienze religiose meramente individuali. Lo stesso Spirito suscita in ogni luogo forme di saggezza pratica che aiutano a sopportare i disagi dellesistenza e a vivere con pi pace e armonia. Anche noi cristiani possiamo trarre profitto da tale ricchezza consolidata lungo i secoli, che pu aiutarci a vivere meglio le nostre peculiari convinzioni.

Il dialogo sociale in un contesto di libert religiosa

255. I Padri sinodali hanno ricordato limportanza del rispetto per la libert religiosa, considerata come un diritto umano fondamentale.[202] Essa comprende la libert di scegliere la religione che si considera vera e di manifestare pubblicamente la propria fede.[203] Un sano pluralismo, che davvero rispetti gli altri ed i valori come tali, non implica una privatizzazione delle religioni, con la pretesa di ridurle al silenzio e alloscurit della coscienza di ciascuno, o alla marginalit del recinto chiuso delle chiese, delle sinagoghe o delle moschee. Si tratterebbe, in definitiva, di una nuova forma di discriminazione e di autoritarismo. Il rispetto dovuto alle minoranze di agnostici o di non credenti non deve imporsi in un modo arbitrario che metta a tacere le convinzioni di maggioranze credenti o ignori la ricchezza delle tradizioni religiose. Questo alla lunga fomenterebbe pi il risentimento che la tolleranza e la pace.

256. Al momento di interrogarsi circa lincidenza pubblica della religione, bisogna distinguere diversi modi di viverla. Sia gli intellettuali sia i commenti giornalistici cadono frequentemente in grossolane e poco accademiche generalizzazioni quando parlano dei difetti delle religioni e molte volte non sono in grado di distinguere che non tutti i credenti n tutte le autorit religiose sono uguali. Alcuni politici approfittano di questa confusione per giustificare azioni discriminatorie. Altre volte si disprezzano gli scritti che sono sorti nellambito di una convinzione credente, dimenticando che i testi religiosi classici possono offrire un significato destinato a tutte le epoche, posseggono una forza motivante che apre sempre nuovi orizzonti, stimola il pensiero, allarga la mente e la sensibilit. Vengono disprezzati per la ristrettezza di visione dei razionalismi. ragionevole e intelligente relegarli nelloscurit solo perch sono nati nel contesto di una credenza religiosa? Portano in s principi profondamente umanistici, che hanno un valore razionale bench siano pervasi di simboli e dottrine religiose.

257. Come credenti ci sentiamo vicini anche a quanti, non riconoscendosi parte di alcuna tradizione religiosa, cercano sinceramente la verit, la bont e la bellezza, che per noi trovano la loro massima espressione e la loro fonte in Dio. Li sentiamo come preziosi alleati nellimpegno per la difesa della dignit umana, nella costruzione di una convivenza pacifica tra i popoli e nella custodia del creato. Uno spazio peculiare quello dei cosiddetti nuovi Areopaghi, come il Cortile dei Gentili, dove credenti e non credenti possono dialogare sui temi fondamentali delletica, dellarte, e della scienza, e sulla ricerca della trascendenza.[204] Anche questa una via di pace per il nostro mondo ferito.

258. A partire da alcuni temi sociali, importanti in ordine al futuro dellumanit, ho cercato ancora una volta di esplicitare lineludibile dimensione sociale dellannuncio del Vangelo, per incoraggiare tutti i cristiani a manifestarla sempre nelle loro parole, atteggiamenti e azioni.

CAPITOLO QUINTO
EVANGELIZZATORI CON SPIRITO

259. Evangelizzatori con Spirito vuol dire evangelizzatori che si aprono senza paura allazione dello Spirito Santo. A Pentecoste, lo Spirito fa uscire gli Apostoli da se stessi e li trasforma in annunciatori delle grandezze di Dio, che ciascuno incomincia a comprendere nella propria lingua. Lo Spirito Santo, inoltre, infonde la forza per annunciare la novit del Vangelo con audacia (parresia), a voce alta e in ogni tempo e luogo, anche controcorrente. Invochiamolo oggi, ben fondati sulla preghiera, senza la quale ogni azione corre il rischio di rimanere vuota e lannuncio alla fine privo di anima. Ges vuole evangelizzatori che annuncino la Buona Notizia non solo con le parole, ma soprattutto con una vita trasfigurata dalla presenza di Dio.

260. In questultimo capitolo non offrir una sintesi della spiritualit cristiana, n svilupper grandi temi come la preghiera, ladorazione eucaristica o la celebrazione della fede, sui quali disponiamo gi di preziosi testi magisteriali e celebri scritti di grandi autori. Non pretendo di rimpiazzare n di superare tanta ricchezza. Semplicemente proporr alcune riflessioni circa lo spirito della nuova evangelizzazione.

261. Quando si afferma che qualcosa ha spirito, questo indicare di solito qualche movente interiore che d impulso, motiva, incoraggia e d senso allazione personale e comunitaria. Unevangelizzazione con spirito molto diversa da un insieme di compiti vissuti come un pesante obbligo che semplicemente si tollera, o si sopporta come qualcosa che contraddice le proprie inclinazioni e i propri desideri. Come vorrei trovare le parole per incoraggiare una stagione evangelizzatrice pi fervorosa, gioiosa, generosa, audace, piena damore fino in fondo e di vita contagiosa! Ma so che nessuna motivazione sar sufficiente se non arde nei cuori il fuoco dello Spirito. In definitiva, unevangelizzazione con spirito unevangelizzazione con Spirito Santo, dal momento che Egli lanima della Chiesa evangelizzatrice. Prima di proporre alcune motivazioni e suggerimenti spirituali, invoco ancora una volta lo Spirito Santo, lo prego che venga a rinnovare, a scuotere, a dare impulso alla Chiesa in unaudace uscita fuori da s per evangelizzare tutti i popoli.

I. Motivazioni per un rinnovato impulso missionario

262. Evangelizzatori con Spirito significa evangelizzatori che pregano e lavorano. Dal punto di vista dellevangelizzazione, non servono n le proposte mistiche senza un forte impegno sociale e missionario, n i discorsi e le prassi sociali e pastorali senza una spiritualit che trasformi il cuore. Tali proposte parziali e disgreganti raggiungono solo piccoli gruppi e non hanno una forza di ampia penetrazione, perch mutilano il Vangelo. Occorre sempre coltivare uno spazio interiore che conferisca senso cristiano allimpegno e allattivit.[205]Senza momenti prolungati di adorazione, di incontro orante con la Parola, di dialogo sincero con il Signore, facilmente i compiti si svuotano di significato, ci indeboliamo per la stanchezza e le difficolt, e il fervore si spegne. La Chiesa non pu fare a meno del polmone della preghiera, e mi rallegra immensamente che si moltiplichino in tutte le istituzioni ecclesiali i gruppi di preghiera, di intercessione, di lettura orante della Parola, le adorazioni perpetue dellEucaristia. Nello stesso tempo si deve respingere la tentazione di una spiritualit intimistica e individualistica, che mal si comporrebbe con le esigenze della carit, oltre che con la logica dellIncarnazione.[206] C il rischio che alcuni momenti di preghiera diventino una scusa per evitare di donare la vita nella missione, perch la privatizzazione dello stile di vita pu condurre i cristiani a rifugiarsi in qualche falsa spiritualit.

