...Perché noi siamo furbi!
LA CHIESA DI DIO

S. Vincenzo   22/1/2021

 

 

 

sec. III/IV

Vincenzo, diacono della Chiesa di Saragozza (Spagna), offr a Cristo il sacrificio della vita con il suo vescovo Valerio come aveva offerto per lui il sacrificio dellaltare (Valenza, c. 304). La sua figura celebrata dalla tradizione patristica. (Mess. Rom.)

Patronato: Vicenza, Vinai

Etimologia: Vincenzo = vittorioso, dal latino

Emblema: Palma

Martirologio Romano: San Vincenzo, diacono di Saragozza e martire, che dopo aver patito nella persecuzione dellimperatore Diocleziano il carcere, la fame, il cavalletto e le lame incandescenti, a Valencia in Spagna vol invitto in cielo al premio per il suo martirio.


Un diacono cos, ora che il diaconato tornato di moda nella Chiesa, ogni vescovo se lo sognerebbe. Perch, si sa, non tutti i vescovi sono degli oratori nati e quello di Saragozza, Valerio, per giunta balbuziente. Trovare in Vincenzo un diacono ben equipaggiato culturalmente, dotato nella parola, generoso e coraggioso per lui un vero colpo di fortuna. Oggi San Vincenzo il martire pi popolare della Spagna, ma doveva gi esserlo 1700 anni fa se ben tre citt, Valencia, Saragozza e Huesca, si contendono lonere di avergli dato i natali. In questa disputa noi non vogliamo entrare, limitandoci ai dati essenziali che ci vengono forniti dagli Atti del suo martirio, che avviene durante la persecuzione di Diocleziano. Nel clima di terrore che si instaura e che vede la distruzione degli edifici e degli arredi sacri, la destituzione dei cristiani che ricoprono cariche pubbliche, lobbligo per tutti di sacrificare agli dei, il vescovo Valerio e il diacono Vincenzo continuano imperterriti nellannuncio del Vangelo: formano un connubio indissolubile, nel quale il primo con la sua presenza e con lautorit che gli deriva dal ministero episcopale si fa garante di quello che il secondo annuncia con forza, convinzione e facilit di parola. Cos il governatore di Valencia, Daciano, li fa arrestare entrambi, ma quando se li trova davanti capisce che il vero nemico da combattere il diacono Vincenzo. Manda cos il vescovo in esilio e concentra tutte le sue arti persecutorie su Vincenzo, che oltre ad essere un gran oratore anche un uomo che non si piega facilmente. Lo dice in faccia al governatore: Vi stancherete prima voi a tormentarci che noi a soffrire, e questo manda in bestia il persecutore, che vede cos anche messa in crisi la sua autorit e il suo prestigio. Perch Vincenzo una di quelle persone che si piegano ma non si spezzano: prima lo fa fustigare e torturare; poi lo condanna alla pena del cavalletto, da cui esce con le ossa slogate; infine lo fa arpionare con uncini di ferro. Cos tumefatto e slogato lo fa gettare in una cella buia, interamente cosparsa di cocci taglienti, ma la testimonianza di Vincenzo continua ad essere limpida e ferma: Tu mi fai proprio un servizio da amico, perch ho sempre desiderato suggellare con il sangue la mia fede in Cristo. Vi un altro in me che soffre, ma che tu non potrai mai piegare. Questo che ti affatichi a distruggere con le torture un debole vaso di argilla che deve ad ogni modo spezzarsi. Non riuscirai mai a lacerare quello che resta dentro e che domani sar il tuo giudice. Lo sentono addirittura, anche cos piagato, cantare dalla cella e Daciano si rende conto che quella una voce da far zittire in fretta, visto che qualcuno si gi convertito vedendolo cos forte nella fede. Muore il 22 gennaio dellanno 304 ed anche per sbarazzarsi del cadavere Daciano deve sudare: gettato in pasto alle bestie selvatiche, il suo corpo viene alacramente difeso da un corvo; gettato nel fiume, legato in un sacco insieme ad un grosso macigno, il suo corpo galleggia e torna a riva, dove finalmente i cristiani lo raccolgono per dargli onorata sepoltura. Da una delle omelie che SantAgostino ogni anno, il 22 gennaio, dedicava al martire Vincenzo ricaviamo questo pensiero: il diacono Vincenzo.. aveva coraggio nel parlare, aveva forza nel soffrire. Nessuno presuma di se stesso quando parla. Nessuno confidi nelle sue forze quando sopporta una tentazione, perch, per parlare bene, la sapienza viene da Dio e, per sopportare i mali, da lui viene la fortezza.