263. salutare ricordarsi dei primi cristiani e di tanti fratelli lungo la storia che furono pieni di gioia, ricolmi di coraggio, instancabili nellannuncio e capaci di una grande resistenza attiva. Vi chi si consola dicendo che oggi pi difficile; tuttavia dobbiamo riconoscere che il contesto dellImpero romano non era favorevole allannuncio del Vangelo, n alla lotta per la giustizia, n alla difesa della dignit umana. In ogni momento della storia presente la debolezza umana, la malsana ricerca di s, legoismo comodo e, in definitiva, la concupiscenza che ci minaccia tutti. Tale realt sempre presente, sotto luna o laltra veste; deriva dal limite umano pi che dalle circostanze. Dunque, non diciamo che oggi pi difficile; diverso. Impariamo piuttosto dai santi che ci hanno preceduto ed hanno affrontato le difficolt proprie della loro epoca. A tale scopo vi propongo di soffermarci a recuperare alcune motivazioni che ci aiutino a imitarli nei nostri giorni.[207]

L'incontro personale con lamore di Ges che ci salva

264. La prima motivazione per evangelizzare lamore di Ges che abbiamo ricevuto, lesperienza di essere salvati da Lui che ci spinge ad amarlo sempre di pi. Per, che amore quello che non sente la necessit di parlare della persona amata, di presentarla, di farla conoscere? Se non proviamo lintenso desiderio di comunicarlo, abbiamo bisogno di soffermarci in preghiera per chiedere a Lui che torni ad affascinarci. Abbiamo bisogno dimplorare ogni giorno, di chiedere la sua grazia perch apra il nostro cuore freddo e scuota la nostra vita tiepida e superficiale. Posti dinanzi a Lui con il cuore aperto, lasciando che Lui ci contempli, riconosciamo questo sguardo damore che scopr Natanaele il giorno in cui Ges si fece presente e gli disse: Io ti ho visto quando eri sotto lalbero di fichi (Gv 1,48). Che dolce stare davanti a un crocifisso, o in ginocchio davanti al Santissimo, e semplicemente essere davanti ai suoi occhi! Quanto bene ci fa lasciare che Egli torni a toccare la nostra esistenza e ci lanci a comunicare la sua nuova vita! Dunque, ci che succede che, in definitiva, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo (1 Gv 1,3). La migliore motivazione per decidersi a comunicare il Vangelo contemplarlo con amore, sostare sulle sue pagine e leggerlo con il cuore. Se lo accostiamo in questo modo, la sua bellezza ci stupisce, torna ogni volta ad affascinarci. Perci urgente ricuperare uno spirito contemplativo, che ci permetta di riscoprire ogni giorno che siamo depositari di un bene che umanizza, che aiuta a condurre una vita nuova. Non c niente di meglio da trasmettere agli altri.

265. Tutta la vita di Ges, il suo modo di trattare i poveri, i suoi gesti, la sua coerenza, la sua generosit quotidiana e semplice, e infine la sua dedizione totale, tutto prezioso e parla alla nostra vita personale. Ogni volta che si torna a scoprirlo, ci si convince che proprio questo ci di cui gli altri hanno bisogno, anche se non lo riconoscano: Colui che, senza conoscerlo, voi adorate, io ve lo annuncio (At 17,23). A volte perdiamo lentusiasmo per la missione dimenticando che il Vangelo risponde alle necessit pi profonde delle persone, perch tutti siamo stati creati per quello che il Vangelo ci propone: lamicizia con Ges e lamore fraterno. Quando si riesce ad esprimere adeguatamente e con bellezza il contenuto essenziale del Vangelo, sicuramente quel messaggio risponder alle domande pi profonde dei cuori: Il missionario convinto che esiste gi nei singoli e nei popoli, per lazione dello Spirito, unattesa anche se inconscia di conoscere la verit su Dio, sulluomo, sulla via che porta alla liberazione dal peccato e dalla morte. Lentusiasmo nellannunziare il Cristo deriva dalla convinzione di rispondere a tale attesa.[208]

Lentusiasmo nellevangelizzazione si fonda su questa convinzione. Abbiamo a disposizione un tesoro di vita e di amore che non pu ingannare, il messaggio che non pu manipolare n illudere. una risposta che scende nel pi profondo dellessere umano e che pu sostenerlo ed elevarlo. la verit che non passa di moda perch in grado di penetrare l dove nientaltro pu arrivare. La nostra tristezza infinita si cura soltanto con un infinito amore.

266. Tale convinzione, tuttavia, si sostiene con lesperienza personale, costantemente rinnovata, di gustare la sua amicizia e il suo messaggio. Non si pu perseverare in unevangelizzazione piena di fervore se non si resta convinti, in virt della propria esperienza, che non la stessa cosa aver conosciuto Ges o non conoscerlo, non la stessa cosa camminare con Lui o camminare a tentoni, non la stessa cosa poterlo ascoltare o ignorare la sua Parola, non la stessa cosa poterlo contemplare, adorare, riposare in Lui, o non poterlo fare. Non la stessa cosa cercare di costruire il mondo con il suo Vangelo piuttosto che farlo unicamente con la propria ragione. Sappiamo bene che la vita con Ges diventa molto pi piena e che con Lui pi facile trovare il senso di ogni cosa. per questo che evangelizziamo. Il vero missionario, che non smette mai di essere discepolo, sa che Ges cammina con lui, parla con lui, respira con lui, lavora con lui. Sente Ges vivo insieme con lui nel mezzo dellimpegno missionario. Se uno non lo scopre presente nel cuore stesso dellimpresa missionaria, presto perde lentusiasmo e smette di essere sicuro di ci che trasmette, gli manca la forza e la passione. E una persona che non convinta, entusiasta, sicura, innamorata, non convince nessuno.

267. Uniti a Ges, cerchiamo quello che Lui cerca, amiamo quello che Lui ama. In definitiva, quello che cerchiamo la gloria del Padre, viviamo e agiamo a lode dello splendore della sua grazia (Ef 1,6). Se vogliamo donarci a fondo e con costanza, dobbiamo spingerci oltre ogni altra motivazione. Questo il movente definitivo, il pi profondo, il pi grande, la ragione e il senso ultimo di tutto il resto. Si tratta della gloria del Padre, che Ges ha cercato nel corso di tutta la sua esistenza. Egli il Figlio eternamente felice con tutto il suo essere nel seno del Padre (Gv 1,18). Se siamo missionari anzitutto perch Ges ci ha detto: In questo glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto (Gv 15,8). Al di l del fatto che ci convenga o meno, che ci interessi o no, che ci serva oppure no, al di l dei piccoli limiti dei nostri desideri, della nostra comprensione e delle nostre motivazioni, noi evangelizziamo per la maggior gloria del Padre che ci ama.

Il piacere spirituale di essere popolo

268. La Parola di Dio ci invita anche a riconoscere che siamo popolo: Un tempo voi eravate non-popolo, ora invece siete popolo di Dio (1 Pt 2,10). Per essere evangelizzatori autentici occorre anche sviluppare il gusto spirituale di rimanere vicini alla vita della gente, fino al punto di scoprire che ci diventa fonte di una gioia superiore. La missione una passione per Ges ma, al tempo stesso, una passione per il suo popolo. Quando sostiamo davanti a Ges crocifisso, riconosciamo tutto il suo amore che ci d dignit e ci sostiene, per, in quello stesso momento, se non siamo ciechi, incominciamo a percepire che quello sguardo di Ges si allarga e si rivolge pieno di affetto e di ardore verso tutto il suo popolo. Cos riscopriamo che Lui vuole servirsi di noi per arrivare sempre pi vicino al suo popolo amato. Ci prende in mezzo al popolo e ci invia al popolo, in modo che la nostra identit non si comprende senza questa appartenenza.

269. Ges stesso il modello di questa scelta evangelizzatrice che ci introduce nel cuore del popolo. Quanto bene ci fa vederlo vicino a tutti! Se parlava con qualcuno, guardava i suoi occhi con una profonda attenzione piena damore: Ges fiss lo sguardo su di lui, lo am (Mc 10, 21). Lo vediamo aperto allincontro quando si avvicina al cieco lungo la strada (cfr Mc 10,46-52) e quando mangia e beve con i peccatori (cfr Mc 2,16), senza curarsi che lo trattino da mangione e beone (cfr Mt 11,19). Lo vediamo disponibile quando lascia che una prostituta unga i suoi piedi (cfr Lc 7,36-50) o quando riceve di notte Nicodemo (cfr Gv 3,1-15). Il donarsi di Ges sulla croce non altro che il culmine di questo stile che ha contrassegnato tutta la sua esistenza. Affascinati da tale modello, vogliamo inserirci a fondo nella societ, condividiamo la vita con tutti, ascoltiamo le loro preoccupazioni, collaboriamo materialmente e spiritualmente nelle loro necessit, ci rallegriamo con coloro che sono nella gioia, piangiamo con quelli che piangono e ci impegniamo nella costruzione di un mondo nuovo, gomito a gomito con gli altri. Ma non come un obbligo, non come un peso che ci esaurisce, ma come una scelta personale che ci riempie di gioia e ci conferisce identit.

270. A volte sentiamo la tentazione di essere cristiani mantenendo una prudente distanza dalle piaghe del Signore. Ma Ges vuole che tocchiamo la miseria umana, che tocchiamo la carne sofferente degli altri. Aspetta che rinunciamo a cercare quei ripari personali o comunitari che ci permettono di mantenerci a distanza dal nodo del dramma umano, affinch accettiamo veramente di entrare in contatto con lesistenza concreta degli altri e conosciamo la forza della tenerezza. Quando lo facciamo, la vita ci si complica sempre meravigliosamente e viviamo lintensa esperienza di essere popolo, lesperienza di appartenere a un popolo.

271. vero che, nel nostro rapporto con il mondo, siamo invitati a dare ragione della nostra speranza, ma non come nemici che puntano il dito e condannano. Siamo molto chiaramente avvertiti: sia fatto con dolcezza e rispetto (1 Pt 3,16), e se possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti (Rm 12,18). Siamo anche esortati a cercare di vincere il male con il bene (Rm 12,21), senza stancarci di fare il bene
(Gal 6,9) e senza pretendere di apparire superiori ma considerando gli altri superiori a se stesso (Fil 2,3). Di fatto gli Apostoli del Signore godevano il favore di tutto il popolo (At 2,47; cfr 4,21.33; 5,13). Resta chiaro che Ges Cristo non ci vuole come principi che guardano in modo sprezzante, ma come uomini e donne del popolo. Questa non lopinione di un Papa n unopzione pastorale tra altre possibili; sono indicazioni della Parola di Dio cos chiare, dirette ed evidenti che non hanno bisogno di interpretazioni che toglierebbero ad esse forza interpellante. Viviamole sine glossa, senza commenti. In tal modo sperimenteremo la gioia missionaria di condividere la vita con il popolo fedele a Dio cercando di accendere il fuoco nel cuore del mondo.

272. Lamore per la gente una forza spirituale che favorisce lincontro in pienezza con Dio fino al punto che chi non ama il fratello cammina nelle tenebre (1 Gv 2,11), rimane nella morte (1 Gv 3,14) e non ha conosciuto Dio (1 Gv 4,8). Benedetto XVI ha detto che chiudere gli occhi di fronte al prossimo rende ciechi anche di fronte a Dio,[209] e che lamore in fondo lunica luce che rischiara sempre di nuovo un mondo buio e ci d il coraggio di vivere e di agire.[210] Pertanto, quando viviamo la mistica di avvicinarci agli altri con lintento di cercare il loro bene, allarghiamo la nostra interiorit per ricevere i pi bei regali del Signore. Ogni volta che ci incontriamo con un essere umano nellamore, ci mettiamo nella condizione di scoprire qualcosa di nuovo riguardo a Dio. Ogni volta che apriamo gli occhi per riconoscere laltro, viene maggiormente illuminata la fede per riconoscere Dio. Come conseguenza di ci, se vogliamo crescere nella vita spirituale, non possiamo rinunciare ad essere missionari. Limpegno dellevangelizzazione arricchisce la mente ed il cuore, ci apre orizzonti spirituali, ci rende pi sensibili per riconoscere lazione dello Spirito, ci fa uscire dai nostri schemi spirituali limitati. Contemporaneamente, un missionario pienamente dedito al suo lavoro sperimenta il piacere di essere una sorgente, che tracima e rinfresca gli altri. Pu essere missionario solo chi si sente bene nel cercare il bene del prossimo, chi desidera la felicit degli altri. Questa apertura del cuore fonte di felicit, perch si pi beati nel dare che nel ricevere (At 20,35). Non si vive meglio fuggendo dagli altri, nascondendosi, negandosi alla condivisione, se si resiste a dare, se ci si rinchiude nella comodit. Ci non altro che un lento suicidio.

273. La missione al cuore del popolo non una parte della mia vita, o un ornamento che mi posso togliere, non unappendice, o un momento tra i tanti dellesistenza. qualcosa che non posso sradicare dal mio essere se non voglio distruggermi. Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo. Bisogna riconoscere s stessi come marcati a fuoco da tale missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare. L si rivela linfermiera nellanimo, il maestro nellanimo, il politico nellanimo, quelli che hanno deciso nel profondo di essere con gli altri e per gli altri. Tuttavia, se uno divide da una parte il suo dovere e dallaltra la propria vita privata, tutto diventa grigio e andr continuamente cercando riconoscimenti o difendendo le proprie esigenze. Smetter di essere popolo.

274. Per condividere la vita con la gente e donarci generosamente, abbiamo bisogno di riconoscere anche che ogni persona degna della nostra dedizione. Non per il suo aspetto fisico, per le sue capacit, per il suo linguaggio, per la sua mentalit o per le soddisfazioni che ci pu offrire, ma perch opera di Dio, sua creatura. Egli lha creata a sua immagine, e riflette qualcosa della sua gloria. Ogni essere umano oggetto dellinfinita tenerezza del Signore, ed Egli stesso abita nella sua vita. Ges Cristo ha donato il suo sangue prezioso sulla croce per quella persona. Al di l di qualsiasi apparenza, ciascuno immensamente sacro e merita il nostro affetto e la nostra dedizione. Perci, se riesco ad aiutare una sola persona a vivere meglio, questo gi sufficiente a giustificare il dono della mia vita. bello essere popolo fedele di Dio. E acquistiamo pienezza quando rompiamo le pareti e il nostro cuore si riempie di volti e di nomi!

Lazione misteriosa del Risorto e del suo Spirito

275. Nel secondo capitolo abbiamo riflettuto su quella carenza di spiritualit profonda che si traduce nel pessimismo, nel fatalismo, nella sfiducia. Alcune persone non si dedicano alla missione perch credono che nulla pu cambiare e dunque per loro inutile sforzarsi. Pensano cos: Perch mi dovrei privare delle mie comodit e piaceri se non vedo nessun risultato importante?. Con questa mentalit diventa impossibile essere missionari. Questo atteggiamento precisamente una scusa maligna per rimanere chiusi nella comodit, nella pigrizia, nella tristezza insoddisfatta, nel vuoto egoista. Si tratta di un atteggiamento autodistruttivo perch luomo non pu vivere senza speranza: la sua vita, condannata allinsignificanza, diventerebbe insopportabile.[211] Se pensiamo che le cose non cambieranno, ricordiamo che Ges Cristo ha trionfato sul peccato e sulla morte ed ricolmo di potenza. Ges Cristo vive veramente. Altrimenti, se Cristo non risorto, vuota la nostra predicazione (1 Cor 15,14). Il Vangelo ci racconta che quando i primi discepoli partirono per predicare, il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola (Mc 16,20). Questo accade anche oggi. Siamo invitati a scoprirlo, a viverlo. Cristo risorto e glorioso la sorgente profonda della nostra speranza, e non ci mancher il suo aiuto per compiere la missione che Egli ci affida.

276. La sua risurrezione non una cosa del passato; contiene una forza di vita che ha penetrato il mondo. Dove sembra che tutto sia morto, da ogni parte tornano ad apparire i germogli della risurrezione. una forza senza uguali. vero che molte volte sembra che Dio non esista: vediamo ingiustizie, cattiverie, indifferenze e crudelt che non diminuiscono. Per altrettanto certo che nel mezzo delloscurit comincia sempre a sbocciare qualcosa di nuovo, che presto o tardi produce un frutto. In un campo spianato torna ad apparire la vita, ostinata e invincibile. Ci saranno molte cose brutte, tuttavia il bene tende sempre a ritornare a sbocciare ed a diffondersi. Ogni giorno nel mondo rinasce la bellezza, che risuscita trasformata attraverso i drammi della storia. I valori tendono sempre a riapparire in nuove forme, e di fatto lessere umano rinato molte volte da situazioni che sembravano irreversibili. Questa la forza della risurrezione e ogni evangelizzatore uno strumento di tale dinamismo.

277. Continuamente appaiono anche nuove difficolt, lesperienza del fallimento, meschinit umane che fanno tanto male. Tutti sappiamo per esperienza che a volte un compito non offre le soddisfazioni che avremmo desiderato, i frutti sono scarsi e i cambiamenti sono lenti e uno ha la tentazione di stancarsi. Tuttavia non la stessa cosa quando uno, per la stanchezza, abbassa momentaneamente le braccia rispetto a chi le abbassa definitivamente dominato da una cronica scontentezza, da unaccidia che gli inaridisce lanima. Pu succedere che il cuore si stanchi di lottare perch in definitiva cerca se stesso in un carrierismo assetato di riconoscimenti, applausi, premi, posti; allora uno non abbassa le braccia, per non ha pi grinta, gli manca la risurrezione. Cos, il Vangelo, che il messaggio pi bello che c in questo mondo, rimane sepolto sotto molte scuse.

278. La fede significa anche credere in Lui, credere che veramente ci ama, che vivo, che capace di intervenire misteriosamente, che non ci abbandona, che trae il bene dal male con la sua potenza e con la sua infinita creativit. Significa credere che Egli avanza vittorioso nella storia insieme con quelli che stanno con lui i chiamati, gli eletti, i fedeli (Ap 17,14). Crediamo al Vangelo che dice che il Regno di Dio gi presente nel mondo, e si sta sviluppando qui e l, in diversi modi: come il piccolo seme che pu arrivare a trasformarsi in una grande pianta (cfr Mt 13,31-32), come una manciata di lievito, che fermenta una grande massa (cfr Mt 13,33) e come il buon seme che cresce in mezzo alla zizzania (cfr Mt 13,24-30), e ci pu sempre sorprendere in modo gradito. presente, viene di nuovo, combatte per fiorire nuovamente. La risurrezione di Cristo produce in ogni luogo germi di questo mondo nuovo; e anche se vengono tagliati, ritornano a spuntare, perch la risurrezione del Signore ha gi penetrato la trama nascosta di questa storia, perch Ges non risuscitato invano. Non rimaniamo al margine di questo cammino della speranza viva!

279. Poich non sempre vediamo questi germogli, abbiamo bisogno di una certezza interiore, cio della convinzione che Dio pu agire in qualsiasi circostanza, anche in mezzo ad apparenti fallimenti, perch abbiamo questo tesoro in vasi di creta (2 Cor 4,7). Questa certezza quello che si chiama senso del mistero. sapere con certezza che chi si offre e si dona a Dio per amore, sicuramente sar fecondo (cfr Gv 15,5). Tale fecondit molte volte invisibile, inafferrabile, non pu essere contabilizzata. Uno ben consapevole che la sua vita dar frutto, ma senza pretendere di sapere come, n dove, n quando. Ha la sicurezza che non va perduta nessuna delle sue opere svolte con amore, non va perduta nessuna delle sue sincere preoccupazioni per gli altri, non va perduto nessun atto damore per Dio, non va perduta nessuna generosa fatica, non va perduta nessuna dolorosa pazienza. Tutto ci circola attraverso il mondo come una forza di vita. A volte ci sembra di non aver ottenuto con i nostri sforzi alcun risultato, ma la missione non un affare o un progetto aziendale, non neppure unorganizzazione umanitaria, non uno spettacolo per contare quanta gente vi ha partecipato grazie alla nostra propaganda; qualcosa di molto pi profondo, che sfugge ad ogni misura. Forse il Signore si avvale del nostro impegno per riversare benedizioni in un altro luogo del mondo dove non andremo mai. Lo Spirito Santo opera come vuole, quando vuole e dove vuole; noi ci spendiamo con dedizione ma senza pretendere di vedere risultati appariscenti. Sappiamo soltanto che il dono di noi stessi necessario. Impariamo a riposare nella tenerezza delle braccia del Padre in mezzo alla nostra dedizione creativa e generosa. Andiamo avanti, mettiamocela tutta, ma lasciamo che sia Lui a rendere fecondi i nostri sforzi come pare a Lui.

280. Per mantenere vivo lardore missionario occorre una decisa fiducia nello Spirito Santo, perch Egli viene in aiuto alla nostra debolezza (Rm 8,26). Ma tale fiducia generosa deve alimentarsi e perci dobbiamo invocarlo costantemente. Egli pu guarirci da tutto ci che ci debilita nellimpegno missionario. vero che questa fiducia nellinvisibile pu procurarci una certa vertigine: come immergersi in un mare dove non sappiamo che cosa incontreremo. Io stesso lho sperimentato tante volte. Tuttavia non c maggior libert che quella di lasciarsi portare dallo Spirito, rinunciando a calcolare e a controllare tutto, e permettere che Egli ci illumini, ci guidi, ci orienti, ci spinga dove Lui desidera. Egli sa bene ci di cui c bisogno in ogni epoca e in ogni momento. Questo si chiama essere misteriosamente fecondi!

La forza missionaria dellintercessione

281. C una forma di preghiera che ci stimola particolarmente a spenderci nellevangelizzazione e ci motiva a cercare il bene degli altri: lintercessione. Osserviamo per un momento linteriorit di un grande evangelizzatore come San Paolo, per cogliere come era la sua preghiera. Tale preghiera era ricolma di persone: Sempre, quando prego per tutti voi, lo faccio con gioia [] perch vi porto nel cuore (Fil 1,4.7). Cos scopriamo che intercedere non ci separa dalla vera contemplazione, perch la contemplazione che lascia fuori gli altri un inganno.

282. Questo atteggiamento si trasforma anche in un ringraziamento a Dio per gli altri: Anzitutto rendo grazie al mio Dio per mezzo di Ges Cristo riguardo a tutti voi (Rm 1,8). Si tratta di un ringraziamento costante: Rendo grazie continuamente al mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi stata data in Cristo Ges (1 Cor 1,4); Rendo grazie al mio Dio ogni volta che mi ricordo di voi (Fil 1,3). Non uno sguardo incredulo, negativo e senza speranza, ma uno sguardo spirituale, di profonda fede, che riconosce quello che Dio stesso opera in loro. Al tempo stesso, la gratitudine che sgorga da un cuore veramente attento agli altri. In tale maniera, quando un evangelizzatore riemerge dalla preghiera, il suo cuore diventato pi generoso, si liberato della coscienza isolata ed desideroso di compiere il bene e di condividere la vita con gli altri.

283. I grandi uomini e donne di Dio sono stati grandi intercessori. Lintercessione come lievito nel seno della Trinit. un addentrarci nel Padre e scoprire nuove dimensioni che illuminano le situazioni concrete e le cambiano. Possiamo dire che il cuore di Dio si commuove per lintercessione, ma in realt Egli sempre ci anticipa, e quello che possiamo fare con la nostra intercessione che la sua potenza, il suo amore e la sua lealt si manifestino con maggiore chiarezza nel popolo.

II. Maria, la Madre dellevangelizzazione

284. Con lo Spirito Santo, in mezzo al popolo sta sempre Maria. Lei radunava i discepoli per invocarlo (At 1,14), e cos ha reso possibile lesplosione missionaria che avvenne a Pentecoste. Lei la Madre della Chiesa evangelizzatrice e senza di lei non possiamo comprendere pienamente lo spirito della nuova evangelizzazione.

Il dono di Ges al suo popolo

285. Sulla croce, quando Cristo soffriva nella sua carne il drammatico incontro tra il peccato del mondo e la misericordia divina, pot vedere ai suoi piedi la presenza consolante della Madre e dellamico. In quel momento cruciale, prima di dichiarare compiuta lopera che il Padre gli aveva affidato, Ges disse a Maria: Donna, ecco tuo figlio!. Poi disse allamico amato: Ecco tua madre! (Gv 19,26-27). Queste parole di Ges sulla soglia della morte non esprimono in primo luogo una preoccupazione compassionevole verso sua madre, ma sono piuttosto una formula di rivelazione che manifesta il mistero di una speciale missione salvifica. Ges ci lasciava sua madre come madre nostra. Solo dopo aver fatto questo Ges ha potuto sentire che tutto era compiuto (Gv 19,28). Ai piedi della croce, nellora suprema della nuova creazione, Cristo ci conduce a Maria. Ci conduce a Lei perch non vuole che camminiamo senza una madre, e il popolo legge in quellimmagine materna tutti i misteri del Vangelo. Al Signore non piace che manchi alla sua Chiesa licona femminile. Ella, che lo gener con tanta fede, accompagna pure il resto della sua discendenza, [] quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Ges (Ap 12,17). Lintima connessione tra Maria, la Chiesa e ciascun fedele, in quanto, in modi diversi, generano Cristo, stata magnificamente espressa dal Beato Isacco della Stella: Nelle Scritture divinamente ispirate, quello che si intende in generale della Chiesa, vergine e madre, si intende in particolare della Vergine Maria [] Si pu parimenti dire che ciascuna anima fedele sposa del Verbo di Dio, madre di Cristo, figlia e sorella, vergine e madre feconda []. Cristo rimase nove mesi nel seno di Maria, rimarr nel tabernacolo della fede della Chiesa fino alla consumazione dei secoli; e, nella conoscenza e nellamore dellanima fedele, per i secoli dei secoli.[212]

286. Maria colei che sa trasformare una grotta per animali nella casa di Ges, con alcune povere fasce e una montagna di tenerezza. Lei la piccola serva del Padre che trasalisce di gioia nella lode. lamica sempre attenta perch non venga a mancare il vino nella nostra vita. colei che ha il cuore trafitto dalla spada, che comprende tutte le pene. Quale madre di tutti, segno di speranza per i popoli che soffrono i dolori del parto finch non germogli la giustizia. la missionaria che si avvicina a noi per accompagnarci nella vita, aprendo i cuori alla fede con il suo affetto materno. Come una vera madre, cammina con noi, combatte con noi, ed effonde incessantemente la vicinanza dellamore di Dio. Attraverso le varie devozioni mariane, legate generalmente ai santuari, condivide le vicende di ogni popolo che ha ricevuto il Vangelo, ed entra a far parte della sua identit storica. Molti genitori cristiani chiedono il Battesimo per i loro figli in un santuario mariano, manifestando cos la fede nellazione materna di Maria che genera nuovi figli per Dio. l, nei santuari, dove si pu osservare come Maria riunisce attorno a s i figli che con tante fatiche vengono pellegrini per vederla e lasciarsi guardare da Lei. L trovano la forza di Dio per sopportare le sofferenze e le stanchezze della vita. Come a san Juan Diego, Maria offre loro la carezza della sua consolazione materna e dice loro: Non si turbi il tuo cuore [] Non ci sono qui io, che son tua Madre?.[213]

La Stella della nuova evangelizzazione

287. Alla Madre del Vangelo vivente chiediamo che interceda affinch questo invito a una nuova tappa dellevangelizzazione venga accolta da tutta la comunit ecclesiale. Ella la donna di fede, che cammina nella fede,[214] e la sua eccezionale peregrinazione della fede rappresenta un costante punto di riferimento per la Chiesa.[215] Ella si lasciata condurre dallo Spirito, attraverso un itinerario di fede, verso un destino di servizio e fecondit. Noi oggi fissiamo lo sguardo su di lei, perch ci aiuti ad annunciare a tutti il messaggio di salvezza, e perch i nuovi discepoli diventino operosi evangelizzatori.[216] In questo pellegrinaggio di evangelizzazione non mancano le fasi di aridit, di nascondimento e persino di una certa fatica, come quella che visse Maria negli anni di Nazaret, mentre Ges cresceva: questo linizio del Vangelo, ossia della buona, lieta novella. Non difficile, per, notare in questo inizio una particolare fatica del cuore, unita a una sorta di notte della fede per usare le parole di san Giovanni della Croce , quasi un velo attraverso il quale bisogna accostarsi allInvisibile e vivere nellintimit col mistero. infatti in questo modo che Maria, per molti anni, rimase nellintimit col mistero del suo Figlio, e avanzava nel suo itinerario di fede.[217]

288. Vi uno stile mariano nellattivit evangelizzatrice della Chiesa. Perch ogni volta che guardiamo a Maria torniamo a credere nella forza rivoluzionaria della tenerezza e dellaffetto. In lei vediamo che lumilt e la tenerezza non sono virt dei deboli ma dei forti, che non hanno bisogno di maltrattare gli altri per sentirsi importanti. Guardando a lei scopriamo che colei che lodava Dio perch ha rovesciato i potenti dai troni e ha rimandato i ricchi a mani vuote (Lc 1,52.53) la stessa che assicura calore domestico alla nostra ricerca di giustizia. anche colei che conserva premurosamente tutte queste cose, meditandole nel suo cuore (Lc 2,19). Maria sa riconoscere le orme dello Spirito di Dio nei grandi avvenimenti ed anche in quelli che sembrano impercettibili. contemplativa del mistero di Dio nel mondo, nella storia e nella vita quotidiana di ciascuno e di tutti. la donna orante e lavoratrice a Nazaret, ed anche nostra Signora della premura, colei che parte dal suo villaggio per aiutare gli altri senza indugio (Lc 1,39). Questa dinamica di giustizia e di tenerezza, di contemplazione e di cammino verso gli altri, ci che fa di lei un modello ecclesiale per levangelizzazione. Le chiediamo che con la sua preghiera materna ci aiuti affinch la Chiesa diventi una casa per molti, una madre per tutti i popoli e renda possibile la nascita di un mondo nuovo. il Risorto che ci dice, con una potenza che ci riempie di immensa fiducia e di fermissima speranza: Io faccio nuove tutte le cose (Ap 21,5). Con Maria avanziamo fiduciosi verso questa promessa, e diciamole:

Vergine e Madre Maria,
tu che, mossa dallo Spirito,
hai accolto il Verbo della vita
nella profondit della tua umile fede,
totalmente donata allEterno,
aiutaci a dire il nostro s
nellurgenza, pi imperiosa che mai,
di far risuonare la Buona Notizia di Ges.

Tu, ricolma della presenza di Cristo,
hai portato la gioia a Giovanni il Battista,
facendolo esultare nel seno di sua madre.
Tu, trasalendo di giubilo,
hai cantato le meraviglie del Signore.
Tu, che rimanesti ferma davanti alla Croce
con una fede incrollabile,
e ricevesti la gioiosa consolazione della risurrezione,
hai radunato i discepoli nellattesa dello Spirito
perch nascesse la Chiesa evangelizzatrice.

Ottienici ora un nuovo ardore di risorti
per portare a tutti il Vangelo della vita
che vince la morte.
Dacci la santa audacia di cercare nuove strade
perch giunga a tutti
il dono della bellezza che non si spegne.

Tu, Vergine dellascolto e della contemplazione,
madre dellamore, sposa delle nozze eterne,
intercedi per la Chiesa, della quale sei licona purissima,
perch mai si rinchiuda e mai si fermi
nella sua passione per instaurare il Regno.

Stella della nuova evangelizzazione,
aiutaci a risplendere nella testimonianza della comunione,
del servizio, della fede ardente e generosa,
della giustizia e dellamore verso i poveri,
perch la gioia del Vangelo
giunga sino ai confini della terra
e nessuna periferia sia priva della sua luce.

Madre del Vangelo vivente,
sorgente di gioia per i piccoli,
prega per noi.
Amen. Alleluia.

Dato a Roma, presso San Pietro, alla chiusura dellAnno della fede, il 24 novembre, Solennit di N. S. Ges Cristo Re dellUniverso, dellanno 2013, primo del mio Pontificato.

FRANCISCUS



[1] Paolo VI, Esort. ap. Gaudete in Domino (9 maggio 1975), 22: AAS 67 (1975), 297.
[2] Ibid., 8: AAS 67 (1975), 292.
[3] Lett. enc. Deus caritas est (25 dicembre 2005), 1: AAS 98 (2006), 217.
[4] V Conferenza Generale dellEpiscopato Latino-americano e dei Caraibi, Documento di Aparecida (31 maggio 2007), 360.

[5] Ibid.

[6] Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi (8 dicembre 1975), 80: AAS 68 (1976), 75.

[7] Cantico spirituale, 36, 10.

[8] Adversus haereses, IV, c. 34, n.1: PG 7 pars prior, 1083: Omnem novitatem attulit, semetipsum afferens .

[9] Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi (8 dicembre 1975), 7: AAS 68 (1976), 9.

[10] Cfr Propositio 7.

[11] Benedetto XVI, Omelia nella Santa Messa di conclusione della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (28 ottobre 2012): AAS 104 (2012), 890.

[12] Ibid.

[13] Benedetto XVI, Omelia nella Santa Messa di inaugurazione della V Conferenza Generale dellEpiscopato Latinoamericano e dei Caraibi presso il Santuario La Aparecida (13 maggio 2007), AAS 99 (2007), 437.

[14] Lett. enc. Redemptoris missio (7 dicembre 1990), 34: AAS 83 (1991), 280.

[15] Ibid., 40: AAS 83 (1991), 287.

[16] Ibid., 86: AAS 83 (1991), 333.

[17] V Conferenza Generale dellEpiscopato Latino-americano e dei Caraibi, Documento di Aparecida (31 maggio 2007), 548.

[18] Ibid., 370

[19] Cfr Propositio 1.

[20] Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Christifideles laici (30 dicembre 1988), 32: AAS 81 (1989), 451.

[21] V Conferenza Generale dellEpiscopato Latino-americano e dei Caraibi, Documento di Aparecida (31 maggio 2007), 201.

[22] Ibid., 551.

[23] Paolo VI, Lett. enc. Ecclesiam suam(6 agosto 1964), 10: AAS 56 (1964), 611-612.

[24] Conc. Ecum. Vat. II, Decreto sullecumenismo Unitatis redintegratio, 6.

[25] Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Ecclesia in Oceania (22 novembre 2001), 19: AAS 94 (2002), 390.

[26] Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Christifideles laici (30 dicembre 1988), 26: AAS 81 (1989), 438.

[27] Cfr Propositio 26.

[28] Cfr Propositio 44.

[29] Cfr Propositio 26.

[30] Cfr Propositio 41.

[31] Conc. Ecum. Vat. II, Decr. sulla missione pastorale dei vescovi nella Chiesa Christus Dominus, 11.

[32] Cfr Benedetto XVI, Discorso ai partecipanti al Convegno Internazionale in occasione del 40 anniversario del Decreto Conciliare Ad gentes (11 marzo 2006): AAS 98 (2006), 337.

[33] Cfr Propositio 42.

[34] Cfr cc. 460-468; 492-502; 511-514; 536-537.

[35] Lett. enc. Ut unum sint (25 maggio 1995), 95: AAS 87 (1995), 977-978.

[36] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 23.

[37] Cfr Giovanni Paolo II, Motu proprio Apostolos suos (21 maggio 1998): AAS 90 (1998), 641-658.

[38] Conc. Ecum. Vat. II, Decr. sullecumenismo Unitatis redintegratio, 11.

[39] Cfr Summa Theologiae, I-II, q. 66, art. 4-6.

[40] Summa Theologiae, I-II, q. 108, art. 1.

[41] Summa Theologiae, II-II, q. 30, art. 4. Cfr ibid., q. 30, art. 4, ad 1: Non esercitiamo il culto verso Dio con sacrifici e con offerte esteriori a suo vantaggio, ma a vantaggio nostro e del prossimo. Egli infatti non ha bisogno dei nostri sacrifici, ma vuole che essi gli vengano offerti per la nostra devozione e a vantaggio del prossimo. Perci la misericordia, con la quale si soccorre la miseria altrui, un sacrificio a lui pi accetto, assicurando esso pi da vicino il bene del prossimo.

[42] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla divina rivelazione Dei Verbum, 12.

[43] Motu proprio Socialium Scientiarum (1 gennaio 1994): AAS 86 (1994), 209.

[44] San Tommaso dAquino sottolineava che la molteplicit e distinzione proviene dallintenzione del primo agente, colui che volle che ci che mancava a ogni cosa per rappresentare la bont divina, fosse compensato dalle altre, perch la sua bont non potrebbe essere rappresentata convenientemente da una sola creatura (Summa Theologiae I, q. 47, art. 1). Perci noi abbiamo bisogno di cogliere la variet delle cose nella sue molteplici relazioni (cfr Summa Theologiae. I, q. 47, art. 2, ad 1; q. 47, art. 3). Per analoghe ragioni, abbiamo bisogno di ascoltarci gli uni gli altri e completarci nella nostra recezione parziale della realt e del Vangelo.

[45] Giovanni XXIII, Discorso nella solenne apertura del Concilio Vaticano II (11 ottobre 1962): AAS 54 (1962), 786: Est enim aliud ipsum depositum Fidei, seu veritates, quae veneranda doctrina nostra continentur, aliud modus, quo eaedem enuntiantur.

[46] Giovanni Paolo II, Lett. enc. Ut unum sint (25 maggio 1995), 19: AAS 87 (1995), 933.

[47] Summa Theologiae, I-II, q. 107, art. 4.

[48] Ibid.

[49] N. 1735.

[50] Cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Familiaris consortio (22 novembre 1981), 34: AAS 74 (1982), 123-125.

[51] Cfr SantAmbrogio, De Sacramentis, IV, vi, 28: PL 16, 464: Devo riceverlo sempre, perch sempre perdoni i miei peccati. Se pecco continuamente, devo avere sempre un rimedio; ibid., IV, v, 24: PL 16, 463:Colui che mangi la manna, mor; colui che mangia di questo corpo, otterr il perdono dei suoi peccati; San Cirillo di Alessandria, In Joh. Evang. IV, 2: PG 73, 584-585: Mi sono esaminato e mi sono riconosciuto indegno. A coloro che parlano cos dico: e quando sarete degni? Quando vi presenterete allora davanti a Cristo? E se i vostri peccati vi impediscono di avvicinarvi e se non smettete mai di cadere chi conosce i suoi delitti?, dice il salmo voi rimarrete senza prender parte della santificazione che vivifica per leternit?.

[52] Benedetto XVI, Discorso in occasione dellincontro con i Vescovi del Brasile presso la Chiesa Cattedrale di San Paolo (11 maggio 2007), 3: AAS 99 (2007), 428.

[53] Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Pastores dabo vobis (25 marzo 1992), 10: AAS 84 (1992), 673.

[54] Paolo VI, Lett. enc. Ecclesiam suam (6 agosto 1964), 19: AAS 56 (1964), 632.

[55] San Giovanni Crisostomo, De Lazaro Concio II, 6: PG 48, 992.

[56] Cfr Propositio 13.

[57] Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Ecclesia in Africa (14 settembre 1995), 52: AAS 88 (1996), 32-33; Id., Lett enc. Sollicitudo rei socialis (30 dicembre 1987), 22: AAS 80 (1988), 539.

[58] Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Ecclesia in Asia (6 novembre 1999), 7: AAS 92 (2000), 458.

[59] United States Conference of Catholic Bishops, Ministry to persons with a Homosexual Inclination: Guidelines for Pastoral Care (2006), 17.

[60] Confrence des vques de France. Conseil Famille et Socit, largir le mariage aux personnes de mme sexe? Ouvrons le dbat! (28 septiembre 2012).

[61] Cfr Propositio 25.

[62] Azione Cattolica Italiana, Messaggio della XIV Assemblea Nazionale alla Chiesa ed al Paese (8 maggio 2011).

[63] Joseph Ratzinger, Situazione attuale della fede e della teologia. Conferenza pronunciata durante lIncontro dei Presidenti delle Commissioni Episcopali dellAmerica Latina per la dottrina della fede, celebrato a Guadalajara, Mxico, 1996. Pubblicata ne LOsservatore Romano, 1 novembre 1996; citato in: V Conferenza generale dellEpiscopato latino-americano e dei Caraibi, Documento di Aparecida (29 giugno 2007), 12.

[64] GeorgesBernanos, Journal dun cur de campagne, Paris, 1974, p. 135.

[65] Discorso di apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II (11 ottobre 1962), 4, 2-4: AAS 54 (1962), 789.

[66] John Henry Newman, Letter of 26 January 1833,in:The Letters and Diaries of John Henry Newman, vol. III, Oxford 1979, p. 204.

[67] Benedetto XVI, Omelia nella Santa Messa di apertura dellAnno della fede (11 ottobre 2012): AAS 104 (2012), 881.

[68] Tommaso da Kempis, De Imitatione Christi, Liber I, IX, 5: Andar sognando luoghi diversi, e passare dalluno allaltro, stato per molti un inganno .

[69] Vale la testimonianza di Santa Teresa di Lisieux, nella sua relazione con quella consorella che le risultava particolarmente sgradevole, in cui unesperienza interiore ha avuto un impatto decisivo: Una sera dinverno stavo facendo, come di solito, il mio dolce compito per la sorella Saint Pierre. Faceva freddo, stava facendosi notte... Improvvisamente ascoltai di lontano il suono armonioso di uno strumento musicale. Mi immaginai perci un salone molto illuminato, tutto risplendente di drappeggi dorati; e in tale salone signorine elegantemente vestite che si scambiavano complimenti e cortesie mondane. Poi fissai la povera inferma alla quale io davo sostegno. Al posto di una melodia potevo sentire ogni tanto i suoi gemiti pietosi (...). Non posso dire quello che accadde nel mio animo. La sola cosa che so che il Signore illumin la mia anima con i raggi della verit, i quali superavano a tal punto il luccichio tenebroso delle feste della Terra, che non potevo credere al grado della mia felicit: Manoscritto C, 29 v 30 r, in Oeuvres compltes, Paris, 1992, pp. 274-275.

[70] Cfr Propositio 8.

[71] Henry De Lubac, Mditation sue lglise, Paris, 1968, p. 321.

[72] Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, 295.

[73] Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale, Christifideles laici (30 dicembre 1988), 51: AAS 81 (1989), 493.

[74] Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione Inter insigniores, sulla questione dellammissione della donna al sacerdozio ministeriale (15 ottobre 1976), VI: AAS 68 (1977) 115; citata in: Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale, Christifideles laici (30 dicembre 1988), 51 (nota 190): AAS 81 (1989), 493.

[75] Giovanni Paolo II, Lett. ap. Mulieris dignitatem (15 agosto 1988), 27: AAS 80 (1988), 1718.

[76] Cfr Propositio 51.

[77] Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Ecclesia in Asia (6 novembre 1999), 19: AAS 92 (2000), 478.

[78] Ibid., 2: AAS 92 (2000), 451.

[79] Cfr Propositio 4.

[80] Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium sulla Chiesa, 1.

[81] Meditazione durante la prima Congregazione generale della XIII Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi (8 ottobre 2012) : AAS 104 (2012), 897.

[82] Cfr Propositio 6; Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 22.

[83] Cfr Conc. Ecum. Vat.II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 9.

[84] Cfr III Conferenza Generale dellEpiscopato Latino-americano e dei Caraibi, Documento di Puebla (23 marzo 1979), 386-387.

[85] Cfr Conc. Ecum. Vat.II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 36.

[86] Ibid., 25.

[87] Ibid., 53.

[88] Giovanni Paolo II, Lett. ap. Novo Millennio ineunte (6 gennaio 2001), 40: AAS 93 (2001), 294-295.

[89] Ibid.40: AAS 93 (2001), 295.

[90] Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris missio (7 dicembre 1990), 52: AAS 83 (1991), 299. Cfr Esort. ap. Catechesi Tradendae (16 ottobre 1979) 53: AAS 71 (1979), 1321.

[91] Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Ecclesia in Oceania (22 novembre 2001), 16: AAS 94 (2002), 384.

[92] Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Ecclesia in Africa (14 settembre 1995), 61: AAS 88 (1996), 39.

[93] Cfr San Tommaso dAquino, Summa Theologiae, I, q. 39, art. 8, cons. 2: Se si esclude lo Spirito Santo, che il legame di entrambi, non si pu comprendere la concordia dellunit tra il Padre e il Figlio; ibid., I, q. 37, art. 1, ad 3.

[94] Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Ecclesia in Oceania (22 novembre 2001), 17: AAS 94 (2002), 385.

[95] Cfr Giovanni Paolo II, Esort.. ap. postsinodale Ecclesia in Asia (6 novembre 1999), 20: AAS 92 (2000), 478-482.

[96] Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 12.

[97] Giovanni Paolo II, Lett. enc. Fides et ratio (14 settembre 1998), 71: AAS 91 (1999), 60.

[98] III Conferenza Generale dellEpiscopato Latino-americano e dei Caraibi, Documento di Puebla (23 marzo 1979), 450; cfr V Conferenza Generale dellEpiscopato Latino-americano e dei Caraibi, Documento di Aparecida (29 giugno 2007), 264.

[99] Cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Ecclesia in Asia (6 novembre 1999), 21: AAS 92 (2000), 482-484.

[100] N. 48: AAS 68 (1976), 38.

[101] Ibid.

[102] Discorso durante la Sessione inaugurale della V Conferenza generale dellEpiscopato Latino-americano e dei Caraibi (13 maggio 2007), 1: AAS 99 (2007), 446-447.

[103] V Conferenza Generale dellEpiscopato Latino-americano e dei Caraibi, Documento di Aparecida (29 giugno 2007), 262.

[104] Ibid., 263.

[105] Cfr San Tommaso dAquino, Summa Theologiae II-II, q 2, art. 2.

[106] V Conferenza Generale dellEpiscopato Latino-americano e dei Caraibi, Documento di Aparecida (29 giugno 2007), 264.

[107] Ibid.

[108] Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 12.

[109] Cfr Propositio 17.

[110] Cfr Propositio 30

[111] Cfr Propositio 27.

[112] Giovanni Paolo II, Lett. ap. Dies Domini (31 maggio 1998), 41: AAS 90 (1998), 738-739.

[113] Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi (8 dicembre 1975), 78: AAS 68 (1976), 71.

[114] Ibid.

[115] Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Pastores dabo vobis (25 marzo 1992), 26: AAS 84 (1992), 698.

[116] Ibid., 25: AAS 84 (1992), 696.

[117] San Tommaso dAquino, Summa Theologiae, II-II, q. 188, art. 6.

[118] Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi (8 dicembre 1975), 76: AAS 68 (1976), 68.

[119] Ibid., 75: AAS 68 (1976), 65.

[120] Ibid., 63: AAS 68 (1976), 53.

[121] Ibid., 43: AAS 68 (1976), 33.

[122] Ibid.

[123] Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Pastores dabo vobis (25 marzo 1992), 10: AAS 84 (1992), 672.

[124] Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi (8 dicembre 1975), 40: AAS 68 (1976), 31.

[125] Ibid., 43: AAS 68 (1976), 33.

[126] Cfr Propositio 9.

[127] Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Pastores dabo vobis (25 marzo 1992), 26: AAS 84 (1992), 698.

[128] Cfr Propositio 38.

[129] Cfr Propositio 20.

[130] Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Decr. sui mezzi di comunicazione sociale Inter mirifica, 6.

[131] Cfr De musica, VI, XIII, 38: PL 32, 1183-1184; Conf., IV, XIII, 20: PL 32, 701.

[132] Benedetto XVI, Discorso in occasione della proiezione del documentario Arte e fede via pulchritudinis (25 ottobre 2012): LOsservatore Romano (27 ottobre 2012), p. 7.

[133] Summa Theologiae, I-II, q. 65, art. 3, ad 2: propter aliquas dispositiones contrarias.

[134] Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Ecclesia in Asia (6 novembre 1999), 20: AAS 92 (2000), 481.

[135] Benedetto XVI, Esort. ap. postsinodale Verbum Domini (30 settembre 2010), 1: AAS 102 (2010), 682.

[136] Cfr Propositio 11.

[137] Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla divina rivelazione Dei Verbum, 21-22.

[138] Cfr Benedetto XVI, Esort. ap. postsinodale Verbum Domini (30 settembre 2010), 86- 87: AAS 102 (2010), 757-760.

[139] Benedetto XVI, Meditazione durante la prima Congregazione generale della XIII Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi (8 ottobre 2012): AAS 104 (2012), 896.

[140] Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi (8 dicembre 1975), 17: AAS 68 (1976), 17.

[141] Giovanni Paolo II, Angelus con i disabili nella Chiesa Cattedrale di Osnbrck [16 novembre1980]: Insegnamenti III/2 [1980], 1232.

[142] Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, 52.

[143] Giovanni Paolo II, Udienza Generale [24 aprile 1991]: Insegnamenti XIV/1[1991], 856.

[144] Benedetto XVI, Lett. ap. in forma di motu proprio Intima Ecclesiae natura (11 novembre 2012): AAS 104 (2012), 996.

[145] Lett. enc. Populorum Progressio (26 marzo 1967), 14: AAS 59 (1967), 264.

[146] Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi (8 dicembre 1975), 29:AAS68 (1976), 25.

[147] V Conferenza Generale dellEpiscopato Latino-americano e dei Caraibi, Documento di Aparecida (29 giugno 2007), 380.

[148] Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, 9.

[149] Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Ecclesia in America (22 gennaio 1999) 27: AAS 91 (1999), 762.

[150] BenedettoXVI, Lett. enc. Deus caritas est (25 dicembre 2005), 28: AAS 98 (2006), 239-240.

[151] Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, 12.

[152] Lett. ap. Octogesima adveniens, 23 (14 maggio 1971), 4: AAS 63 (1971), 403.

[153] Congregazione per la Dottrina della Fede, Istruzione Libertatis nuntius (6 agosto 1984), XI, 1: AAS 76 (1984), 903.

[154] Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, 157.

[155] Paolo VI, Lett. ap. Octogesima adveniens, 23 (14 maggio 1971): AAS 63 (1971) 418.

[156] Paolo VI, Lett. enc. Populorum Progressio (26 marzo 1967), 65: AAS 59 (1967), 289.

[157] Ibid., 15: AAS 59 (1967), 265.

[158] Conferncia Nacional dos Bispos do Brasil, Documento Exigncias evanglicas e ticas de superao da misria e da fome, Introduzione, 2.

[159] Giovanni XXIII, Lett. enc. Mater et Magistra, 2 (15 maggio 1961), 2: AAS 53 (1961), 402.

[160] SantAgostino, De catechizandis rudibus, I, XIV, 22: PL 40, 327.

[161] Congregazione per la Dottrina della Fede, Istruzione Libertatis nuntius (6 agosto 1984), XI, 18: AAS 76 (1984), 907-908.

[162] Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus (1 maggio 1991), 41: AAS 83 (1991), 844-845.

[163] Giovanni Paolo II, Omelia durante la Messa per levangelizzazione dei popoli a Santo Domingo (11 ottobre 1984) 5: AAS 77 (1985) 358.

[164] Giovanni Paolo II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis (30 dicembre 1987), 42: AAS 80 (1988), 572.

[165] Benedetto XVI, Discorso alla Sessione inaugurale della V Conferenza Generale dellEpiscopato Latinoamericano e dei Caraibi (13 maggio 2007), 3: AAS 99 (2007), 450.

[166] San Tommaso dAquino, Summa Theologiae, II-II, q. 27, art. 2.

[167] Ibid., I-II, q. 110, art. 1.

[168] Ibid., I-II, q. 26, art. 3.

[169] Giovanni Paolo II, Lett. ap. Novo Millennio ineunte (6 gennaio 2001), 50: AAS 93 (2001), 303.

[170] Ibid.

[171] Cfr Propositio 45.

[172] Congregazione per la Dottrina della Fede, Istruzione Libertatis nuntius (6 agosto 1984), XI, 18: AAS 76 (1984), 908.

[173] Questo implica eliminare le cause strutturali delle disfunzioni della economia mondiale: Benedetto XVI, Discorso al Corpo Diplomatico (8 gennaio 2007): AAS 99 (2007), 73.

[174] CfrCommission sociale des vques de France, Dichiarazione Rhabiliter la politique (17 febbraio 1999); Pio XI, Messaggio, 18 dicembre 1927.

[175] Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 2: AAS 101 (2009), 642.

[176] Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale, Christifideles laici (30 dicembre 1988), 37: AAS 81 (1989), 461.

[177] Cfr Propositio 56.

[178] Catholic Bishops Conference of the Philippines, Lettera pastorale What is Happening to our Beautiful Land? (29 gennaio 1988).

[179] Paolo VI, Lett. enc. Populorum Progressio (26 marzo 1967), 76: AAS 59 (1967), 294-295.

[180] United States Conference of Catholic Bishops, Lettera pastorale Forming Consciences for Faithful Citizenship (novembre 2007), 13.

[181] Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, 161.

[182] Das Ende der Neuzeit, Wrzburg, 1965, 30-31.

[183] Cfr I. Quiles, S.I., Filosofia de la educacin personalista, Buenos Aires, 1981, 46-53.

[184] Comit permanent de la Confrence Episcopale Nationale du Congo, Message sur la situation scuritaire dans le pays (5 dicembre 2012), 11.

[185] Cfr Platone, Gorgia, 465.

[186] Benedetto XVI, Discorso alla Curia Romana (21 dicembre 2012): AAS 105 (2006), 51.

[187] Cfr Propositio 14.

[188] Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, 1910; Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, 168.

[189] Cfr Propositio 54.

[190] Giovanni Paolo II, Lett. enc. Fides et ratio (14 settembre 1998), 88: AAS 91 (1999), 74.

[191] San Tommaso dAquino, Summa contra Gentiles, I, VII; cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Fides et ratio (14 settembre 1998), 43: AAS 91 (1999), 39.

[192] Conc. Ecum. Vat. II, Decr. sullecumenismo Unitatis redintegratio, 4.

[193] Cfr Propositio 52.

[194] Catholic Bishops Conference of India, Dichiarazione finale della 30.ma Assemblea generale: The Churchs Role for a better India (8 marzo 2012), 8.9.

[195] Cfr Propositio 53.

[196] Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris missio (7 dicembre 1990), 56: AAS 83 (1991), 304.

[197] Cfr Benedetto XVI, Discorso alla Curia Romana (21 dicembre 2012): AAS 105 (2006), 51.

[198] Conc. Ecum. Vat.II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 16.

[199] Commissione Teologica Internazionale, Il cristianesimo e le religioni (1996), 72: Ench. Vat. 15, n. 1061.

[200] Ibid.

[201] Cfr ibid., 81-87: Ench. Vat. 15, n. 1070-1076.

[202] Cfr Propositio 16.

[203] Benedettto XVI, Esort. ap. postsinodale Ecclesia in Medio Oriente (14 settembre 2012), 26: AAS 104 (2012), 762.

[204] Propositio 55.

[205] Cfr Propositio 36.

[206] Giovanni Paolo II, Lett. ap. Novo Millennio ineunte (6 gennaio 2001), 52: AAS 93 (2001), 304.

[207] Cfr V. M. Fernndez, Espiritualidad para la esperanza activa. Acto de apertura del I Congreso Nacional de Doctrina social de la Iglesia, Rosario (Argentina), 2011: UCActualidad 142 (2011), 16.

[208] Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris missio (7 dicembre 1990), 45: AAS 83 (1991), 292.

[209] Benedetto XVI, Lett. enc. Deus caritas est (25 dicembre 2005), 16: AAS 98 (2006), 230.

[210] Ibid., 39: AAS 98 (2006), 250.

[211] II Assemblea speciale per lEuropa del Sinodo dei Vescovi, Messaggio finale, 1: LOsservatore Romano (23 ottobre 1999), 5.

[212] Isacco della Stella, Sermo 51: PL 194, 1863.1865.

[213] Nican Mopohua, 118-119.

[214] Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, cap. VIII, 52-69.

[215] Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris Mater (25 marzo 1987), 6: AAS 79 (1987), 366.

[216] Cfr Propositio 58.

[217] Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris Mater (25 marzo 1987), 17: AAS 79 (1987), 381.